«Si può fare»/Albatros
Elogio della non-normalità
"La follia, spesso, è 'avanti' rispetto alla normalità. Bisogna rintracciare l'avanguardia propria delle persone folli e fame tesoro per vivere meglio"
Attore, comico, show man e presentatore di successo, Claudio Bisio è da anni vera e propria “guida” dell'intrattenimento di tutti noi italiani. Senza dubbio il successo di "Zelig" l'ha reso sovrano indiscusso della comicità nazionale "pura" (ovvero quella che fa ancora ridere), ma vero è che nella sua carriera da artista a tutto tondo, accanto al piccolo schermo ha sempre affiancato impegni cinematografici e teatrali degni di nota. Uno di questi è sicuramente 'Si può fare', film che lo ha impegnato negli ultimi mesi e che tra qualche settimana lo vedrà protagonista in tutte le sale. In quest'ultima pellicola "Bisius" è Nello, caparbio ex sindacalista degli anni '80 dai forti valori etici che, una volta allontanato dal sindacato, si troverà a dover gestire una cooperativa di malati mentali che la neovarata legge Basaglia ha messo fuori dai manicomi. Il messaggio del film, come rivela Giulio Manfredonia nelle note di regia, è che in tutti ci sono qualità e potenzialità da valorizzare attraverso la fiducia, l'attenzione, il lavoro e la fantasia. La "follia" artistica del poliedrico Claudio, quindi, si unisce sul grande schermo a quella patologica ancora fortemente caratterizzante il reale. Connubio casuale? Forse non proprio...
In "Si può fare" si parla di follia in un modo del tutto fuori dal comune. Cosa rappresenta questa per te?
"Beh, la follia, così come la bugia, fa parte del mestiere dell'attore. Il mio modo di intendere la follia si riferisce alla non normalità, all'esser fuori asse rispetto alla norma. L'artista, a mio avviso, deve essere non troppo normale, bensì fuori dal comune... Ecco perché difendo a spada tratta la follia e i “folli".
Quanta di questa estrosa pazzia, secondo te, occorre per decidere di intraprendere il mestiere del comico?
"Sicuramente moltissima. Esser comico è ancor più difficile che essere attore. Il comico è quello che riesce a vedere la stessa
cosa che vedono tutti da un punto di vista inusuale, spostando la prospettiva. Più il suo punto di vista è strano, più lui risulterà divertente."
Comicità che più volte, oltre che in televisione e al cinema, hai portato anche mirabilmente sul palcoscenico. Ha un segreto il tuo successo?
"Credo di avere delle solide basi, che ho messo su grazie alle esperienze maturate alla scuola del Piccolo Teatro e del Teatro dell'Elfo di Milano. In quegli anni conobbi Salvatores, De Capitani ed ebbi modo di lavorare con loro. Il teatro è rimasto il leitmotiv della mia carriera. Nel 1985 recitai in uno spettacolo teatrale che si chiamava 'Comedians', portato poi al cinema con il nome di 'Kamikazen' da Salvatores. Nel cast c'erano, insieme a me, anche Paolo Rossi e Silvio Orlando: eravamo un bel gruppo di talentuosi. Fu quello stesso gruppo ad inaugurare, l'anno successivo, il locale 'Zelig' di Milano. Trascorso un decennio di successi, nacque l'idea di portare in tv la comicità di quel luogo magico, con un risultato davvero incredibile. Dunque il mio successo lo devo sì al lavoro duro, ma sicuramente anche ad una serie di coincidenze."
Ti senti più a tuo agio a teatro, al cinema o in televisione?
"Per fortuna, un po' dappertutto. Anche se il teatro è forse la cosa che so far meglio. E forse il successo di 'Zelig' è figlio proprio di questo. Il fatto che le telecamere siano quasi nascoste mi fa sentire come sul palcoscenico, e quindi, sentendomi a casa, riesco a dare il meglio di me. Fare cinema, invece, mi risulta più difficile, se non altro perché ho lavorato in questo settore con maggior discontinuità..."
Ciò che più stupisce di te è la tua incredibile poliedricità... E' un'eredità di famiglia o cosa?
"Dal punto di vista artistico, in famiglia non c'è alcun precedente. Mia madre è una maestra di scuola elementare e mio padre, che per motivi economici non ha avuto la possibilità di continuare gli studi, fa il commerciante. Eppure papà è sempre stato molto colto, ma anche un abile improvvisatore: direi, quindi, un po' cialtrone... Ecco cosa ho ereditato da lui: lesser a metà tra il cialtrone ed il colto autodidatta! Scherzi a parte, comunque, è questa la vera natura del mestiere dell'attore. L'attore si camuffa, finge di esser un altro, è 'bugiardo' per definizione. Per cui difendo la bugia perché è parte del mio essere, e poi, quando è detta a fin di bene, anche nella vita può rappresentare un utile strumento."
C'è un film, tra quelli da te interpretati, a cui sei più legato?
“Mi è sempre piaciuto scrivere, ideare storie. L'ho fatto una volta sola con 'Asini' (1999), opera cinematografica diretta da Antonello Grimaldi e tratta da un mio soggetto originale. Il film, che al cinema non ebbe molto successo, divenne in seguito un piccolo cult. Sono molto affezionato a questa pellicola, soprattutto per le difficoltà che ha incontrato prima di conquistare il pubblico. Mi piacerebbe in futuro scrivere altre storie."
Quali, invece, i progetti già in lavorazione?
"Per quanto riguarda il cinema, in estate reciterò nella commedia di Brizzi 'Ex', con Mastandrea e Paola Cortellesi; e poi, anche quest'anno, in autunno ricomincerà il 'circo' di Zelig."
Ecco, proprio riguardo al perdurare negli anni dei programmi satirici nei palinsesti televisivi, come vedi il futuro di questi?
"Lo vedo roseo. Bisogna continuare a lasciare tanta libertà di espressione. lo, ad esempio, non amo la satira politica. Questo non vuoi dire, però, che vorrei non esistesse. Come Mao Tse Tung diceva: 'Cento fiori sbocciano.. e anche io ritengo che le possibilità debbano esser date a chiunque, di qualsiasi forma d'arte si parli."
Tornando, in conclusione, a parlare di follia, ritieni che, talvolta, questa possa anche aiutare a vivere meglio?
“Beh, sì. La follia ci aiuta ad andare avanti, a pensare a cose impensabili. La follia, spesso, è 'avanti' rispetto alla normalità. Bisogna rintracciare, dunque, ciò che è all'avanguardia nelle persone folli e farne tesoro per vivere meglio."
Spesso, la ragione per cui alcune persone si rifuggono in realtà parallele è da rintracciare nell'invivibilità del mondo attuale. Quale, a tuo avviso, la strada da seguire?
"La realtà di oggi non è certo facile. Viviamo in un mondo che pullula di bugie e false promesse. Chi le fa, sa bene che son tali, ma c'è ancora tanta gente che ci casca e questo mi rattrista molto. La strada da seguire, forse, è quella capace di farci recuperare un po' di semplicità, di genuinità, magari prendendo esempio proprio dai bambini. Questi sono dotati di una straordinaria libertà di pensiero che mi affascina da sempre; di quel tocco di pura follia che può aiutarci ad affrontare al meglio la vita."
