Manuale d'amore 2 – Capitoli successivi
La Repubblica

Veronesi: record con polemica

Testata
La Repubblica
Data
23 gennaio 2007
Firma
Roberto Rombi
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I critici mi stroncano, non capiscono le commedie

Manuale d'amore 2 parte con oltre 6 milioni d'incassi nel weekend, superato solo da Benigni

ROMA – “Sbalordito” dal successo ma polemico con la critica che ha maltrattato il suo film. Giovanni Veronesi è travolto dal successo non se lo aspettava così massiccio del suo film Manuale d'amore 2 che è scattato in testa al box office con la cifra record di oltre sei milioni di euro, il secondo incasso al debutto nella storia del cinema italiano dopo Pinocchio di Benigni. Ma ce l'ha con i critici. “Sono gli unici interlocutori per i registi e ho sempre desiderato una critica costruttiva per capire invece il mio film è stato bistrattato sull'onda di un pregiudizio. Sono vent’anni che faccio film e sono stato sempre malmenato. Eppure questa volta ho rischiato con temi difficili come i Pacs e la fecondazione assistita. E adesso sono confuso. Ma a ben guardare la critica italiana non ha mai saputo recensire le com­medie, basta pensare a “Signori e si­gnore”, al “Sorpasso”. Far ridere la gente è un lavoro per niente facile e lo­ro l'ironia non la capiscono. Ma la rivincita me la sono presa e stasera io brindo”.

I miei film concedono di più al pubblico” confessa un regista particolarmente tartassato, Neri Parenti“ E li ho fatti ben sapendo che non sarebbero piaciuti ai critici. Io vado alla ricerca di larghi consensi non del capolavoro assoluto. Se si va indietro negli anni quanti recuperi di autori e generi trattati una volta come trash sono adesso argomento di seminari. Ma io sono più rotto di Veronesi a essere maltrattato”. “È sempre la stessa storia, dai tempi di mio padre Steno” interviene Carlo Vanzina “è una legge vecchia come il cucco: i critici si sono sempre scatena­ti contro i film popolari. Bisognerebbe fare la critica alla critica”.

Anch'io ci ho già fatto il callo” di­chiara Carlo Verdone “ormai è chiaro: la squadra in campo sono gli autori, quella in panchina è la commedia. Ho sempre l'impressione che chi giudica la commedia sia una persona triste. Si mettono in cattedra come presidi con la penna rossa. Ci vorrebbe meno spocchia, meno sopraccigli alzati”. Un maestro della commedia come Dino Risi è sostanzialmente d’accordo. “Non c'è mai stata simpatia per quelli che raccontano in modo leggero storie serie. È una faccenda antica. La critica di sinistra aveva inventato il neorealismo e voleva solo quel cinema, tutto il resto era spazzatura. Le critiche quan­do sono cattive fanno male, io sono ar­rivato al punto che non le leggevo più”.