Amore, Bugie e Calcetto
Telepiù

E adesso viene il meglio di me

La vita comincia a 50 anni

Testata
Telepiù
Data
5 aprile 2008
Firma
Elisabetta Sala
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Al cinema è un cinquantenne in piena crisi di mezz'età, che nella vita reale ha già superato, in modo creativo. In questa conversazione l'attore parla anche di famiglia, amici e lavoro.

Di quante passioni è fatta la vita di un uomo? Contando solo
le principali, amore, amicizia, lavoro, figli, sport, sono già parecchie. Poi ci sono estro e fantasia personali che possono aggiungere sapori ulteriori. E Claudio Bisio non fa certo eccezione, anzi. A confermarcelo è lui stesso in questa conversazione "a cuore aperto" che prende spunto dal film di cui l'attore è tra i protagonisti, Amore, bugie & calcetto, diretto da Luca Lucini (quello di Tre metri sopra it cielo), nelle sale dal 4 aprile. Un racconto, quello di Bisio, che spiega molto della storia di quest'attore che qui declina la sua vita per tematiche con la consueta generosità.
Io e l'età • «Il rapporto con l'età è buono. Oggi però: solo un anno fa, quando ho compiuto 50 anni, chi mi era accanto osservava che sembravo un po' "inverso". Ho scacciato il malumore in modo creativo, ho cominciato a suonare la batteria, mi sono messo a giocare a tennis, che mi sembra uno sport completo. Faccio in modo che il fisico regga, ma a onor del vero oggi mi danno qualche anno in meno, mentre quando ne avevo 20 me ne davano già 40: da questo punto di vista la calvizie ha aiutato. E vivo meglio rispetto a qualche anno fa: ho meno ansie nei rapporti con gli altri, sono più rilassato. A questo punto sono proprio curioso di vedere che splendido ottantenne potrei diventare».
Io e gli amici • «L'amicizia per me è al numero due tra le cose per cui vale la pena vivere, prima c'è solo l'amore. Litigi furibondi e conclusivi con un amico come quello che vediamo nel film (Pietre Sermonti; ndr) non ce ne sono stati; piuttosto persone che ho perso di vista per caso. Il mio migliore amico oggi? Senza dubbio Gigio Alberti, l'attore».
Io e il lavoro • «Nella mia vita conto tre o quattro cicli professionali. Il primo corrisponde agli Anni 80, quelli del teatro: allora il cinema era un mito e si sdegnava la televisione, si ragionava così. Nell'85, complice lo spettacolo  Comedians, ho scoperto il cabaret. Ho sviluppato una mia vena comica personale, veloce, alla Drive in, mi sono allenato con monologhi e battute. Ho imparato a raccontare migliaia di barzellette, ho incontrato colleghi con cui ho perfezionato questo percorso, primo tra tutti Rocco Tanica. E nel 1996 sono passato al terzo ciclo, quello di Zelig e della tv. Forte di quel successo, a Mediaset mi hanno proposto di tutto. Ma anche in Rai avevano pensato a me per il Festival di Sanremo e per programmi tipo Affari tuoi. Ma io non voglio fare il conduttore, se tv dev'essere allora dico Zelig o una buona fiction come Due imbroglioni e mezzo, girata l'anno scorso con Sabrina Ferilli e di cui stiamo preparando la seconda serie. In realtà, oggi mi sento forse all'inizio di un quarto ciclo, quello in cui riesco a fare tutto, cinema, teatro e tv, scegliendo quel che mi somiglia di più. Grande, no?».
Io e «Zelig» • «Ormai è la mia seconda casa. Io e Zelig abbiamo superato insieme periodi difficili, come quando nel 2004 Michelle Hunziker ha deciso di andarsene e fortunatamente abbiamo incontrato Vanessa Incontrada. O come quando ci hanno lasciato, tutti insieme, tanti personaggi di primo piano di quel programma, come Ale & Franz. Quanto a Michelle e Vanessa, è vero, sono esplose lì, ma ci siamo tirati su insieme: mi sono divertito a far loro da spalla, come per i comici. Qualche giorno fa da Pagine Gialle (cui Bisio fa da testimonial pubblicitario da anni; ndr) mi hanno detto che hanno fatto un'indagine di mercato su di me: ed è risultato che piaccio alla gente soprattutto perchè mi vedono semplice, alla mano: il mio atteggiamento sul palco di Zelig viene percepito come altruista. Alla fine questo gioco di squadra, che noi viviamo come assolutamente naturale, mi ha dato una patente importante, quella della persona di cui ci si può fidare. Grazie a Zelig.
Io e l’amore • «Anche qui penso di essere nella fase migliore della mia vita. Gli anni peggiori sono stati i 30, quando il lavoro c’era e non c’era, ma era già fortissimo in me il desiderio di avere dei figli. Mi rendeva nervoso il fatto di non essere nella condizione adatta per realizzare una famiglia. Poi l’incontro con Sandra (Bonzi, 45 anni; ndr) mi ha placato: stiamo insieme da circa 15 anni e ci siamo sposati solo nel 2003, con Alice e Federico a far da paggetti. Sono diventato padre che ero grande, avevo 39 anni, ma coi figli è arrivata sicuramente una serenità che non avevo mai provato prima. Sono un uomo innamorato, che ha messo radici, uno normale, insomma. Ho un rapporto meraviglioso con i miei figli, che sono ancora relativamente piccoli: ma ho già imparato a modulare i miei interventi. Alice è timida e va spronata, Federico è più estroverso, una va spinta, l’altro frenato.»
Io, il calcio e la vita • «Si dice che il carattere di un uomo si veda anche dal modo in cui gioca a calcio. Io sono un “rifinitore”, un Rivera o un Maradona, mi piace il ruolo di mediano, che porta palla, corre e raramente segna. Ma, abbasso il basso profilo e prendiamoci i meriti che ci spettano, a Zelig so giocare anche da regista: sono i vantaggi dell’età, con gli anni si diventa più versatili.»