Claudio Bisio - Sito ufficiale

Claudio Bisio cinema

«Si può fare»/Lisdha News

DA VICINO NESSUNO è NORMALE

Da malati mentali a creativi posatori di parquet.

Testata
Lisdha News
Data
31 ottobre 2009
Firma
Dana Della Bosca
Immagini
Immagine dell'articolo su Lisdha News
Immagine dell'articolo su Lisdha News

È il l3 maggio 1978: in ltalia i manicomi vengono chiusi dalla legge 180, conosciuta anche con
il nome di Legge Basaglia, dal nome del suo promotore Franco Basaglia. Un gesto di estrema umanità. nell'ot¬tica di una nuova psichiatria che si voleva occupare del paziente non solo come "persona malata di mente da contenere nei suoi eccessi", ma come "persona con problemi mentali che possono non impedirle una vita il più possibile normale", quando i manico¬mi propriamente detti spesso non erano altro che luoghi nei quali rin¬chiudere e dimenticare i pazienti cosiddetti "folli", tenuti sotto controllo da dosi massicce di farmaci e da terapie invasive principalmente di contenimento, se non erano addirittu¬ra sottoposti all'elettroshock.
D'altra parte, pero, Ie famiglie, per quanta amorevoli o sollecite, spesso non erano preparate a gestire un famigliare con problematiche di quel genere e il supporto degli ambulatori locali che avrebbero dovuto seguire i pazienti non era (e?) sufficiente.
In più, se prima il paziente aveva una sua "identità" ("Sono in manicomio, ergo sono un pazzo"), ora si trova ad affrontare un problema in più: "Cosa ci faccio, adesso, a casa?", che non e un problema da poco anche per i cosiddetti "normali".
Per dare una risposta a questa domanda, sono nate negli anni '80 delle cooperative sociali con il fine di dare uno scopo a queste persone, di ridar lora una dignità e un'identità attraverso il lavoro, un lavoro vero, non un lavoro assistenziale.
II film "Si puo fare" ci racconta queste storie: le storie di chi si è improvvisamente trovato "fuori" da mura che gli garantivano comunque un'identità, un modo di essere, per essere elegantemente sbattuto nel mondo, a fare ... giusto, a fare cosa?
Nel film di Giulio Manfredonia troviamo il personaggio di Nello, interpretato dall'ottimo Claudio Bisio, un sindacalista che viene mandato a dirigere una cooperativa di pazienti psichiatrici per aver scritto un libro poco gradito ai suoi compagni. Nello vive inizialmente la nomina come una punizione: trovarsi a gestire una cooperativa in cui il medico che ne è referente si limita a darti le dosi e le ore dei farmaci che vengono somministrati ai pazienti, coi quali non sei sicuro di riuscire ad instaurare un rapporto di qualsiasi genere, e certamente scoraggiante.
Ma Nello si riprende subito. Nonostante quello che gli predica il dottor Del Vecchio, seguace della vecchia scuola psichiatrica che la legge Basaglia si proponeva di cambiare, tratta i pazienti come persone normali, li chiama "signore" e "signora", stupendoli perchè fino al suo arrivo erano stati trattati con poco rispetto, come se fossero solo carne da curare e non esseri umani.
La stessa ottica hanno usato le cooperative nate in quegli anni. La "cooperativa 180" del film si basa per buona parte sulla reale cooperativa "Noncello", una cooperativa nella quale davvero i responsabili, i volontari, i medici dicevano ai pazienti "si può fare", portandoli a diventare dei protagonisti del mercato abbandonando il finto lavora assistenziale: nel film, i matti di Nello si limitano ad attaccare i francobolli sulle lettere del Comune. Due di questi vengono anche tenuti in scarsissima considerazione perchè, dice Del Vecchio, "non sanno nemmeno attaccare un francobollo dritto". Bellissimo il momento successivo, quando Nello, preso il pacco di buste con i francobolli incollati dai due, le fa scorrere velocemente fra le mani mostrando il disegno animato che era stato fatto con i francobolli apparentemente attaccati storti.
Davvero "si puo fare", davvero "si è potuto fare": Nello porta i pazienti a pensarsi come "soci" della cooperativa, non come semplici assistiti. Grazie all'aiuto del dottor Federico Furlan, un giovane medico che segue le nuove visioni della psichiatria, quelle secondo le quali il paziente va aiutato a crearsi una vita il più possibile normale e non sedato da dosi da cavallo di farmaci per tenerlo buonino e zittino. Le dosi dei medicinali vengono progressivamente ridotte fino al minimo possibile della terapia, risultando il lavoro e la presa di coscienza di saper davvero fare qualcosa la medicina migliore per rutti.
Con l'aiuto di un parquettista professionista, di un po' di fortuna e di parecchia faccia tosta (e qualche bugia ... ) da parte di Nello, i pazienti diventano posatori di parquet. I primi lavori non sono ovviamente perfetti, e tutto sembra precipitare quando, durante la posa del parquet in un grande negozio di Milano, finite le listelle di parquet buone e non arrivando quelle nuove, il gruppo decide di usare le listelle di scarto per creare dei disegni artistici sui pavimento e completare così lo stesso il lavoro. Fortunatamente il committente apprezza l'iniziativa e da lì in poi la strada per lora sembra tutta in discesa: un lavoro che sanno fare bene, che dà un ruolo a tutti, dal quale hanno soddisfazioni e uno stipendio; l'interazione con il mondo, dal quale non si sentono più rifiutati completamente, perché ora si sentono protagonisti della lora vita, non semplici comparse o addirittura problemi nella vita dei propri familiari; uno stipendio, che consente loro una certa autonomia e indipendenza, compreso l'andare a vivere da soli nella sede della cooperativa: esattamente come dei ragazzi che prendono in mano la lora vita e la loro valigetta e vanno a costruirsi un futuro staccandosi dalla propria famiglia d'origine.
Purtroppo, però, affrontare una vita normale non è facile, nemmeno se tenti di viverla fino in fondo, nemmeno se ce la metti tutta per provare a essere e sentirti normale, qualunque cosa "normale" voglia dire. "Si puo fare" mostra questo problema con una durezza e una realtà rare, in uno dei momenti più toccanti del film: la sconfitta di uno diventa la sconfitta di tutti, dalla quale però riuscire a rialzarsi, con davanti l'obbiettivo di riuscire anche per chi non è riuscito a farcela.
"Si puo fare" è solo un film, e vero.
Ma e altrettanto vero che è il film di una storia vera, perché mescola la storia di tante cooperative che negli anni, dagli '80 a oggi, hanno fatto e stanno facendo tanto per tanti. Perché ci hanno creduto. Perche la speranza e l'unica cosa che resta quando tutto sembra remarti contro.
Perche tutto "si puo fare". Basta crederci.

Sito ufficiale di Claudio Bisio