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«Si può fare»/Il Giorno

BISIO SVOLAZZA SUL NIDO DEL CUCULO «SI PUÒ FARE» FRA RISATE E IMPEGNO

Testata
Il Giorno
Data
31 ottobre 2008
Firma
Andrea Martini
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ROMA «Dov’è Rondi?». Il quesito che circola dall'inizio del Festival viene posto esplicitamente da Claudio Bisio. L'attore vorrebbe girare al direttore fantasma la domanda che hanno appena rivolto a lui: «perché “Si può fare”, la divertente commedia di cui è protagonista non sta nel concorso?». Il comico, incalzato si chiede, retoricamente: «ma, poi, c'è differenza?». (E così, in un lampo, fotografa la manifestazione romana, vero bazar senza logica certa che si giustifica solo col suo stesso lussuoso budget.) Si dà il caso, infatti, che il film di Giulio Manfredonia, pur con mille piccoli difetti, sia una pellicola viva a dispetto di altre italiane, tanto strombazzate ma, alla fine, risultate del tutto inerti. Ma soprattutto si tratta di un tipo di cinema di cui la nostra produzione ha maledettamente bisogno. L'ARGOMENTO, la sorte dei matti dopo Basaglia; il protagonista, un sindacalista; l'ambiente, gli anni Ottanta milanesi, non sono elementi facili da combinare tra loro all'insegna della commedia. Ma il miracolo si compie perché quella che sembra una favola è una storia vera. Bisio è perfetto nella parte del sindacalista poco allineato che viene inviato a dirigere una cooperativa di ex matti appena dimessi dagli sciolti manicomi. Il personale umano offertogli non cozza poi troppo col suo al suo universo e motivarlo gli risulta più facile del previsto. I disadattati subiscono il suo entusiasmo e, a dispetto di medici increduli, riescono, dopo aver scartato altre proposte, a dar vita a una sporca dozzina di parquettisti, pronti a affrontare il mercato con offerte sotto costo. Qualche specifico incidente, legato ai trascorsi della cattività, sembra far fallire l'impresa quando il gusto ossessivo di due schizofrenici per i pezzi di legno irregolari diventa moda, presto adottata dalle case borghesi. Naturalmente per gli ex internati l'avventura della normalità sesso, casa, affetti genera un'ebbrezza incontrollata e una serie di guai a catena. Il sindacalista presidente è forse andato troppo in là ma, con qualche aggiustamento, la cosa Si può fare. Passione e sensibilità sono percepibili ma non diradano il tessuto comico sorretto da un pattuglia di interpreti straordinari che affiancano Claudio Bisio e Anita Caprioli. «PER UNA questione etica dice il comico sul set devono salire attori e non chi porta su di sé il disagio; farlo interpretare da handicappati, come varie volte, si è fatto avrebbe falsato il progetto; per quel tipo di approccio esiste il documentario». Particolare è stato il training a cui si sono sottoposti per tre mesi una ventina di volontari, poi dimezzati prima del vero provino: entrare nella parte di matti non è poi così diverso da tirar fuori il fondo dell'anima. Insomma, come recita il sottotitolo: nessuno, da vicino, è normale. Che dire allora dell'eloquio sincopato in cui le parole s'accavallano del Bisio fuori set? Particolarmente reattivo su argomenti chiave. «La legge Basaglia potrà essere ritoccata in qualche punto, ma non messa in discussione. La fine dell'elettrochoc, dei letti di contenzione, delle lobotomie, deve essere un dato consolidato e non si può tornare indietro. In questo paese non si può sempre tornare indietro, sull'aborto, sul divorzio.., alla fine torneremo a mettere in discussione persino il suffragio universale. E non è nemmeno accettabile che si faccia passare il sindacato come l'altra casta, la sua funzione è insostituibile nonostante le delegittimazioni intentate recentemente; anche il sindacalista del film in fin dei conti sa esprimere il futuro meglio di tutti gli altri».

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