Benvenuti al Sud
Il Tempo.it

Benvenuti al Sud

Testata
Il Tempo.it
Data
28 settembre 2010
Firma
Dina D'isa
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Claudio Bisio protagonista di una commedia riconciliante mette d'accordo meridionali e leghisti nel segno dell'allegria. "Spero che anche Bossi rida con le nostre gag".

Claudio Bisio Esce al cinema, venerdì in oltre 500 copie (distribuite e co-prodotte da Medusa con Cattleya) «Benvenuti al sud» diretto da Luca Miniero, remake tutto italiano della geniale commedia francese «Giù al nord». La storia racconta le vicende del brianzolo Alberto (Bisio) responsabile dell'ufficio postale di una cittadina del nord, che, sotto pressione della moglie Silvia (Angela Finocchiaro) è disposto persino a fingersi disabile pur di ottenere il trasferimento a Milano. Ma il trucchetto non funziona e per punizione viene spedito a Castellabate, un paesino del Cilento. Pieno di pregiudizi, Alberto parte da solo alla volta di quella che ritiene la terra della camorra, dei rifiuti per strada e dei «terroni scansafatiche». Ma con sua grande sorpresa scoprirà invece un luogo affascinante, colleghi affettuosi e un amico sincero (Alessandro Siani) al quale darà pure una mano per riconquistare la fidanzata (Valentina Lodovini).

Bisio, cosa l'ha convinta ad accettare questo ruolo? «Avevo visto e apprezzato il film francese "Giù al Nord" e la prima cosa che avevo pensato con un pizzico d'invidia era stata: "Ma perché non è venuta in mente agli italiani un'idea del genere?". E dopo qualche settimana mi è arrivata la proposta di questo remake. Nella sceneggiatura sono stati evitati i luoghi comuni. Non siamo stati né troppo seriosi né buonisti, fingendo che i problemi sociali e la camorra non esistessero. All'inizio avevo definito il mio personaggio un protoleghista per i suoi pregiudizi sui meridionali che lo convincono a partire per il Sud indossando un giubbotto antiproiettile. E ora penso che se quel giubbotto lo avesse avuto il sindaco Vassallo, al quale è dedicato il nostro film, ora sarebbe ancora vivo».

Si è ispirato a qualche personaggio particolare? «Il mio maestro di commedia è stato il mio fratello maggiore Diego Abatantuono, che sui set consiglia di portare a casa un ciak pulito e sobrio insieme con un po' d'improvvisazione al limite del cabaret: qualcosa di tutto questo è rimasta sullo schermo».

Dopo questa performance, con Alessandro Siani è nata una nuova coppia comica? «Alessandro l'avevo già apprezzato a teatro, proviene dalla gavetta del cabaret e avevamo già girato qualche scena insieme sul set di "Natale a New York". Mi piacerebbe che la nostra collaborazione continuasse, l'asse Milano-Napoli è un bel modo per accerchiare Roma: lui ricorda Massimo Troisi e il nostro è un bel rapporto comico per le diversità linguistiche, gli equivoci che ne scaturiscono sono esilaranti, spero».

Qualche aneddoto da raccontare sulla lavorazione del film? «Tanti. Intanto, sono contento che la pellicola sia stata già rivenduta in Francia, in Germania e so che si sta preparando un altro remake in Usa. Poi, sono onorato per il cameo di Danny Boon, regista di "Giù al nord" che è venuto a girare con noi per un paio di giorni. Infine, il gioco dei pregiudizi sul set è stato formidabile: un esempio per tutti, quello culinario in cui appaio come esponente della confraternita del gorgonzola, mentre in Campania tutti vanno pazzi per la mozzarella di bufala».

Crede che il film piacerà ai politici del nord, Bossi compreso? «"Benevnuti al sud" è un anti-Barbarossa, perché non è incentrato sulla strenua difesa di identità contrapposte, ma incoraggia a conoscere l'altro. Vorrei che i politici del nord, e non solo, lo vedessero anche se c'è il rischio che ridano senza capire. In Italia, rispetto alla Francia, i contrasti geo culturali sono molto più forti, da noi la questione meridionale è molto più profonda e non è stata risolta da nessun punto di vista».