I Mostri oggi
La Repubblica

I mostri oggi

I nuovi vizi d'Italia a ritmo della tv

Testata
La Repubblica
Data
25 febbraio 2009
Firma
Roberto Rombi
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A 45 anni dal film con Gassman e Tognazzi sta per arrivare nelle sale il film di Oldoini Scola e Scarpelli gli sceneggiatori di allora. Oggi tocca ai figli: Silvia e Giacomo ...

ROMA Chi non ricorda come una staffilata, pur se presentata tra il comico e il grottesco, la visione dei Mostri e dei Nuovi mostri, i film a episodi che hanno segnato una tappa importante nella storia del cinema italiano raccontando i vizi nazionali. I più vecchi li avranno visti in sala con sincero divertimento pensando a altre persone ma con quel disagio sottile di chi, in qualche piccola cosa, si riconosce nei ridicoli protagonisti. I più giovani li conosceranno per qualche proposta tv come una galleria di alieni. II primo, in venti episodi con Gassman e Tognazzi, diretto da Dino Risi, data 1963, il secondo, del 1977 con Gassman, Tognazzi e Sordi, e firmato da Risi, Ettore Scola e Mario Monicelli. A 45 anni di distanza dal primo e di 31 dal secondo arriverà nelle sale, tra circa un mese, il terzo capitolo di una serie che sembrava interrotta. I mostri oggi, in sedici episodi, e diretto da Enrico Oldoini. Interpreti in diverse situazioni sono Abatantuono, Panariello e Claudio Bisio affiancati da Sabrina Ferilli, Angela Finocchiaro e Buccirosso. Produttori Angeletti e De Micheli (avevano finanziato I nuovi mostri) insieme a Colorado e Warner.
Ma la continuità non si ferma al titolo e ai produttori. Tra gli sceneggiatori ci sono Silvia Scola e Giacomo Scarpelli, figli degli sceneggiatori del primo e del secondo (di cui Ettore Scola è stato anche regista) I mostri. «Dopo un lungo periodo di ripiegamento in cui gli autori raccontavano solo se stessi» spiega Scarpelli jr «si torna ai film a episodi». «Credo che sia un cinema» aggiunge Silvia Scola «più adatto a un pubblico giovane abituato ai veloci ritmi televisivi». II film prende di mira i difetti antichi degli italiani,il cinismo, la cialtroneria, il falso perbenismo. Ma cosa è cambiato rispetto a quasi mezzo secolo fa? «La forza dei Mostri e' l'immediatezza» sostiene Scarpelli «perchè affonda il coltello nel corpo dei vizi italiani. La differenza è che i vecchi Mostri erano contro il potere politico. Il nostro film invece è contro un certo tipo di società, quella di questo momento storico, pieno di conformismo e di ipocrisia. Dietro il nostro, apparente cinismo c'è però la voglia di mettere in mostra le tante magagne della situazione attuale, la patologia della vita quotidiana. Per farlo lo sketch è lo strumento più adatto perchè concede il paradosso mentre la commedia non può farlo». «I mostri che raccontiamo sono molto peggio di quelli nei notri padri» dice convintaSiIvia Scola: “Allora c'era la società del benessere ora, in tempo di crisi, la mostruosità è aumentata. La novità vera sono le donne che, trascurate dai nostri genitori, oggi sanno essere mostruose quanto gli uomini». «Sì» conferma Scarpelli «la mostruosità oggi è più terribile, quelli di allora sono da rimpiangere. Anche perchè imostri di adesso sono vittime di mostri molto più grandi e più potenti di loro».
Padri fondatori della commedia all'italiana, autori consacrati dal tempo, Ettore Scola e Furio Scarpelli che cosa hanno trasmesso ai loro figli? «La caratteristica dei film dei nostri genitori» risponde Silvia Scola «e sempre stato l'impegno. Anche la situazione più semplice partiva da un'urgenza sociale e politica. Per loro però il cinema era essenzialmente un mezzo popolare, divulgativo, riuscivano a mascherare le critiche più feroci nella forma della commedia. Quindi l'eredità forte che ci hanno trasmesso è stato l'impegno. Ci hanno insegnato a evitare la trappola della comicità vuota, fine a se stessa, e a guardare la società con occhi diversi, più attenti». Per Giacomo Scarpelli «un insegnamento è stato fondamentale, quello discrivere storie che facciano sì ridere ma che tocchino tasti particolari, capaci di far riflettere. Così a noi costruire dei drammi, per tradizione, non ci appartiene. Sono stato messo in guardia insomma di non adagiarmi nella comicità e basta, rna di avere sempre un bersaglio da colpire».
II confronto con gli archetipi è inevitabile. Si preoccupa anche il regista Enrico Oldoini. «Sono sicuro che rni aspettano al varco» assicura«diranno che quell'idiota di Oldoini si è permesso di paragonarsi ai grandi». Più tranquilli gli eredi. «I nostri genitori pensavano che i loro film sarebbero passati nelle sale e poi dimenticati, non credevano che sarebbero diventati oggetti di culto. Per noi è diverso, abbiamo lavorato con serietà e con un minimo di incoscienza». «E’ vero» aggiunge Silvia Scola «i meriti dei padri ricadono sui figli. Speriamo di non doverli scontare per incapacità».