Amore, Bugie e Calcetto
Il Venerdì di Repubblica

La compagnia del calcetto

Testata
Il Venerdì di Repubblica
Data
4 aprile 2008
Firma
Mrco Romani
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Va avanti a cocktail di Viagra e anabolizzanti. Sul campo di calcetto è un treno e a letto non lascia alla fidanzata, che ha la metà dei suoi anni, neanche il tempo di parlare. Vittorio, il protagonista di Amore, bugie & calcetto (il film di Luca Lucini da oggi nelle sale) è un cinquantenne con l'ansia della prestazione che, per sentirsi eternamente giovane, si impone tornei di pallone che metterebbero al tappeto anche i ragazzini. «Di uomini così» dice Claudio Bisio, che dà al personaggio un carattere sempre in bilico fra commedia e tragedia «in Italia ce ne sono parecchi. Nel mondo dello spettacolo queste cose si fanno ma si nascondono, perché essere volgari come il mio Vittorio non è tanto di moda. Ma basta cambiare un po' ambiente, andare in uno spogliatoio, e li ritrovi tutti lì, con la loro voglia di apparire in forma e le foto dell'amante sul telefonino».
Bisio il mondo del calcetto lo conosce bene. Per anni, insieme al gruppo di attori e registi del Teatro dell'Elfo di Milano, la domenica mattina ha avuto un appuntamento fisso al campo del Forlanini, il parco lungo il rettilineo che porta a Linate. «Le porte» ricorda Bisio «le facevamo con i cappotti e litigavamo di continuo per stabilire se la palla aveva preso il palo o era entrata in rete. Io non sono mai stato un grande giocatore, ma in compenso correvo tanto. Facevo molto movimento senza palla e appena me la passavano la perdevo subito». La formazione, che non rispettava la regola dei cinque giocatori, era di quelle da prima serata televisiva: Gabriele Salvatores sulla fascia sinistra, Gigio Alberti sulla destra, Bebo Storti al centrocampo con Antonio Catania e Renato Sarti. Il terzino era Bisio e il mister, ma anche capitano, Giovanni Palladino. Del gruppo storico dell'Elfo mancava solo Silvio Orlando, troppo scarso per poter giocare. Avevano anche un nome, I Comedians (è il titolo di uno spettacolo teatrale diretto da Salvatores) e una maglietta ufficiale: gialla con disegnato un filo di microfono nero. Anche se sul campo c’era il miglior teatro comico milanese, dopo il fischio d’inizio si finiva di scherzare. «Il calcio» dice Bebo Storti «è una cosa seria e se una si metteva a fare il pirla erano guai». Perchè quando si comincia la partita, anche se stai al Forlanini, giochi in otto e senza regole, è come se stessi disputando la Coppa dei Campioni. «Durante un torneo» dice Bisio «sono stato tutto il tempo in panchina e il mister, che era il pediatra di famiglia, solo a dieci minuti dalla fine, mi guarda e mi dice: “dài, entra”. Ho fatto una scenata tipo Figo con Mancini. L'ho mandato a quel paese e lui mi ha risposto: "Come ti permetti, io sono il mister". Sono passati più di dieci anni, ma quella litigata ce la ricordiamo ancora». E durante le riprese del film di Lucini ogni volta c'era lo stesso problema: «Fare capire ai nostri avversari che quello era un film e che bisognava rispettare il copione. Ci trovavamo davanti dei ragazzi che non ne volevano sapere di prendere un gol da noi».
Del resto, che il calcetto sia la vera passione dei maschi italiani lo dicono anche le statistiche. Secondo l'Istat, infatti, nella fascia d'età fra i 35 e i 59 anni sono il 10,2 per cento gli uomini che non smettono di correre dietro a una palla (tra gli undici e i 19 anni sono il 12,4 per cento): è un'occasione per fare sport, per stare insieme e, forse, anche per stare fuori casa. Lo spogliatoio diventa allora il luogo dove, tra sudore e stanchezza, ogni tanto salta fuori qualche verità. «Quello che viene detto sotto le docce è un segreto assoluto che non posso rivelare» scherza Storti.
E Bisio: «Si dice che le donne parlino più degli uomini e che si confidino fra di loro. Non so se sia vero, perché purtroppo non sono mai entrato in uno spogliatoio femminile. Gli uomini sono comunque più riservati e quando stanno tra loro si raccontano le barzellette. Ma a volte, in mezzo a tanto cazzeggio, si finisce, come accade nel film, con il tirar fuori una cosa che ti sta sullo stomaco in una sorta di autocoscienza da spogliatoio». A tenere insieme le storie dei protagonisti di Amore, bugie &calcetto è la frase «in campo come nella vita», pronunciata dal «mister», interpretato da Giuseppe Battiston, che fuma una sigaretta dopo l'altra ed entra in campo solo quando c'è da tirare una punizione. «Un vecchio centravanti» ricorda Storti «una volta mi disse che in campo chi è fesso esce più fesso, chi è filosofo più filosofo. Il calcio idealmente è migliore della vita perché metti tutto te stesso a disposizione della squadra per raggiungere un obiettivo. Questo spirito purtroppo non è più vero nel calcio professionista, che fa schifo, ma lo ritrovi nelle squadrette dove gioca mio figlio».
Ma perché un ultra quarantenne trova divertente massacrarsi in un campo di calcetto? «Forse perché» dice Gigio Alberti, che fino al 6 aprile è al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli con Terra di nessuno di Harold Pinter, «non vuole rinunciare a fare quello che faceva prima. Capisco che può sembrare demenziale alzarsi la domenica mattina presto e tornare a casa a mezzogiorno ridotto a una sorta di cadavere ambulante. Ma quello era un modo per ritrovarci quando già non lavoravamo più insieme».
E Bebo Storti, che dopo il successo nei panni del Conte Uguccione ora è capogruppo del Pdci alla Regione Lombardia, la butta in politica: «In campo le differenze sociali scompaiono. Il più forte non è chi ha i milioni in banca, ma chi ha gambe e piedi buoni. Il calcio è comunista, nel senso più alto e bello del termine: quando mai un povero pirla che guadagna 800 euro al mese si può permettere di randellare sulle gambe uno che ha i soldi per comprarsi un'isola?». Secondo una recente ricerca dell'Università di Copenhagen, calcio e calcetto sono gli sport migliori per mantenere il corpo sano e in forma perché, oltre al tanto movimento muscolare, aiutano anche l'umore.
Ma, avvertono gli ortopedici, i rischi soprattutto dopo i 40 anni sono molto alti per ossa e legamenti. E le prime a saltare sono ginocchia e caviglie. «Il fatto che Salvatores avesse già vinto l'Oscar con Mediterraneo» dice Bisio «non ci risparmiava entrate pesanti degli avversari. Anzi, forse proprio per fare bella figura ci andavano giù ancora più duri. In uno di questi scontri, Antonio Catania si è spaccato il malleolo e ancora oggi va in giro con due chiodi nella caviglia. E a quel punto che ho capito che era arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo».
Un po' per la paura di dover contare ogni domenica morti e feriti, un po' per i tanti impegni di lavoro in giro per l'Italia, la squadra dei Comedians si è ormai sciolta da una decina d'anni. Ma spiega Bebo Storti: «Se fossi sicuro di trovare al Forlanini qualche amico giocherei anche adesso». E Gigio Alberti: «La tentazione c'è sempre». Tutti convocati, allora: tanto, la domenica mattina, ai campi del Forlanini una squadra con cui battersi si trova sempre.