I Mostri oggi
Il Corriere della sera

RITORNANO FILM SUI VIZI DELL'ITALIA DI OGGI: NEL MIRINO MAMME FRUSTRATE E L'OSSESSIONE DI APPARIRE IN TV

Silvia Scola e Giacomo Scarpelli hanno «riscritto» gli sketch firmati dai genitori nel '63

Testata
Il Corriere della sera
Data
6 ottobre 2008
Firma
Emilia Costantini
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Perfida Ferilli: Gli sceneggiatori: Sabrina Ferilli nel ruolo di una donna perfida che sacrifica la figlia pur di approdare nel piccolo schermo
Bersagli trasversali «Satira politica? Non è il nostro obiettivo, i bersagli sono trasversali: dal mafioso nella villa bunker al pirata della strada»

ROMA Quando Age, Scarpelli, Maccan, Petri e Scola andarono a proporre a Dino De Laurentis di produrre il loro film “I Mostri”, si sentirono rispondere: «Andatevelo a far produrre da Togliatti!». Troppo «politicizzato», per i gusti del grande produttore, troppo critico nei confronti dell'Italia del boom economico, di cui denunciava, attraverso una ventina di episodi, vizi e perversioni. L'agguerrita squadra di sceneggiatori si rivolse allora a Mario Cecchi Gori, che non solo produsse il film, uscito nel 1963 con la regia di Dino Risi, ma vi partecipò anche come attore, nell'episodio «L'agguato», dove era vittima di un perfido vigile urbano interpretato da Ugo Tognazzi. Il successo della pellicola fu tale che, nel 1977, ebbe un seguito, “I nuovi mostri”, stavolta solo otto episodi, prodotto dalla Dean Film, grosso modo con lo stesso cast (Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e con l'aggiunta di Alberto Sordi), ma diretto a sei mani da Risi, Scola e Mario Monicelli.
Dopo oltre trent'anni, si gira, tra Roma e Milano, il terzo capitolo. I figli di Scarpelli e di Scola (rispettivamente Giacomo e Silvia) insieme a Franco Ferrini, Marco Tiberi ed Enrico Oldoini che firma anche la regia, tornano alla carica con “Arrivano i mostri”, ben sedici episodi, prodotti da Warner Bros.Pictures, Colorado Film e di nuovo Dean Film. Ovviamente, nuovissimo il cast: Diego Abatantuono, Sabrina Ferilli, Giorgio Pananiello, Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Carlo Buccirosso e con la partecipazione di Neri Marcorè. Avvertono gli sceneggiatori: «Mentre i primi due film prendevano di petto soprattutto il potere politico, noi i politici non li prendiamo neanche in considerazione, non ci interessano perché oggigiorno sono fin troppo presi di mira, sulla bocca di tutti. I nostri bersagli sono più articolati, trasversali: andiamo a pescare i nostri 'mostri" soprattutto nel sociale».
C'è il giovanotto senza scrupoli, che circuisce una giovane disabile, per poi rubarle la carrozzella con cui entra gratis, come «portatore di handicap», in tribuna Tevere allo stadio. Il pirata della strada che si preoccupa del faro anteriore del suo SUV, ignorando il pedone appena investito, che giace esangue per terra. Il mafioso che si fa costruire un bunker, nelle cui fondamenta fa seppellire l'architetto che l'ha progettai¬to, per assicurarsene il silenzio. La psicoanalista che spinge al suicidio il suo paziente, per fare un favore alla moglie sua cara amica. Il monsignore che, scambiando per suicida un uomo, gli impedisce di buttarsi nel Tevere, rendendo vano il tentativo di salvataggio di un altro uomo, vero suicida, che muore inghiottito dal fiume. All'epoca dei primi «mostri», il monito era: attenzione i mostri sono tra noi e, anzi, il mostro potresti essere tu! E adesso? Spiegano gli autori: «Con il dovuto divertito cinismo, cerchiamo di descrivere le aberrazioni della realtà contemporanea. I sogni e i bisogni sono cambiati, ma in fondo, rispetto a ieri, i vizi e le contraddizioni non sono poi così diversi. Sono mutate le tipologie, le patologie, ma la mostruosità che vi si annida è rimasta intatta». Quali i cambiamenti più vistosi? Rispondono: «Nella cosiddetta società dell'immagine, oltre a un incontenibile arrivismo, il bisogno forse più impellente è di sicuro quello dell'apparire. Inoltre, se nel primo film non c'erano donne, che evidentemente all'epoca non erano considerate 'mostri", tranne quella impersonata da Vittorio Gassman, che in un episodio sui premi letterari, rifaceva il verso alla Bellonci, stavolta la 'mostruosità" femminile è contemplata eccome!». Ecco allora l'episodio di una mamma frustrata, che, pur di approdare al dorato mondo della televisione, sacrifica l'amata figlioletta sull'altare della notorietà. Una strizzata d'occhio alla celebre Bellissima di Visconti? Ribattono: «Sì, ma qui la Ferilli è molto più perfida della Magnani». Oggi c'è addirittura un diverso atteggiamento nei confronti dei vizi capitali. Continuano gli sceneggiatori: «Solo quelli di gola e di invidia vengono criminalizzati, messi all'indice: il primo, perché fa ingrassare, il secondo, perché è difficile da ammettere. Ma tutti gli altri, dalla lussuria alla superbia, ormai costituiscono un vanto».
Tutti i caratteri e le situazioni sono ispirati alla realtà. Alcuni sono episodi veramente accaduti. Per esempio, il divo della tv che presenzia al funerale di un uomo, che neanche conosce, dietro lauto compenso. Assicurano Oldoini & company: «Un'attrice nostra amica, ci ha confidato che esiste proprio un tariffario, per questo genere di prestazioni». Citazioni dei primi due film? Confermano: «Sì. Un nostro episodio, "II malconcio", dove due coniugi borghesi prima raccolgono un ferito per strada e poi, troppo presi dai loro litigi, lo abbandonano, si rifà a "First Aid" (pronto soccorso) interpretato da Sordi». Ma i papà Scarpelli e Scola cosa hanno detto sul nuovo progetto? So¬no contenti? Rispondono Giacomo e Silvia: «Prima ci hanno detto "noi eravamo più impegnati". Poi si sono convinti e ci hanno accordato il copyright: anche nel nostro film c'è impegno civile».