«Si può fare»/www.vita.it
Si può fare
- Testata
- www.vita.it
- Data
- 1 novembre 2008
- Firma
- Giuseppe Frangi
Film pieno di speranza, ispirato a una storia vera, racconta la vicenda di un sindacalista (Claudio Bisio) che nella prima metà degli anni Ottanta viene mandato in una cooperativa di ex malati mentali dimessi dai manicomi in seguito alla legge Basaglia.
Non perdetevi questo film. Andatelo a vedere, mandate gli amici a vederlo. Perché questo film non è bello. È di più. È un film che infonde fiducia, che fa innamorare degli altri, che spinge a uscire dal guscio, che abbatte i muri senza bisogno di fare nessun proclama.
Si può fare, il film con Claudio Bisio (bravo in questo ruolo, rivestito senza finzioni), è bello fin dal titolo, che non a caso non è un titolo inventato da un copywriter ma desunto dalla storia della cooperativa Noncello.
“Si può fare” è uno slogan ancora più compiuto del «we can» di Obama. Perché quel “fare” lo rende meno reattivo, meno idealistico. Perché contiene l’impegno faticoso del giorno dopo giorno. E insieme non intacca lo slancio con cui, grazie a una grande passione per le persone, si abbattono i muri e si mette in opera una liberazione concreta. Si può fare è un film bandiera, che racconta un’Italia vera e bellissima. Perché non esiste solo l’Italia di "Gomorra".
Grazie al cielo, esiste anche quest’Italia di Nello (o di Rodolfo, nella realtà). Un’Italia replicabile ad ogni livello: da quello dei semplici rapporti quotidiani a quello, più affascinante, della sfida imprenditoriale di una cooperativa che vuole uscire dalla gabbia dell’assistenzialismo e si mette sul mercato.
