Grazie
La Repubblica

L'apologo del premiato che non merita il premio

Claudio Bisio torna in scena con "Grazie" un'opera di Pennac in forma teatrale

Testata
La Repubblica
Data
17 ottobre 2005
Firma
Franco Quadri
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Scende di nuovo in pista il binomio Bisio-Pennac, che in realtà è un trio, perché ha alle spalle Giorgio Gallione con le sue regie, per non dire degli adattamenti letterari. Ma stavolta non si tratta di lavorare su un romanzo, dato che lo scrittore, toccato dai precedenti imprevisti successi scenici, ha pensato e pubblicato questo nuovo “Grazie” in forma teatrale, e del resto non si tratta di una storia ma di illustrare una situazione, toccando al solito il costume. Non ci interessa il protagonista come personaggio, quanto per la circostanza occasionale in cui viene colto, quella di uno che riceve un premio, evidentemente immeritevole ma sorretto dagli appoggi di rito. Ecco quindi Claudio Bisio in frac nero e parrucca bianca da ottuagenario in finta confusione, soggetto a incepparsi volutamente nell’eloquio se non nel pensiero, mentre rotea una tipica statuetta dorata davanti a una scena che consiste in un roteante sipario rosso sollevato sul buio di una platea immaginaria rombante per gli scoppi di applausi registrati di un pubblico sognato, in contrapposizione a quello vero. Ma dalla satira della premiazione si passa subito alla sindrome dei ringraziamenti inevitabilmente destinata a coinvolgere chiunque venga insignito di un riconoscimento, mentre piovono impietose a getto continuo le numerose canzoni costruite attorno alla parola “grazie”, senza risparmiarci neppure quelle famose per portar male. Ovviamente ll nostro personaggio si butta su una nuova messe di aneddoti concedendo largo spazio alle citazioni politiche su cosiddetti potenti anche retrodatati, con una fucina di storielle spesso di timbro transalpino, arrivando pure all’evocazione del tipo odiato che non si vorrebbe più nominare, il quale manco a dirlo ha per iniziale una B, ma si tratta del francese Blamart, ovvero un pedagogo con cui l’autore ha qualche conto in sospeso. La trama rimane comunque terribilmente esile pur dando all’ottima Bisio il pretesto per fingere improvvisazioni e coinvolgere anche il pubblico a dargli un supposto aiuto col pretesto che il testo sarebbe finito venti minuti prima dell’ora di staccare. Si va quindi avanti a finti soggetti per concludere, dopo tanti “grazie” con la parola “sorry”. E il simpatico monologante riesce pure a montarsi dei bis di applausi da registrare per sostituire quelli dell’effetto iniziale.