Benvenuti al Sud
Il Messaggero

Benvenuti al Sud

Risate contro i pregiudizi

Testata
Il Messaggero
Data
9 ottobre 2009
Firma
Roberta Bottari
Immagini
Immagine dell'articolo su Il Messaggero
Immagine dell'articolo su Il Messaggero

Per Alberto (Claudio Bisio) il Sud rappresenta l'asse del male. L'umanità, secondo lui, è composta da due sole categorie: la gente che ama il Nord e la gente che ama molto il Nord. Il suo lavoro è dirigere un ufficio postale in una cittadina della Brianza ma, pressato dal1a moglie Silvia (Angela Finocchiaro), tenta il tutto per tutto per ottenere il super-ambito trasferimento a Milano: il sogno di una vita. Alberto si spinge fino a fingersi invalido, pur di salire di qualche punto in graduatoria. Il guaio è che viene scoperto, per punizione, lo trasferiscono in un paesino nella provincia di Salerno: avrebbe preferito l'ergastolo. Dimenticando in un nano-secondo di essere lui quello che aveva tentato un colpo gobbo, parte pieno di pregiudizi e convinto che i truffatori siano gli altri. Indossa un giubbotto anti-proiettile perchè, da Firenze in giù, assolutamente necessario ...
A Castellabate nel Cilento, sul set di Benvenuti al Sud, remake della commedia francese Giù al nord, diretto da Luca Miniero, si gioca a "terroni e polentoni" con Claudio Bisio e Angela Finocchiaro, ma anche con Alessandro Siani e Valentina Lodovini, che nel film interpretano la coppia del Sud, contrapposta ai coniugi della Brianza. Ma si tratta solo di un gioco: «Il nostro - spiega il regista non è un film contro i leghisti, ma un inno alla tolleranza, un omaggio all'accoglicnza e al calore umano della gente del Sud». Prodotta da Medusa e Cattleya, con il contributo della Regione Campania, la commedia, costata 4 milioni di euro per otto settimane di riprese, vuole mostrare un altro Sud: «Anche se a firmare la sceneggiatura è Massimo Gaudioso, che ha collaborato allo script di Gomorra di Matteo Garrone, i1 nostro lavoro - continua Luca Miniero- si concentra sugli aspetti positivi di questa terra, non sulla camorra o sui rifiuti per le strade. Più che un remake di Giù al Nord di Dany Boon, Benvenuti al Sud è un trapianto: raccontiamo la stessa storia, ma trapiantata nell'Italia di oggi, con un "polentone" e un "terrone" contrapposti che, però, conoscendosi, finiscono con il capirsi».
In patria il film di Boon, che ha promesso di comparire in un cameo nella pellicola di Miniero, ha incassato 140 milioni di euro ed è diventato il miglior incasso francese, superando anche Titanic. Ironizzando sui preconcetti, si può fare centro.
E Bisio, che giura di essere privo di pregiudizi, è perfetto per interpretare quello che lui stesso definisce («un protoleghista: per far capire come ragiona il mio personaggio - sottolinea Claudio Bisio non occorre citare Bossi, basta qualche inquadratura del mio arrivo in Campania con il giubbotto antiproiettile e una crerna solare con protezione 50 in una giornata di pioggia». All'inizio del film, Alberto non capisce neanche la lingua: per lui, sarebbe più facile conversare in tedesco che comprendere quello che dice il postino Mattia (Alessandro Siani). Sono effettivamente due stranieri, a cominciare dal cibo. Perchè Alberto è un adepto della "confratenita del gorgonzola" e, di mozzarella, non ne vuole proprio sapere. Scoprirà invece i sapori rneridionali e l'amicizia di Mattia in quello che Siani definisce «II Sud che grida la sua normalità».
La colonna sonora originale del film (che sarà pronto in primavera e uscirà nell'ottobre del 2010 è a cura di Umberto Scipioni, ma il regista ha voluto anche un repertorio classico, con pezzi come 0' sole mio e Passione.
In effetti, questa commedia sembrerebbe la risposta alle spade di Barbarossa di Renzo Martinelli: risate contro stereotipi: «Benvenuti al Sud - ammette Miniero - mostra la tesi contraria di Martinelli, l'opposto del suo "non passa lo straniero". Tanto che Alberto, se prima si sentiva soffocato da quella che definiva una gentilezza opprimente, finisce con l'amare la disponibilità umana della gente del Sud: in fondo, tutti vorremmo abbandonare quel senso di solitudine immensa e sentire di appartenere davvero a una comunità».