Benvenuti al Sud
Vanity Fair

A Sud del Gorgonzola

Testata
Vanity Fair
Data
29 settembre 2010
Firma
Marina Cappa
Immagini
Immagine dell'articolo su Vanity Fair
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Milano, piazza del Duomo. Claudio sta tessendo un elogio della bellezza della vita e della città. Passa un piccione: splash, gli centra la giacca. «Porca trota!». La scena è ispirata a quello che successe davvero durante le riprese dei famosi spot sull'ottimismo di Tonino Guerra (e lì lo sceneggiatore lanciò una male dizione ben più forte… ). Ma nel caso di Bisio va fatta una precisazione: l'imprecazione nulla ha a che fare con quel Trota con la maiuscola, ovvero Renzo Bossi. E il dubbio è legittimo perché con questa gag si apre Benvenuti al Sud (al cinema il 1° ottobre): una commedia, certo, ma anche la storia di due Italie costrette controvoglia a incontrarsi Il film è il remake - molto fedele - del francese Giù al Nord, uscito due anni fa, dove un direttore delle poste era trasferito per punizione dalla Provenza alla zona di Lille, fra gli «Ch'tis», abitanti del profondo Nord con nomea di zotici. Nonostante i suoi pregiudizi, il direttore dovrà ricredersi. È esattamente lo stesso percorso che compie Claudio Bisio nei panni dell'Alberto di Benvenuti al Sud. Solo che lui lo fa nel senso opposto, dalla Brianza al Cilento. E, trattandosi di Italia e di tempi di Lega e federalismo, gli spunti da commedia sono in parte diversi.

Quanta politica si sente, in mezzo alle risate? «Non c’è nessun riferimento esplicito alla Lega, né immagini di Tg, né un discorso di Bossi che avevamo pensato di inserire. Però, in qualche modo la politica esce nostro malgrado. Un esempio: quando mi trasferiscono nel Cilento, io assomiglio all’omino Michelin, perché sotto la giacca ho messo un giubbotto antiproiettile che da cui non intendo separarmi nemmeno quando vado a dormire».
Gag a parte, durante le riprese avete mai percepito un clima di violenza?
«Se ne avessimo parlato solo poche settimane fa, avrei detto che il Cilento è il paradiso in terra: tranquillo, pulito, sicuro, con un mare e paesaggi bellissimi».
Adesso, invece?
«Dopo che la camorra ha ucciso Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica, molto impegnato nella difesa delle risorse ambientali e in particolare del porto turistico di Acciaroli, che si trova quasi confinante con Castellabate dove noi lavoravamo, mi rendo conto che il clima è completamente diverso da quello che avevo percepito».
Lei è nato in Piemonte e cresciuto a Milano: non è mai stato sfiorato da un qualche pregiudizio «nordista»?
«Razionalmente, no. Però, certo, sono sempre stato un po’ contrario alla lentezza meridionale: io faccio sempre tutto di corsa e del sud temo lo stile messicano, anche se già ho lavorato a Salerno con Sabrina Ferilli ed è andata benissimo. Poi, mi preoccupava l’invadenza meridionale».
Si è ricreduto?
«La lentezza un po’ è vera, persino il bancomat A Castellabate sembra funzionare più piano. Però, tempo un paio di giorni: il regista Luca Miniero e lo sceneggiatore Massimo Gaudioso (lo stesso di Gomorra,ndr), entrambi napoletani, mi hanno insegnato che quello è il ritmo, e a volte rallentare serve anche rasserenare».
E l’invadenza?
«Molto meglio nel Cilento che su alcuni set nordici, dove mentre giri chiunque si ferma a fotografarti con il telefonino, magari costringendo a rifare la scena. A Castellabate sono arrivato qualche giorno prima dell’inizio riprese, per ambientarmi. Il primo pomeriggio faccio un giro per il corso e da ogni bar esce fuori il proprietario a offrirmi il caffè. Al secondo volevo già rifiutare, ma non potevo offenderli. Così li ho bevuti tutti, non ho dormito due notti, ed è finita qui. Nessuno ci ha mai disturbato».
Nell’originale i «nordici» parlavano ch’tis, dialetto incomprensibile. E voi?
«Abbiamo usato il napoletano, e all’inizio anch’io non capivo niente, tanto che avevo suggerito di mettere i sottotitoli».
Un film in napoletano stretto: chissà che cosa diranno «giù al Nord»
.«Però Alberto è brianzolo, vagamente leghista. E il punto di vista è il suo».
Lo potremmo definire, rubando il titolo al regista Renzo Martinelli sponsorizzato da Bossi, un anti-Barbarossa??«Assolutamente sì».
Ha conosciuto l'autore di Giù al Nord, Dany Boon?«Sì, il film era stato un tale successo che molti Paesi volevano farne il remake. A Dany il nostro progetto è piaciuto, ha seguito la sceneggiatura, e adesso Benvenuti al Sud è stato anche già rivenduto in Francia. Uno scambio equo: le gag che nascono dai pregiudizi geografico-culturali a lui le hanno ispirate Totò e Peppino, che in Totò, Peppino e… la malafemmina sbarcano a Milano come in terra straniera. Boon fa anche un cameo nel nostro film, con qualche battuta in ch'ti, che capiscono solo i napoletani. Io invece ho una piccola parte - un cuoco italiano - nel suo nuovo film, un'altra storia di culture "nemiche", con un frontaliere belga e uno francese».
Anche in Francia, d’altra parte, è tempo di scontri culturali: pensiamo all’espulsione dei rom, alla legge sul burqa.
«E invece è proprio conoscersi l’unico modo perché non ci siano più guerre. D’altra parte, capita che i pregiudizi stiano da entrambe le parti. È la vicenda del formaggio».
Il formaggio?
«In Benvenuti al sud, torno dai miei amici brianzol-leghisti con una zinnona di mozzarella tutta tremolante: ne sono schifati. Ma quando vado poi giù nel Cilento e offro un bel pezzo di gorgonzola, la repulsione è uguale».
Non è che fra un po’ da formagiatt diventa politico?
«Ogni tanto la voglia mi prenderebbe, al mondo mi sono sempre interessato, ho due figli che frequentano la scuola pubblica, sono tei che sento vicini. Poi, però, forse è meglio che faccia bene il mio lavoro: così faccio comunque qualcosa di politico».
Per unire i due aspetti: non è tentato dalla satira politica?
«La satira è importantissima, ma è un po’ per addetti. Con la comicità puoi arrivare a un pubblico trasversale, mostrargli in modo leggero problemi seri, e contribuire forse un po’ a cambiarne il punto di vista, o comunque portare conoscenza. Perché se non conosci non ti puoi schierare».
Come sarà il nuovo Zelig, in Tv a gennaio: uguale a prima?
«Forse no. Paola Cortellesi ha preso il posto di Vanessa Incontrada. E da una che si è trasformata nella Gelmini, nella Carfagna e nella Santanchè qualcosa ti devi pur aspettare. Paola è una comica, non una soubrette, e io credo che cambiare sia anche giusto».
Non è che ha incoraggiato lei la Incontrada ad andarsene?
«Ne abbiamo parlato a lungo. Mi ha fregato: anch'io ci stavo pensando, ma si è decisa prima lei. Il fatto è che, per quanto bene ti trovi, dopo tanto tempo - io di Zelig ne ho fatti tredici, sette dei quali con Vanessa - ci vuole un brivido di novità. Adesso ce l'ho, anche perché so che Paola canta molto meglio di me».
A proposito di cantare: lei è amico di Rocco Tanica e con Le storie tese quattro anni fa ha portato in tournée Coèsi se vi pare: ha visto Elio a X Factor?
«È bravissimo, se ne sta tutto serio e silenzioso e fa morir dal ridere. Comunque, tramite la Cortellesi che è sua amica, anche Tanica sarà a Zelig».
Altre novità?
«Dopo tre anni di assenza forse ci sarà Antonio Cornacchione (famoso per il tormentone del Povero Silvio, ndr). L’ho ritrovato in questi giorni, sul set di Bar sport».
Stefano Benni, autore nel 1976 del libro, collabora con voi? Non deve essere facile fare di quei racconti un film.
«Stefano ci ha dato una consulenza e oggi viene sul set (gli esterni del bar sono stati ricostruiti a Sant’Agata di Bologna, gli interni verranno girati a Roma nelle prossime settimane, ndr). Ma il film – diretto da Massimo Martelli - sarà un caso a sé: uno si aspetta Pupi Avati e si trova Avatar».
Qual è il nesso da Avati ad Avatar?
«Ci sono i personaggi e le storie del classico Bar sport ma anche effetti speciali quasi surreali. Per esempio, se Benni scrive che fa così caldo che anche i coccodrilli delle Lacoste scendono e vanno a fare il bagno, nel film vediamo questi coccodrillini che scappano dalla maglietta.
E lei che cosa fa?
«Il tennico, quello che litiga sempre col Muzzi, cioè Antonio Catania. Nel cast ci sono anche Giuseppe Battiston, il padrone del bar, e Angela Finochiaro, che con Lunetta Savino fa la parte di una vecchietta».
Una vecchietta che però lei al cinema si è sposato già diverse volte.
«Succedeva in Amore, bugie e calcetto. E anche in Benvenuti al Sud. Anzi, nel film di Miniero ci siamo pure dati un bacio in bocca e abbiamo un finale molto romantico, con i fuochi d’artificio che compongono la figura di due delfini».

Dalla Trota ai delfini, il passo è lungo un film.