«Si può fare»/Libero
ROBA DA MATTI
Claudio Bisio e i suoi pazzi da slegare chiudono il Festival
II festival del cinema di Roma è in dirittura d'arrivo. E spara le sue ultime cartucce. Dopo la bella sorpresa del film "La siciliana ribelle" sulla pentita di mafia Rita Atria, arriva il ciclone Claudio Biso a sconvolgere la rassegna con la sua "gabbia di matti". Nel film di Giulio Manfredonia, "Si può fare", si racconta di Nello, sindacalista interpretato da Bisio, che nella prima metà degli anni Ottanta viene mandato a Milano in una cooperativa di ex malati mentali dimessi dai manicomi in seguito alla legge Basaglia, approvata 30 anni fa. In tutto undici matti (tutti interpretati da attori professionisti e calati perfettamente nella parte) che verranno lentamente riscattati dalla passione di Nello pronto a dar loro prima fiducia e poi un vero lavoro. Si trasformeranno lentamente, infatti, in una nota ditta di allestitori di parquet. E a leggere i titoli di coda si scopre che la storia è ispirata alla realtà. AI lavoro di tante coop specializzate nel genere, in particolare la Noncello di Pordenone. RISATE PAZZE Nessuno, quindi, si è sorpreso dei tanti applausi alla proiezione stampa del film. È stata l'unica pellicola italiana, insieme con quella di Marco Amenta "La siciliana ribelle", ad aver ricevuto ampi consensi dalla platea dei giornalisti. Che si sono stupiti che il film non fosse in concorso. «Perché non siamo in competizione? Non lo so», risponde il regista G iulio Manfredonia. «Scrivetelo», ribatte Claudio Bisio. «Eravamo pronti a concorrere, anche se non sono Manoel de Oliveira», aggiunge il regista, mentre il capo comico di Zelig rincara la dose: «A me piace la gara...». Poi Manfredonia spiega che comunque «avevamo deciso insieme con l'organizzazione questa collocazione». Il regista ha poi raccontato il modo originale in cui sono stati selezionati gli undici attori che hanno interpretato i folli: «Volevo delle facce nuove», racconta, «ma anche dei fuoriclasse. Così ho fatto una specie di pre provino molto lungo. Tre mesi di prove con la solo promessa di un possibile ingaggio. Li ho anche anche lasciati da soli per 12 ore nell'ex manicomio di Santa Maria della Pietà di Roma in un padiglione tuttora abbandonato e fatiscente dove si respirava ancora l'aria della costrizione». Ma il vero mattatore al festival ieri, come d'altronde nel film, è stato Claudio Bisio. Bravissimo in questo ruolo ha raccontato che leggere la sceneggiatura di questo film gli ha fatto accaponare la pelle. «Questa è la mia esperienza cinematografica più importante, quella che più mi ha richiesto un vero lavoro attoriale, da teatro». Difende poi la legge Basaglia «ci possono essere delle fragilità in questa legge, ma credo che ormai sia un punto di non ritorno», e anche il ruolo del sindacato. E dopo i matti di Bisio sono arrivati i vampiri innamorati di "Twilight", tratto dal primo capitolo della saga letteraria romantico horror creata dalla scrittrice Stephanie Meyer. È la storia di un amore impossibile tra un'adole scente e un vampiro buono. Il Festival internazionale ieri ha presentato 15 minuti in anteprima mondiale del film che uscirà il 21 novembre in Italia. A presentarli la regista Catherine Hardwicke e la giovane coppia di protagonisti: Kristen Stewart (Bella) e Robert Pattinson (Edward). L'antepri ma della saga ha avuto molto successo: biglietti esauriti in tre ore e ragazzi, nonostante la pioggia, assiepati aIl'Auditorium in attesa dei loro beniamini. Oggi chiude il Festival con la proiezione de "L'ultimo Pulcinella" di Maurizio Scaparro e la consegna del Marc'Aurelio alla carriera per Gina Lollobrigida. Poi sarà assegnato il premio per il miglior film. Tra i favoriti l'italia no "Galantuomini" e l'inglese "Easy virtue" con Jessica Biel. Nei pronostici si fanno anche i nomi di "Il cuore in mano" di Krzistof Zanussi e de "El arista" del duo registico argentino Gaston Duprat e Mariano Cohn. Un premio, quello di Roma, che ancora però non ha raggiunto l'autore volezza di quelli di Cannes, Venezia e Berlino.
