Ex
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Questi piccoli grandi tradimenti

Testata
www.corriere.it
Data
12 febbraio 2009
Firma
Giorgio Montefoschi

Brizzi ha costruito un film lieve, divertente, vedendo il quale gli spettatori "disastrati" dall'amore potranno ridere e riconoscersi.

Amori tormentati. Amori consumati. Comunque disastrati. Li racconta Fausto Brizzi nel suo nuovo film. Che lo scrittore Giorgio Montefoschi ha visto per noi.

Pensavo, guardando il film, a una storiella abbastanza clamorosa e un po' piccante - vera - capitata a Roma svariati anni fa, ai tempi di Tangentopoli, a una bella signora single che conoscevamo tutti (tutti! Il nostro gruppo di amici) fin da quando era ragazza e al suo altrettanto maturo spasimante.

La storia, brevemente, è la seguente. Lo spasimante, un imprenditore, era regolarmente sposato, ma non andava per niente d'accordo con la moglie: non divorziati e nemmeno separati, tuttavia. Senonché, lui aveva da anni questa relazione con la bella signora single (vivevano insieme, si facevano vedere in giro); lei, la moglie, era furibonda. E meditava vendette. Che successe? Scoppiò Tangentopoli.
L’imprenditore ebbe dei guai, nessuno di noi sapeva di che tipo, ma il peggiore, di questi guai, glielo combinò il giudice: che, invece di tenerlo al fresco, gli comminò immediatamente un lungo periodo di arresti domiciliaci.
E dov'era il domicilio dello sfortunato imprenditore? A casa, ancora, di sua moglie. Qualcuno di noi provò a immaginare il momento in cui, con uno smagliante sorriso, lei gli aprì la porta.

Ecco, un episodio di questo tipo, a metà strada fra la tragedia e la pochade, ci sarebbe stato benissimo in Ex, il nuovo film di Fausto Brizzi.
Dico anche che, per simpatia e perfidia, l'avrebbe interpretato magnificamente un'attrice molto brava, e cioè Carla Signoris, che già recita in Ex, e se vogliamo ha una parte abbastanza simile a quella della sfortunata-fortunata moglie "aguzzina". Torniamo, a ogni modo, al punto.

Perché ci sarebbe stato benissimo? Perché, oggigiorno, coi disastri sentimentali e amorosi che ci circondano, e assomigliano a un vero e proprio preludio di catastrofe epocale (con coinvolgimento globale di mariti, mogli, amanti, fidanzati, nonni, figli), le strade cinematografiche e quelle narrative sembrano essere due, assolutamente distinte, parallele e, come i binari, destinate a non incontrarsi mai. La prima è quella drammaticissima, tutta lacrime e sangue. La seconda è appunto quella che serve a scrollarsi di dosso il peso di tanti guasti e sciagure: insomma, la strada della commedia degli equivoci, della leggerezza, della risata, lo abbiamo già detto, della pochade. In una parola: con tutti i guai che abbiamo, ridiamo almeno su quello.

Ridiamo, come accade dai tempi degli antichi romani, almeno su quello: sui tradimenti, sulle disavventure sentimentali, su questo benedetto amore che non si realizza mai. Però, con lo spirito di Plauto, non con quello lagnoso lagnoso e querulo di Catullo, sempre lì a rivangare, a lamentarsi. Ora, Fausto Brizzi è uno che, pur essendo giovane, nella vita ha sceneggiato una serie di "Natali" infinita: sul Nilo, a Miami, a New York, in India, dappertutto.

Quei "Natale a…" che riempiono le sale e strappano risate facilissime, proprio col meccanismo della battuta super facile, col meccanismo delle gag. Ma è anche regista in proprio di un film, Notte prima degli esami, che è diverso da quei "Natali" (e ha avuto lo stesso un clamoroso successo), nel quale la risata non è più sovrana, accompagnata come è da un velo sottile di malinconia, destinato a stemperare tutte queste allegrie improbabili ed eccessive nelle quali ci riconosciamo soltanto "in crociera", o sotto l'albero.
Brizzi, infatti, e lo fa con bravura e raffinatezza, quando è regista lui, del suo film, non ci racconta gli eroi improbabili del tuffo nella piscina vuota o dello sbaglio di camera in albergo. Vuole raccontarci la vita quotidiana: di noi come siamo tutti. E coglie nel segno: mescolando l'ironia e il gioco, per rendere i suoi personaggi credibili, con quella lieve malinconia alla quale accennavamo. E, alla fine, spiazzando persino un po' lo spettatore.

È quanto accade in Ex- il film che i cartelloni pubblicitari presentano con la "x" di "Ex" ben sbarrata sul cuore - in cui ben sei storie intrecciate dovrebbero decretare la fine dell'amore, dei sentimenti a lungo termine, delle varie fandonie al seguito, compreso il luogo comune per il quale il primo amore non si scorda mai. Vogliamo scherzare!

"I: amore è eterno", "Non ti dimenticherò mai": queste, spiega Claudio Bisio, psicanalista separato con figlie, e gran mandrillo, all'inizio del film, sono tutte fregnacce. Dal pulpito, gli fa eco uno strepitoso Flavio Insinna, nella parte di don Lorenzo: ricordatevi, dice ai partecipanti al corso prematrimoniale, che prima di ogni divorzio c'è un matrimonio. Tra i partecipanti al corso è seduta Claudia Gerini. È perplessa: «Se deve sposà con Corado (una erre: Gianmarco Tognazzi)»; ma è perplessa, anzi è molto perplessa, perché in don Lorenzo ha riconosciuto il suo primo amore (al quale ha dato il punteggio di dieci e lode).
Intanto, nelle strade là intorno, a Roma, ne succedono di tutti i colori. Un giudice, Silvio Orlando, cerca vagamente di amministrare una causa di separazione con bambini saputissimi (e bravissimi: un cammeo) fra due genitori, Nancy Brilli e Vincenzo Salemme, che hanno troppo da fare con l'estetista e i Suv per occuparsi dei bambini (in poche parole non li vogliono). Il giudice stesso predica bene e razzola male e si prende un po' d'aria (ma lei gliela farà pagare) da Carla Signoris che come ho detto è perfetta nella parte.
Alessandro Gassman e Fabio De Luigi (Paolo: un medico che ricorda l'indimenticato Adolfo Celi di Amici miei) si contendono una sciantosa. La giovane Cristiana Capotondi è l'unica che va all'estero - da Parigi in Nuova Zelanda - per mettere alle corde il tenero fidanzato francese.

Insomma, siamo nel pieno del maelstrom amoroso: con gli episodi che si intrecciano, le stanze che
si sbagliano, le telefonate giuste e quelle sbagliate, gli addii al celibato, e persino gli origliamenti al confessionale, e la catastrofe sembra per chiunque, quand'ecco che con un colpo di bacchetta Brizzi rimette tutto in fila. E, una dopo l'altra, le storie del non-amore-eterno si risolvono in una specie di inno al "non ci lasceremo mai", al "mi sono reso conto che non posso vivere senza di te", coronato dalla scena più clamorosa del film: quella che si svolge il giorno del matrimonio della Gerini e "Corallo", con la rottura del matrimonio e il ricongiungimento del primo amore (quello fra Claudia e don Lorenzo), ché per l'appunto non si scorda mai.

Con un omaggio esplicito a don Camillo (Flavio Insinna che parla con Gesù), uno altrettanto esplicito a Moretti, e uno sotterraneo ma palese al gusto per la comicità di Verdone, Brizzi ha costruito un film lieve, divertente, vedendo il quale gli spettatori "disastrati" dall'amore potranno ridere e riconoscersi anche nei giorni normali, non di festa.