Grazie
Quotidiano nazionale

Bisio celebra l'arte del ringraziamento

Grande successo a Genova

Testata
Quotidiano nazionale
Data
7 ottobre 2005
Firma
Sergio Colomba
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Torna in teatro l’accoppiata vincente, Claudio Bisio-Daniel Pennac, quella che otto anni fa fece le fortune di uno spettacolo come «Monsieur Maiaussène»: rivelando la felice sintonia che esiste tra le alchimie dello scrittore francese, beffardo fuoriclasse del linguaggio, e l’humour con retrofondo perplesso del comico. Come allora, officina e motore dell'operazione è il genovese Teatro dell'Archivolto, dove Giorgio Gallione (regista di entrambi gli allestimenti) tiene ferma la bandiera di una ricerca estrosa e lavora sempre dentro un crogiolo brillante di esperimenti. Pennac, tra l'altro, l'ha già portato in scena con diverse cifre ben cinque volte. Ecco allora al suo debutto al teatro Gustavo Modena questo «Grazie», monologo pensato da Pennac per il teatro (non estratto quindi da materiali narrativi preesistenti) e dedicato a Stefano Benni: altro autore di riferimento per l’Archivolto, non a caso.

Qui Bisio è l’artista o scrittore che ha appena ricevuto un premo non meglio identificato «per l’insieme della sua opera». Sulla ribalta della serata d’onore rifatta in scena come teatro nel teatro, in smoking e con un inedito parruccone grigio da genio ignaro del pettine che gli nasconde la pelata, si appresta alla cerimonia del ringraziamento. In tasca ha un discorso già scritto che non tirerà mai fuori; con il boato degli applausi registrati del pubblico e con il velario color cremisi che glielo cela ha già giocato a nascondino in una serie di gag gattesche che hanno aperto lo spettacolo. Dunque, sotto i riflettori della gloria bisogna urlare il proprio «grazie!» perché onori, allori, ricompense non si rifiutano ed anzi il rito impone che con la debita ruffianeria si citino prima i grandi maestri per arrivare alla giuria, allo staff, al pubblico. E quello del ringraziamento, dice il protagonista, è un genere a sé, centrifugo: si muove in cerchi che si allargano, come lui stesso ha potuto constatare prendendo appunti durante le consegne di grolle, nastri, palme, leoni, datteri, orsi e telegatti.

Ma il discorso prefabbricato frana poco a poco e si fa confessione impudica, sproloquio, fuga per contrasto in qualche recesso della memoria o nella difesa di quegli spazi di silenzio creativo, di lavoro solitario che ora così tardivamente e rumorosamente si premia. Sono i momenti in cui Bisio si fa assorto, zittendo storielle e persino barzellette cabarettare che infarciscono la sua tirata, met-tendo nell’armadio le figurine dell’infanzia come quell'infame maestro Blamard delle elementari, o le storie del paesino di Ombrino sul Torvo, celebre per la Madonna che piange chinotto. Il tutto con bella performance del protagonista, che si esibisce anche in un pezzo di Charles Trenet per evadere un po’ nella grazia del music-hall; altrettanto fa Gallione, abbondando in stacchi di swing italiano, Natalino Otto, Eiar e Barzizza, D’Anzi e silenziosi slow. Per togliere quel che di teatro-conferenza, di dissertazione che ogni tanto lo spettacolo tradisce, intaccando a momenti anche i ritmi di un tempista assoluto come Bisio. Il quale alla fine, liberato dall'emozione, fa festa con la festa del pubblico dopo aver comunque regalato una serata generosa e stimolante: botta e risposta a caldo con i suoi fan, e son risate.