Amore, Bugie e Calcetto
Tv sorrisi e canzoni

Storia d'amore e... di pallone

Claudio Bisio al cinema nei panni di un cinquantenne che non si rassegna a crescere, nella vita come nello sport

Testata
Tv sorrisi e canzoni
Data
27 marzo 2008
Firma
Daniele Soragni
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“Io non sono come Vittorio, il protagonista del film: quello è capace di portare via la ragazza al figlio e doparsi per vincere giocando con gli amici. Come lui, però, ho timore d'invecchiare”
Sul campo come nella vita. E' una frase di Nereo Rocca mitico allenatore di pallone (Milan, ma anche Triestina, Torino, Padova e Fiorentina fra gli anni '40 e '70). Parole che diventano il leitmotiv dell'ultimo film di Claudio Bisio, “Amore, bugie & calcetto” diretto da Luca Lucini (quello di “Tre metri sopra il cielo”), prodotto dalla Warner Bros Pictures e Cattleya e nelle sale da venerdì 4 aprile.
“Anche se, per la verità” dice Bisio “sul campo e nella vita sono decisamente diverso da Vittorio, il mio personaggio”. Hanno la stessa età, cinquant'anni, ma la vita di Vittorio è un pressing asfissiante applicato agli affari di cuore, di letto e di lavoro. Scorretto, falloso, sempre in competizione con se stesso e gli altri, addirittura col figlio cui porta via la giovanissima ragazza. Ma poi... “Sì, c'è un riscatto finale” continua Bisio “Vittorio prende coscienza e, restando al tema del calcio, capisce che a un certo punto della vita è meglio giocare in difesa che buttarsi all'attacco”. E del resto non è stato proprio il Mister Nereo Rocco a inventare il catenaccio, ovvero difendersi e aspettare l'occasione per colpire in contropiede?
“Vittorio” spiega Bisio “gioca all'attacco e segna. Io a calcio giocavo in difesa e tecnicamente non ero un granché. Puntavo sui fisico e sul fiato. Uso il passato perché ora a calcio e a calcetto non gioco più. Sì. ancora qualche anno fa in quelle partite per beneficenza con gli amici Diego Abatantuono, Gabriele Salvatores, Ugo Conti. Ma adesso è troppo faticoso e forse pericoloso. Gioco un po' a tennis”.
Eppure nel film sono tante le scene di calcio e dalle inquadrature non sembra siano state usate controfigure.
“Assolutamente no” conferma Bisio “siamo proprio noi a giocare, avevamo un preparatore e abbiamo chiesto alla produzione anche un massaggiatore perché dopo i primi giorni di riprese eravamo a pezzi e con le gambe inchiodate. Anche perché tutti i nostri avversari sono stati reclutati fra le squadre di calcio della zona di Trieste, dove giravamo, e correvano come matti. Per non parlare poi della partita finale con ex campioni veri, come Totò Schillaci, l'eroe di Italia ’90 o il portierone della Juventus Stefano Tacconi.E scriva che Claudio Bisio gli ha fatto goal. Ovviamente dopo aver corrotto lo sceneggiatore per fargli mettere in copione quella inquadratura”.
Bella soddisfazione per uno come lei supertifoso del Milan “...e che la scorsa settimana con la scusa di fare un regalo al figlio, per i suoi buoni voti a scuola, ha varcato per la prima volta i cancelli di Milanello, dove il Milan si allena. grazie ai buoni uffici dell'amico Ugo Conti. Ho pranzato con Ancelotti e i giocatori, mi sono fatto fotografare con loro e ancora autografi. ho toccato il pallone, le loro maglie. II bambino ero io, mica mio figlio… che emozione!”.
Torniamo al film e alla massima “Sul campo come nella vita” Vittorio ha paura di invecchiare, e Bisio? “Sì, anche se un po’ meno. Temo, co¬me tutti credo, la decadenza fisica e mentale”. Vittorio viene tradito da un amico, a lei è capitato? “No, almeno non in modo così diretto”. Vittorio a un certo punto si trova in difficoltà sul lavoro, rischia di perdere tutto. A lei è successo? “Alla fine degli anni ’80, dovevo girare "Marrakech Express" con Gabriele Salvatores e dissi di no a Dario Fo che mi voleva in un suo spettacolo teatrale. Poi per una serie di circostanze il film non l'ho più fatto e mi sono ritrovato a piedi con una stagione vuota davanti e alcune bollette da pagare. Mi sono rimboccato le maniche, ho chiamato il mio amico Rocco Tanica, il pianista tastierista del gruppo Elio e Le Storie Tese, e ci siamo messi a lavorare insieme. Ed è nata una bellissima collaborazione che dura tuttora: abbiamo fatto un disco, tanti spettacoli teatrali”.
Nel film l'allenatore della squadra. che è anche una sorta di voce narrante. dice che “è più facile pentirsi di essersi sposati, ma mai di essere padri”: è d'accordo? “In linea di massima sì. Nella vita un matrimonio può andare a rotoli, ma il legame con i figli è di tutt'altra natura. E un legame di sangue, non può essere sciolto o cancellato per legge. Resterà, qualunque cosa accada, per tutta la vita”.
Nel film Vittorio ha due donne, una ex moglie interpretata da Angela Finocchiaro e una giovane amante interpretata da Chiara Mastalli. “Angela è mia sorella” spiega Bisio “Abbiamo iniziato insieme in televisione nel 1988 a "Zanzibar" su Italia 1. Andiamo in vacanza con le nostre famiglie, i nostri figli sono amici. E un piacere stare con lei e fantastico lavorarci. Devo dire però che è stato un po' imbarazzante baciarla sul set, quasi incestuoso. Altro imbarazzo con Chiara: il regista me la presenta e, perfido, la prima scena che ci fa girare insieme è di sesso. Fra l'altro piuttosto esplicita, in piena luce, anche se al cinema appare buia. II regista, camera in spalla, stava sul letto e mentre girava ci suggeriva le posizioni. A un certo punto, non so perché, ho detto a Chiara uno stupidissimo "scusa se ti sono addosso". E’ una ragazza molto dolce e come attrice ha un futuro assicurato”.
Intanto nel futuro di Claudio Bisio c'è un nuovo film di Giulio Manfredonia sulle malattie mentali e la loro cura e, in autunno, il ritorno a “Zelig”.
E il capocomico del cabaret di Canale 5 chi ci consiglia di tenere d'occhio fra i nuovi comici “Katia e Valeria” quelle della parodia di “Uomini e donne”, che sono solo all'inizio. Poi, ricordatevi questo nome: Federico Basso.

Da Pietro Sermonti a Claudia Pandolfi: un cast che viene dalla televisione

“È il calcetto, baby”. Parafrasando la leggendaria battuta di Humphrey Bogart “E’ la stampa, bellezza”, Mina (Giuseppe Battiston) presenta la squadra di calcetto che lui stesso allena e nella quale, ex calciatore e ora giornalista, filosofo e fumatore accanito, si è ritagliato il solo ruolo di tiratore delle punizioni. I giocatori vanno dai vent'anni di Adam (Andrea Bosca), che gioca in porta e in difesa pure nella vita, ai cinquanta di Vittorio (Claudio Bisio), suo padre, che gioca all'attacco diviso fra il lavoro e gli affari di cuore e di letto con una ex moglie medico (Angela Finocchiaro) e una giovane amante, Viola (Chiara Mastalli). Fra loro in campo Lele (Filippo Nigro), altruista sempre di corsa con o senza pallone. Con moglie (Claudia Pandolfi), due figli (Matilde Lucmi e Francesco Pison) e un matrimonio in fuorigioco. C'è Piero (Andrea De Rosa) ossessionato, come in campo, dagli schemi e preciso nel pianificare la vita sua e quella della fidanzata (Marina Rocco). Ma non tutti gli imprevisti possono essere dribblati, soprattutto quando a scendere in campo è un'inaspettata e combattuta maternità. E ancora Filippo (Pietro Sermonti), affarista rampante che colpisce alle caviglie gli avversari e alle spalle gli amici, e infine il Venezia (Max Mazzotta), relegato, nel calcio e nella vita, in panchina. Il destino della squadra segue di pari passo la storia dei protagonisti sia gli uomini che le loro donne.