Zelig
Millecanali

Zelig, il programma del mese

Un "pilastro" del palinsesto Mediaset

Testata
Millecanali
Data
1 novembre 2007
Firma
Claudio Gatti
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Venerdì 28 settembre alle 21.10, dopo una pausa sabbatica durata una stagione televisiva e poco più, è tornato in onda sugli schermi di Canale 5 il varietà comico (ma la definizione ci appare riduttiva) più importante, famoso e seguito della tv italiana: “Zelig”. A questa nuova serie, 11 puntate in onda sino al 7 dicembre, il gruppo dei Biscione ha affidato il delicato compito di presidiare, come già è avvenuto, in passato, la serata del venerdì sulla rete ammiraglia (nel primo periodo di garanzia della stagione), sedurre il teleutente e sottrarlo alle lusinghe “ballerine” dello zapping. Missione che, a giudicare dai risultati d'ascolto ottenuti dalle prime puntate (una media del 26% di share, che diventa quasi 30 sul target commerciale), è stata brillantemente compiuta.
Scorrendo i vari servizi che quotidiani e periodici hanno dedicato, in queste settimane, alla trasmissione ed ai personaggi che la animano, abbiamo però avuto la sensazione che il segreto del rinnovato successo di “Zelig” stia, semplicemente, in un sapiente mix di ingredienti quali: un cast irresistibile (49 comici, tra "senior" e "junior", più la band di Roy Paci), una perfetta coppia di conduttori (Claudio Bisio e Vanessa Incontrada, che, per la quarta volta consecutiva, guidano il programma) e una location prestigiosa in grado di esaltarne, per contrasto, la vis comica (non più il tendone di Sesto San Giovanni ma un teatro importante come quello degli Arcimboldi di Milano Bicocca). Il tutto, naturalmente, coordinato da quel team storico di autori (Gino & Michele, Giancarlo Bozzo) che ha inventato e reso famoso il brand “Zelig” proprio partendo dall'omonimo, mitico locale di viale Monza 140 (inaugurato la sera del 12 maggio 1986).
Tutto questo è certamente vero ma, come qualunque sportivo ben sa, per vincere le gare non basta avere i migliori giocatori e il miglior allenatore; serve anche quel “quid” in più. Precisato che lo “Zelig” televisivo è una coproduzione Bananas S.r.L (società fondata nel 1995 dagli stessi Vignali, Mozzati e Bozzo che si occupa, fra le altre cose, proprio della gestione del locale milanese e dell'omonimo marchio) e Mediaset S.p.A., abbiamo tentato di scoprire quale sia il "quid" di Zelig andando a porre qualche domanda ai due "addetti ai lavori" che, in virtù del ruolo svolto all'interno delle rispettive aziende, meglio conoscono il funzionamento della poderosa macchina comico-televisiva di Canale 5: Roberto Bosatra (produttore esecutivo e amministratore delegato di Bananas) ed il suo alter ego Giuseppe loppolo (produttore esecutivo di Mediaset).

La parola a Roberto Bosatra

Com'è nato lo “Zelig” televisivo?
Il programma ha avuto, come antesignano, uno speciale in due puntate, trasmesso in terza serata, in occasione del primo decennale del locale di viale Monza. Da quella prima esperienza nacque, nel 1996, il progetto di “Zelig - Facciamo Cabaret”, un appuntamento settimanale fisso, in seconda serata, su Italia 1 che, nel 1999 approdò anche in prime time con la conduzione di Simona Ventura e Massimo Boldi. Dopo quel primo esperimento si decise di tornare ad uno spirito molto più vicino al tradizionale cabaret introducendo Bisio alla conduzione e riposizionando nuovamente la trasmissione in seconda serata. Da lì è cominciata l'evoluzione naturale dello “Zelig” televisivo. Nel 2000 il programma è stato completamente rifondato, la sua produzione artistica è stata assunta totalmente da Bananas e, dopo 2 edizioni su Italia 1, nel 2002 siamo passati, complici gli ottimi risultati d'ascolto, nel prime time di Canale 5.

Quanto tempo richiede la preparazione di ogni nuovo ciclo di puntate?
Praticamente il nostro è un lavoro che non si ferma mai. “Zelig” non è un programma fatto solo di scrittura, come accade alla gran parte delle altre trasmissioni, ma anche di test dei pezzi comici davanti ad un pubblico vero. Diciamo che il lavoro inizia con molti mesi di anticipo e si affina man mano che si avvicina il periodo della messa in onda, ma, in pratica, non c'è mai uno stop tra un'edizione e l'altra.

Come avvengono le selezioni dei comici da proporre in trasmissione?

Ci sono tre tipologie che vengono prese in considerazione. La prima è quella che noi chiamiamo dei “senatori” (i comici che hanno partecipato alla maggior parte delle ultime dieci edizioni): sono artisti affezionati a “Zelig” con cui Gino, Michele e Giancarlo, di volta in volta, concordano cosa proporre in video. Poi ci sono i comici che, pur non facendo parte della storia del nostro programma, sono comunque personaggi affermati e molto noti al pubblico. Si tratta di nomi che crediamo possano dare un ulteriore contributo qualitativo alla trasmissione (è il caso, ad esempio di Gioele Dix, Giobbe Covatta o Enrico Brignano in questa edizione). Infine ci sono gli “emergenti” che provengono dai nostri laboratori (ne abbiamo una dozzina) disseminati sull'intero territorio italiano. In questi “incubatori” facciamo crescere artisti che pensiamo possano diventare dei nuovi talenti detta comicità. Viste le risorse impegnate, in termini di tempo ma anche di denaro, questi laboratori li consideriamo un po' come la nostra divisione “ricerca & sviluppo”.

Come nasce la scaletta di ogni puntata?
Se ne occupa direttamente la direzione artistica (e cioè Gino Vignali, Michele Mozzati e Giancarlo Bozzo). La loro principale preoccupazione e che ogni puntata sia il più possibile equilibrata e funzionale al gradimento del pubblico. Il segreto sta nel trovare il giusto mix tra interventi a schiaffo (quelli da pochi secondi che sorprendono e quasi disturbano la conduzione) ed i monologhi.

In un'intervista avete dichiarato che il successo di “Zelig” dipende, in parte, anche da una serie di piccoli segreti che caratterizzano ogni puntata. Ce ne può svelare qualcuno?
È una specie di alchimia della scaletta grazie alla quale, partendo da un semplice foglio di carta con segnati dei nomi, si riesce a trovare una serie di raccordi per la conduzione e una serie di situazioni che consentono sempre allo spettatore di vedere un programma che non appare mai preconfezionato, dove le cose accadono quasi per caso. In realtà non c'è assolutamente nulla di casuale: la struttura di ogni puntata viene attentamente valutata durante le numerose riunioni di scaletta settimanali. Ogni domenica sera, sul palco del nostro locale di viale Monza, si svolgono le prove dell'intera puntata successiva durante le quali, davanti ad un pubblico vero, tutti i numeri vengono testati. La sera dopo, il lunedì, agli Arcimboldi viene registrata una prima volta tutta la trasmissione. Il martedì sera infine viene nuovamente e interamente riregistrata la puntata. II tutto sempre alla presenza degli spettatori in sala che, ovviamente, cambiano ogni sera per mantenere spontanee le reazioni. Questo continuo test col pubblico ci permette di affinare al massimo ogni numero ed ottenere il meglio.

La puntata del venerdì è, dunque, ottenuta assemblando il meglio delle due registrazioni?
Di solito non facciamo un grandissimo lavoro di montaggio perché la registrazione del martedì è anche quella che rispetta maggiormente i tempi televisivi previsti. Tuttavia ci possono essere esibizioni che sono riuscite meglio il lunedì ed in quel caso le andiamo ad inserire. Il nostro programma nasce, di fatto, come uno spettacolo teatrale e quindi quello che vogliamo assolutamente evitare è che il teatro diventi identico ad uno studio televisivo dove, in caso di errore, si stoppa e si ripete.

Alcuni lamentano la mancanza di satira politica.
Questa domanda andrebbe rivolta alla direzione artistica più che al produttore. Dal mio punto di vista posso dire che la satira politica non è affatto morta ma quando viene fatta deve essere fatta molto bene e da grandi personaggi. Se, ad esempio, Beppe Grillo volesse venire a fare un pezzo a “Zelig” non avrebbe nessunissimo problema da parte nostra (anzi, ne saremmo entusiasti!). Ma Grillo fa satira politica e sociale da tanti anni ed è imbattibile. Qualsiasi altra proposta noi facessimo dovrebbe essere almeno alla sua altezza o tentare di esserlo.

Dal locale di viale Monza siete arrivati al Teatro degli Arcimboldi passando per il tendone di Sesto San Giovanni. Queste location così diverse hanno influito sulla natura e sulla qualitaà del programma?
Probabilmente un po' si. “Zelig” è nato nel nostro locale e non aveva, almeno all'inizio, alcuna ambizione di diventare un programma così popolare. Con il passaggio alla prima serata, però, non potevamo rimanere in un luogo così piccolo, molto più adatto ad un programma di nicchia. Questo ci ha portato a montare il tendone di Sesto e lì sotto tutto si è trasformato in un gigantesco happening (con 2000 persone che battevano i piedi, por-tavano striscioni e non vedevano l'ora di ridere con i loro beniamini). Come in tutte le cose però, ad un certo punto, abbiamo pensato che non fosse possibile continuare a proporre sempre lo stesso tipo d'impatto e lo stesso formato. Ci siamo fermati, saltando la scorsa stagione, ed abbiamo capito che era giunto il momento di dare un premio a “Zelig” ed a tutti quelli che ci hanno lavorato. Abbiamo pensato che non potesse esserci regalo migliore per tutti noi che chiedere un luogo così autorevole e sacro come gli Arcimboldi e, proprio per questo, oggi ci concediamo, accanto ai numeri comici e laddove serva, l'intervento di una “guest” piuttosto che un balletto o un'esibizione musicate del nostro cast.

Avete mai pensato ad uno “Zelig Channel” tutto vostro?
No. Naturalmente abbiamo valutato l'opportunità ma questa scelta avrebbe comportato una produzione troppo seriale e poco qualitativa. Sono rischi che non abbiamo voluto correre.


La parola a Giuseppe Ioppolo

Quanto e come ha influito la location del Teatro degli Arcimboldi sulla realizzazione delle riprese?
Il teatro pone sempre diversi limiti alla ripresa televisiva: non si possono dislocare le camere liberamente, il set è più alto rispetto allo studio e certi effetti il regista se li deve scordare. In più, noi di “Zelig” non facciamo una trasmissione costruita appositamente per la televisione (quindi con tempi che possono prevedere interruzioni, rifacimenti o neri tecnici di scorrimento). Registriamo uno spettacolo live che, prima di tutto, deve essere apprezzato e “goduto” dal pubblico in sala. Nella costruzione di ogni stagione dobbiamo perciò tenere ben presenti le due anime del prodotto (quella televisiva e quella teatrale).
La scenografia, ad esempio, deve trasmettere emozioni sia in sala che attraverso la telecamera; le luci devono essere attentamente calibrate (se sono troppo televisive il pubblico in teatro si distrae, se sono troppo teatrali si mette in difficoltà la registrazione), come pure l'audio. Il live crea moltissimi problemi di compatibilizzazione fra i livelli di diffusione in sala e quelli dei microfoni, senza contare che per adattare l'acustica, perfetta per la musica sinfonica ma inadatta alle nostre esigenze, abbiamo dovuto collocare, a fondo sala, un tendone speciale.
Queste problematiche, che peraltro esistevano anche nel circo di Sesto, qui agli Arcimboldi si sono accentuate. I tecnici audio ogni sera hanno un bel da fare a seguire venticinque artisti diversi, che si alternano sul palco, ognuno con esigenze di riascolto diverse, i duetti di Claudio e Vanessa e la band (quindici elementi) di Roy Paci. Poi, come dicevo prima, il pubblico in sala paga un biglietto e quindi ha diritto a godersi lo spettacolo senza essere disturbato da troppe telecamere o dal contìnuo passaggio di tecnici (la steady deve sempre muoversi con abilità e delicatezza, quasi senza farsi notare). Per lo stesso motivo qui non è stato possibile piazzare il jimmy (avrebbe occupato troppo spazio costringendoci ad eliminare una quantità eccessiva di poltrone nelle prime file), per cui il regista ha dovuto ripiegare su uno shuttle, una sorta di braccio che lavora in verticale.

Rispetto alla passata edizione, dunque, cosa è cambiato in meglio ed in peggio?
Qui siamo più “riparati” (quando piove non si allaga il teatro, come qualche volta è successo al circo) e questo è già un bel vantaggio. Anche la temperatura è maggiormente controllata e senza sbalzi. Negli anni scorsi si viveva spesso all'insegna dell'avventura.
Ovviamente, giusto per non annoiarci, pur arrivando in un tea-tro ben organizzato come l'Arcimboldi, abbiamo dovuto affrontare nuovi problemi che prima non avevamo. Il tendone, ad esempio, era nostro per l'intera stagione, mentre il teatro lo dobbiamo condividere con altre programmazioni (e questo comporta la necessità di smontare e rimontare, a volte anche completamente, scene e parte degli impianti tecnici).
Le strutture del teatro sono poi divise su più livelli (i camerini sono quattro piani sopra il palco, la sala prove è al settimo piano) e questo rende necessaria una maggiore organizzazione ed attenzione ai tempi, alle convocazioni, alla dislocazione di sarte, truccatori, parrucchieri, tecnici e artisti. Insomma, rispetto a prima, occorre essere rigorosi nella stesura del piano di produzione perché, in caso di necessità, non si può più “dare una voce nella tenda accanto”.
Si tratta, naturalmente, di piccoli problemi...

Le registrazioni delle puntate avvengono già in alta definizione?
No. Anche se l'unità esterna che utilizziamo è già attrezzata per farlo, il programma viene registrato in SD.

Oltre alla diffusione televisiva, sono previsti altri tipi di sfruttamento del programma?
Principalmente è prevista la sola diffusione su Canale 5. Un paio di volte, in passato, abbiamo prodotto home video su richiesta della struttura Mediaset preposta. Quest'anno, grazie ad un accordo con Bananas, stiamo sperimentando l'utilizzo su internet (sui siti "www.mediaset.it" e "www.areazelig.it") di clip tratte dalle puntate, una sorta di “rivediamoli” per il popolo della rete; presto, vorremmo mettere una pagina dedicata alle prove ed al backstage.

Trattandosi di una coproduzione Bananas - Mediaset le rispettive competenze sono rigidamente definite o sono previste forme di reciproca consulenza?
Da contratto sì. Sulla carta Bananas deve provvedere all'organizzazione dell'evento teatrale, con relativa promozione e vendita dei biglietti; cura l'intero cast dei comici (compresa la logistica); gestisce buona parte degli autori e la band di Roy Paci; organizza la sala prove; ha in appalto costumista, sartoria e attrezzeria di scena. Mediaset, oltre alla contrattualizzazione di conduttori, autori di riferimento e ospiti, cura operativamente regia, riprese televisive, scenografia, luci, audio, grafica, trucco, parrucco e post-produzione.
Ma la realtà, da noi, va oltre il contratto: ormai da anni siamo una squadra nella quale è difficile individuare chi ha il pass Mediaset e chi quello Bananas. Posso dire, con una punta di orgoglio, che la nostra è una situazione anomala nell'ambito delle coproduzioni: all'inizio ci siamo annusati e studiati per un po', ma poi abbiamo fatto un'unica squadra che dura ormai da più di otto anni.

Quante persone lavorano a “Zelig”?
Un centinaio direi, ma forse quest'anno anche di più, se consideriamo il supporto del personale del teatro.

Com'è organizzata la settimana di produzione e quanto tempo richiede, una volta terminate le riprese, la finalizzazione di ogni puntata?
Si parte il mercoledì con le saleprova, che riguardano principalmente Claudio, Vanessa e la band di Roy (ma anche i comici nelle puntate in cui sono previsti balletti o momenti corali), che occupano anche tutto il giovedì. Nel frattempo autori ed artisti preparano i singoli pezzi, le interazioni e gli snodi di conduzione. La domenica sera si fa una prova generale in viale Monza con il pubblico del locale (particolarmente attento e selettivo, dunque adattissimo a fungere da test). Il lunedì ed il martedì, agli Arcimboldi, si fanno prove di regia teatrale e televisiva dalle 13 alle 19 e poi, alle 21, si va in scena e si registra.
La post-produzione, infine, è pura e semplice pulizia. Magari si dà una sistematina a qualche inquadratura venuta male, perché il comico, si sa, sul palco è imprevedibile e anche il più attento regista del mondo non sa mai come si muoverà realmente. Nella settimana che precede le registrazioni si realizzano anche le telepromozioni, ma questa è normale routine per qualsiasi trasmissione.

Questa nuova serie gode di qualche novità particolare rispetto al passato?
No, il programma viene registrato con la dotazione standard di telecamere e mezzi tecnici. L'unica novità che abbiamo inserito, rispetto al circo, sono stati i catalyst per proiettare sulla scena. È una sperimentazione sulla quale abbiamo investito molto tempo ed energie ma il risultato ci ha ampiamente soddisfatto. L'unico che sta “soffrendo” per questa scelta è il nostro art director Oscar Morelli: gli altri anni, fatta la sigla, se ne poteva stare a casa, ora deve animare la scena tutte le settimane.

Quanto costa una puntata di “Zelig”?
Se parliamo di fatica, tanta (ma ci piace e, personalmente, non cambierei con nessun'altra trasmissione). Se, invece, parliamo di budget, beh... circa 850.000 euro, sommando i costi di Mediaset e di Bananas.


Lo staff di “Zelig” va in onda su Canale 5 per 11 puntate ogni venerdì, dal 28 settembre 2007, in prima serata. Capo comico è Claudio Bisio, guest star Vanessa lncontrada.
È un programma di Gino&Michele e Giancarlo Bozzo, a cura di Roberto Bosatra per Bananas e Giuseppe loppolo per Mediaset; è scritto con Federico Andreotti, Claudio Bisio, Antonio De Luca, Marco Del Conte, Fabrizio Testini, Renato Trinca, Carlo Turati, Paolo Uzzi, Lucio Wilson.
La regia è di Riccardo Recchia, le scene di Enrico Dusi. Direttore della fotografia è Daniele Savi, direttore di produzione Walter H. Split. Infine, costumi di Laura Liguori, coreografie di Mirella Rosso, vocal coach Paola Folti, musiche originali Roy Paci, art direction Oscar Morelli, videografica Marco Beltrami - Dalton Studio.