Benvenuti al Sud
Il Giornale

La favola del brianzolo che ama i terroni

Testata
Il Giornale
Data
28 gennaio 2001
Firma
Maurizio Caverzan
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Claudio Bisio presenta il film di Luca Miniero che parla (e ride) delle differenze nell’Italia di oggi. Una commedia riuscita che fa riflettere sui pregiudizi. Ma la realtà racconta tutta un’altra storia.

Fosse così facile smontare i preconcetti reciproci tra settentrione e meridione come si vede in Benvenuti al sud l’Italia sarebbe un tantino diversa. Invece, oltre ai cliché che il film con Claudio Bisio mette efficacemente in ridicolo, restano da convertire anche pezzi di realtà purtroppo ancora molto resistenti. Non a caso, parlando della commedia di cui è protagonista con Alessandro Siani, Angela Finocchiaro e Valentina Lodovini, ieri Bisio ha ricordato Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica nel Cilento, dov’è ambientato, ucciso dalla camorra il 5 settembre scorso. «Non c’è stato tempo di scriverlo sulle copie, ma dedichiamo Benvenuti al sud a Vassallo anche perché l’abbiamo conosciuto e sapevamo quanto facesse per un turismo pulito». E così oggi suona tristemente anacronistica una delle battute pronunciate dal postino Mattia alla vista del giubbotto antiproiettile indossato sotto la giacca da Alberto, trasferito dal nord a dirigere l’ufficio postale di Castellabate: «Qui non c’è criminalità, ci conosciamo tutti». Bisio: «Dopo l’uccisione di Vassallo, m’è venuto da pensare che forse le cose sarebbero andate diversamente se quel giubbotto lui l’avesse avuto per davvero». Eccola qui la discrepanza tra il sud da cartolina del film diretto da Luca Miniero e la realtà problematica di un meridione ancora vittima della criminalità. Oppure di un nord rappresentato come disponibile a ricredersi sui vizi del mezzogiorno, invece radicato nelle proprie diffidenze.
Remake del sorprendente successo francese Giù al nord di e con Danny Boon che due anni fa incassò in tutto il mondo oltre 180 milioni di euro (di cui 144 in Francia e 4 in Italia), Benevenuti al sud narra la conversione sudista di Alberto (Bisio), direttore dell’ufficio postale di un paesino brianzolo spedito nel Cilento per punizione. Armato dei classici luoghi comuni sui terroni propri di una certa cultura nordista, condivisi dalla moglie ed esasperati dall’amico della «Confraternità del gorgonzola», Alberto affronta il viaggio della disperazione con il giubbotto salvavita, la crema solare protezione 50, una trappola per i topi e una forma di gorgonzola. E i primi tempi sembrano confermare i peggiori timori: disagi logistici, incomprensione del dialetto locale, abitudini alimentari e di orario completamente diverse. Pian piano però l’ospitalità della gente e l’affetto dei colleghi, le cene nelle trattorie locali, le partite a calcio balilla, la vista mare di cui si gode dalla nuova casa avranno il sopravvento sull’ostilità di partenza del brianzolo in trasferta. «Chi viene qui piange due volte: la prima quando arriva, la seconda quando deve ripartire», garantisce il fido Mattia al sempre meno perplesso Alberto. Il problema semmai è convincere la moglie (Angela Finocchiaro), più che mai certa che al sud si prende il colera e al primo diverbio ti tagliano la gola.
Nel carattere della commedia il finale buonista è annunciato. Una favola dal retrogusto antileghista non basterà certo a superare divisioni e diffidenze ancora radicate, tuttavia giocare sui nostri pregiudizi potrebbe aiutare a sdrammatizzare qualche tensione di troppo. Più spesso invece accade che, dopo un soggiorno al sud, un cittadino del nord torni al proprio paese con convinzioni ancora più radicate. E lo stesso accade ai meridionali che rientrano a casa dopo una trasferta settentrionale. «Questo è un film anti Barbarossa», sottolinea Bisio citando l’ultima opera di Renzo Martinelli. «È un film che stempera la difesa strenua di identità contrapposte e incoraggia a conoscere l’altro. Vorrei che i politici del nord, e non solo, andassero a vederlo anche se c’è il rischio che ridano senza capire». Sulla stessa frequenza anche il regista Luca Miniero «Mi auguro che anche Bossi vada a vederlo: magari potrebbe piacergli». Lo stesso Bisio però non si fa illusioni: «In Italia rispetto alla Francia i contrasti geoculturali sono molto più forti. La questione meridionale da noi non è stata risolta da nessun punto di vista».