Amore, Bugie e Calcetto
Piccolo

Bisio fa il calciatore sul set e a Trieste gusta vela e jota

L'attore sta girando "Amore, bugie e calcetto" di Luca Lucini

Testata
Piccolo
Data
16 luglio 2007
Firma
Elisa Grando

Trieste Claudio Bisio a Trieste sta benissimo: va in barca a vela, adora la jota, gioca a tennis a Grignano, si sta organizzando per andacoi figli a vedere l’ultimo “Harry Potter”. E, come il suo personaggio nel film di Luca Lucini “Amore, bugie e calcetto” che l’ha tenuto in città per sette settimane, ha tutto l’aspetto di un giovane di cinquant'anni, illuminato da un periodo professionale d'oro: è tornato in auge al cinema, gira l'Italia coi suoi spettacoli teatrali e a settembre lo vedremo di nuovo padrone in casa sua, a “Zelig”, sempre a fianco di Vanessa Incontrada.

Chi è Vittorio, il suo personaggio nel film dl Lucini?

E il dirigente di una piccola azienda di macchine da caffè che si chiama Diana, come la ex moglie interpretata da Angela Finocchiaro. È separato da qualche anno, ha un po' di più di cinquant'anni, mentre io li ho appena compiuti, quindi per la prima volta ho interpretato qualcuno di più vecchio e mi hanno dovuto fare un po' brizzolato... (ride, ndr.). Col figlio di vent'anni ha rapporti conflittuali, anche perché in passato ha tradito e trattato male sua madre. E soprattutto appassionato di calcetto e sponsor ed ha una voglia di vivere quasi esagerata: è l'amante di una ragazzina giovanissima e per star dietro a questa sua corsa, metaforica contro il tempo e fisica sul campo, si dopa e prende il Viagra.
Ovviamente a un certo punto gli viene un infartino e si ritrova all'ospedale, con la sua ex moglie chirurgo è come tedico di turno. Vittorio è un po' un "bauscia", come si dice a Milano, parte bastardo ma avrà un riscatto finale forte. Alla fine si scopre molto umano e si rimette anche con la moglie”.

Farà lo stesso percorso in campo?

Sì, nella squadra si autoimpone attaccante anche se non ne ha più l’età, è quello a cui tutti devono passare la palla, quello che sbaglia ma è sempre colpa degli altri. Alla fine, simbolicamente, non rinuncia al calcio ma non gioca più col “9” attaccante, ma col “2” del difensore”.

Sente la stessa voglia di non invecchiare del suo personaggio?

"Sicuramente sì. Mia moglie la chiama la "sindrome all'American Beauty" (il film di Sam Mendes, ndr.) che mi è scattata quando ho compiuto cinquant'anni, qualche mese fa: vado in palestra, curo l'alimentazione, mi tengo in forma. E poi ci son piccole cose da Peter Pan, come il regalo che mi sono fatto fare dalla famiglia per il mio cinquantesimo compleanno: una batteria. Volevo suonarla fin da bambino ma poi non ho seguito questo sogno, invece ora ho iniziato a studiarla. Mi sono detto, perché no? In camera ho le bacchette e il pad che servono per allenarsi”.

È vero che, per girare le scene di calcetto del film, si è sottoposto a una preparazione alla De Niro in “Toro scatenato”?

Sì, mi sono preparato tecnitamente con un aIlenatore di Milano che mi ha seguito anche sul set. Non ho mai avuto la passione degli sport di squadra e con la palla, però sono cintura nera di karate e da un paio d’anni gioco a tennis”.

Lei è conosciuto soprattutto come personaggio televisivo, ma ha girato quasi 25 film. Avrebbe voluto fare solo l’attore?

"Le cose della vita succedono tuo malgrado, per fortuna direi. Ho fatto la scuola del Piccolo Teatro nel '79-'80 e allora pensavo solo al teatro, che poi non ho mai smesso di fare. Quando ho iniziato con questo mestiere, il mio modello era Dario Fo. Poi c’è stato l’incontro fulminante col cinema, con Gabriele Salvatores abbiamo avuto la fortuna di vincere l’Oscar. In Italia però non c’è l’industria cinematografica che c’è in America. Adesso per fortuna per pagare il 740 c’è la fiction ma ho visto che molti miei colleghi non sono felicissimi. Io, in questo marasma italiano, ho avuto la fortuna di incappare in Zelig”.

È stata la svolta?

Certamente. Ho fatto altri programmi, come “Le Iene”, ma è “Zelig” che mi ha segnato e continua a farlo, tanto che a settembre tornerò a condurlo con Vanessa Incontrada. Io e “Zelig” ci siamo segnati a vicenda e non mi dispiace, anche perchè nasce come locale di cabaret a Milano e io l’ho inaugurato personalmente nel 1986 con molti altri, come Paolo Rossi, Lella Costa, la Finocchiaro. Nel decennale del locale abbiamo deciso di fare una ripresa televisiva per noi, la cassetta è girata e Italia 1 ha deciso di mandarla in onda. Da lì è piaciuta tantissimo”.

Allora non voleva fare il presentatore?

No, io facevo il comico. Quando ci chiesero di fare televisione mi chiesero il favore di condurre. Potevano chiederlo ad Albanese, o a Gene Gnocchi…”.

È vero che potrebbe entrare nel cast di un futuro “Amici miei – Atto IV”?

Di progetti ne ho due o tre, e qualcuno anche televisivo. Probabilmente girerò un seguito di “Due imbroglioni e mezzo” con Sabrina Ferilli. “Amici miei” è una delle tante proposte che ci sono in giro. Mi piacerebbe ma dipende da come verrà fatto. Se fosse davvero a livello degli altri tre, perchè no. Basta che non sia un pretesto per fare delle zingarate”.

L’abbiamo appena vista in “Natale a New York” e “Manuale d’amore 2”. Come mai, secondo lei, sta vivendo questo momenti di rinascita al cinema?

Non è una cosa decisa a tavolino. Forse è anche l’età che mi aiuta, perch non ho mai avuto il psysique du rôle dell’attore giovane. A vent’anni ero già così come adesso, quindi se allora ero un ventenne vecchio e avrei potuto fare solo il caratterista, oggi come cinquantenne un po’ più giovanile posso spaziare meglio. Nasco comico, ho I ritmi della commedia, ma posso fare ruoli drammatici, come ho dimostrato in “La tregua” di Rosi”.

E il passaggio dal cine-panettone?

Alcuni amici hanno polemizzato sul fatto che entrassi nel cast di “Natale a New York”. Ci ho riflettuto a lungo perchè non fa parte del mio tipo di cinema nè quello che preferisco da spettatore, però ho deciso di partecipare per rimettermi in gioco. Credo sia stato utile per rimescolare un po’ le carte”.

Potendo scegliere, da che regista vorrebbe essere diretto?

Non amo molto il film che sono vie di mezzo. Un film come “Borat” lo farei subito, e non è escluso che qualcosa di simile esca fuori veramente. Amo i progetti estremi, o molto comici che rompono le regole, oppure d’autore. Mi piacerebbe lavorare con Tornatore, Amelo, Pupi Avati. Poi ho detto che lavorerei per Bellocchio gratis. Rettifico: ci lavorerei, ma magari non gratis”.

Cos’è rimasto del Claudio Bisio degli inizi al Derby di Milano e al Teatro dell’Elfo?

La risposta dipende da quando me lo si chiede. Un paio di anni fa magari avrei detto che qualche chance l’ho persa. In questo momento invece, in televisione, sono io a rigiutare delle proposte come Sanremo o “Affari Tuoi”. Per scelta faccio solo quello che ritengo il meglio, “Zelig”. E poi il teatro lo faccio quando e come voglio, e sono anche tornato al cinema. Quindi ora dico che meglio di così non potrebbe andare”.