«Si può fare»/Il Piccolo di Trieste
Tutti pazzi per i matti di Bisio in cooperativa a Pordenone
ROMA Ci avevano avvertiti. La terza edizione di Festa del Cinema di Roma (da quest'anno Festival del Film) avrebbe virato verso la produzione italiana. Così è stato, con un numero elevatissimo di pellicole che hanno celebrato l'italianità della manifestazione, noncurante dell'etichetta «internazionale». Non tutte all'altezza, questo va detto. Alcune presenze inspiegabili come il teatrale «Parlami di me» e il televisivo «Il sangue dei vinti» non hanno fatto bene ad una selezione che è stata comunque in grado di regalarci un paio di sorprese nostrane.
Evento fuori concorso, «Si può fare» di Giulio Manfredonia è stata una di queste. Applausi che non finivano più quelli di ieri, per il film, il regista, Claudio Bisio, e per gli altri. Tra il riso e il pianto, una storia che si ispira alla realtà, al fiorire delle cooperative di ex malati mentali dimessi dai manicomi a seguito della legge Basaglia. In particolare, ad una cooperativa di Pordenone, in cui come in quella gestita da Bisio i soci hanno a che fare con il parquet. Ci spieghiamo meglio. Siamo a Milano, negli anni Ottanta. Nello è un sindacalista che viene mandato a gestire una di queste coop e, contro il parere degli psichiatri, spinge i suoi soci «picchiatelli» a imparare un mestiere. Perché no, montare parquet. Per caso, nasce l'idea di quelli a mosaico, fatti con gli scarti, intuizione che ha un successo davvero inaspettato, quanto l'integrazione nella società dei malati.
Sembra una favola «Si può fare», motto della cooperativa già citata, la Noncello di Pordenone. Una prova di grande sensibilità che ci regala personaggi surreali e commoventi, difficili da dimenticare. Al fianco di Bisio, troviamo Anita Caprioli, Giuseppe Battiston e Bebo Storti. Ma è la galleria di matti, o presunti tali, a rimanere nella memoria. Attori non conosciuti dal grande pubblico, scelta essenziale per eliminare indizi di finzione, che si sono sottoposti ad una lunga preparazione, per aderire come guanti ai loro personaggi. Come nel precedente «Se fossi in te», Manfredonia nutre la sceneggiatura di imprevisti, ribaltamenti, scambi di ruoli e di identità, ma «Si può fare» segna un evidente passo in avanti, uno dei vertici toccati da produzioni italiane su questo spinoso argomento. Ti viene voglia di abbracciarli tutti i matti di Claudio Bisio, che finalmente trova al cinema un personaggio degno delle sue qualità da commediante all'italiana. Ci si identifica con loro, e alla fine ci si domanda se lo siano o meno, matti s'intende. Ma lo scoprirete presto, dal momento che il film da domani sarà già nelle nostre sale.
Ieri è stata anche la giornata dei più piccini. Chiusura dei giochi per la sezione dedicata ai ragazzi «Alice nella città», con la proiezione di una attesissima anteprima mondiale indicata soprattutto ad un pubblico di bambini e teenager: i primi 15 minuti di «Twilight», trasposizione cinematografica del primo dei bestseller di Stephenie Meyer, milioni di copie vendute nel mondo, tanto da essere definito il nuovo «Harry Potter». Il red carpet è stato tutto per loro: la regista Catherine Hardwicke e i due protagonisti Kristen Stewart e Robert Pattinson, arrivati a Roma per promuovere il film.
Un mondo di vampiri teenager e vegetariani, a ventiquattr'ore dal termine di questa kermesse, e in una giornata dedicata all'animazione italiana. È stato possibile vedere «I sogni del Signor Rossi», alla presenza in sala del regista Bruno Bozzetto. Cartoonist che nel 1991, commentando una nomination agli Oscar, disse: «D'ora in poi, guardandomi allo specchio, mi darò del Lei!». Maestro d'ironia Bruno Bozzetto, l'anti Disney per eccellenza, a cui oggi Disney e Pixar rendono omaggio e fanno riferimento.
