Ex
Il Secolo XIX

BRIZZILAND ALL' AMERICANA

Il regista di "Ex" rilancia il genere "corale" che oltreoceano ha maestri come Altman e Haggis

Testata
Il Secolo XIX
Data
31 gennaio 2009
Firma
Maricla Tagliaferri
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Immagine dell'articolo su Il Secolo XIX
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ROMA. All'inizio furono i Beatles con l'album "Yellow Submarine". Poi venne lo spot pubblicitario di Tim con la stessa canzone rna nella versione di Ferdinando Arnò. Adesso è Fausto Brizzi, beatlesiano di ferro, che al grido di "All Together Now" in "Ex" riunisce quattordici interpreti: da Cristiana Capotondi, che lanciò in "Notte prima degli esami", a Claudio Bisio, Silvio Orlando, Gianmarco Tognazzi, Alessandro Gassman, Nancy Brilli, Fabio De Luigi, Claudia Gerini, Flavio Insinna, Giorgia Wurth, Vincenzo Salemme, Carla Signoris, Cecile Cassel, sorella di Vincent e cognata della Bellucci, Malik Zidi, l' attor giovane più coccolato di Francia. Su 700 schermi da venerdì prossimo, interpretano storie che si intrecciano sul tema del "vissero davvero felici e contenti?". «Un film corale» dice il regista e co-sceneggiatore insieme ai soci di sempre Marco Martani e Massimiliano Bruno «sul tipo di "Love Actually" e nella migliore tradizione della commedia all'italiana». Ma si fa presto a dire corale. Non basta un film affollato di attori per fare un coro: «Certo che no, spesso si definiscono così anche i film a episodi» puntualizza Brizzi, che si è fatto Ie ossa scrivendo i film di Natale della ditta De Laurentiis. Che infatti ormai difficilmente si possono definire corali. Invece? «In "Ex", non ci sono storie principali e storie secondarie, non c'e un protagonista che prevale sugli altri, rna racconti che si intersecano e passano da una storia all'altra» spiega. Gli antenati non mancano e neanche gli epigoni: l'esordio nella regia di Fausto Paravidino, "Texas", ad esempio, e quello in uscita di Ago Panini, "Aspettando il sole", o il "Ce n' è per tutti" di Luciano Melchionna. Esistono varie tipologie di coralità: «Per me il più bello fra gli italiani è "I soliti ignoti", che aveva la stessa struttura di "Notte prima degli esami": un gruppo di persone riunite per uno scopo, il furto nell'appartamento o gli esami di maturità, delle quali si raccontano le vicende personali al di fuori del gruppo». Poi c'è il corale tenuto insieme dall'unità di luogo, in cui si sono cimentati Ettore Scola, da "La terrazza" a "Le bal" a "La famiglia", e il Monicelli di "Speriamo che sia femmina" o il Fellini di "E la nave va" e di "Amarcord". O il "Novecento" di Bertolucci. Oppure, lasciando gli ampi spazi e gli affreschi d'epoca per chiudersi in luoghi più piccoli, il Verdone di "Compagni di scuola" e "Ma che colpa abbiamo noi". O ancora, si possono raggruppare i racconti intorno a un evento, come il matrimonio di "L'ultimo bacio" di Muccino e, attraversando 1'0ceano, il funerale di "II grande freddo" di Lawrence Kasdan. Difficile individuare un capostipite del genere. Spicca su tutti Robert Altman, grande direttore di cast immensi come quelli di "Nashville", "Pret a porter", "I protagonisti", "Gosford Park". «E "America oggi"» aggiunge Brizzi «quando lo vidi pensai: madonna quant'è bravo, ero a bocca aperta». Più modestamente, rna neanche tanto visto che parla di un film da Oscar, come punto di riferimento del suo lavoro cita "Crash" di Paul Haggis. II suo produttore Fulvio Lucisano, invece, tira in ballo "Quattro matrimoni e un funerale", che lanciò Hugh Grant e Kristin Scott Thomas. Entrambi, però, dimenticano "Magnolia" di Thomas Anderson. «Gli americani giocano spesso a riunire in gruppo dei grandi attori. Pensi alla serie cominciata con "Ocean's Eleven"» riflette Brizzi «per noi è contemporaneamente più difficile e più necessario. Necessario perchè fino a quando non avremo un vera star system e poco pensabile far pesare tutto un film su un unico protagonista Quanti sono, una decina, gli attori di cui puoi mettere il nome prima del titolo, come richiamo? Così ci si appoggia a un racconto multiplo, a un team più variegato. Però poi è difficile comporre il cast, se non punti solo al comico-comico. Per "Ex" abbiamo impiegato mesi per incastrare gli impegni di tutti e siamo riusciti a farlo perchè si sono fidati di me».
Non che il nome sia determinante: «"Notte prima degli esami" era pieno di sconosciuti, rna abbiamo vinto la scommessa. Inoltre, come dice Insinna, l'importante è che siano bravi, perche in film di questa tipo ci si lancia la palla a vicenda, e se la palla te la passa Totti giochi meglio anche tu». Ma è difficile scrivere un film così? «Parecchio. Richiede molta cura, non solo per incastrare le storie in modo credibile, fluido e non meccanico. Ma soprattutto per dosare i toni, per alternare il comico al ramantico al commovente, magari con passaggi molto bruschi, che pero debbono sempre essere leggeri, avere una sorta di naturalità. E più facile scrivere un copione tutto da ridere, una battuta, una situazione dietra l'altra e vai».