Benvenuti al Sud
La Repubblica.it

"Benvenuti al Sud", leghismo da ridere

Bisio: "Il nostro film anti-Barbarossa"

Testata
La Repubblica.it
Data
29 luglio 2010
Firma
Claudia Morgoglione
Immagini
Immagine dell'articolo su La Repubblica.it

La commedia di Luca Miniero, ambientata nel Cilento, è il remake del cult francese "Giù al Nord": "La dedichiamo a Vassallo". Alla presentazione si parla di cinema ma anche di politica. Il regista: "Bossi dovrebbe vederlo".

ROMA - E' una commedia sorridente e divertente Benvenuti al Sud di Luca Miniero, remake italiano dello strepitoso Giù al nord francese con Claudio Bisio protagonista. Ma visto il tema su cui il film è costruito - la scoperta della bellezza di certo modo di vivere meridionale, da parte di una coppia di brianzoli nutriti di luoghi comuni razzisti e paraleghisti - non sorprende che alla conferenza stampa di presentazione cronisti, regista e attori finiscano inevitabilmente per buttarla in politica. Nel giorno dell'ennesima, furiosa esternazione bossiana (in chiave antiromana, stavolta).
E a non negare il lato "caldo" del tema affrontato sullo schermo è inanzitutto Bisio, che in un'intervista aveva già definito la pellicola come "un'opera anti-Barbarossa". "Noi qui non parliamo di difesa strenua di un'identità, rispetto alle altre - spiega - affrontiamo invece l'argomento contrario: la curiosità, il gusto della scoperta. Non so come lo prenderanno al Nord. Quanto a certi politici, credo che andando al cinema potrebbero ridere senza nemmeno capirne il sarcasmo: come le signore impellicciate che andavano a vedere gli spettacoli di Dario Fo, e applaudivano senza rendersi conto che il bersaglio di quella satira erano proprio loro. Dedichiamo invece il film ad Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso il 5 settembre". Anche Angela Finocchiaro non risparmia critiche alla mentalità imperante: "L'egoismo e la chiusura sono una parte predominante della cultura italiana: e c'è chi queste cose le fomenta". Più leggero invece il regista: "Io credo che Bossi Benvenuti al Sud dovrebbe vederlo: in fondo perfino lui non farà il leghista 24 ore su 24...".
 In attesa di verificare l'accoglienza che questo inno alla tolleranza in forma cinematografica avrà al Nord, cominciamo col dire che la pellicola è centrata sul personaggio di Alberto (Claudio Bisio), dirigente delle poste sposato con la nevrotica e sottilmente depressa Silvia (Angela Finocchiaro): insieme formano una coppia - lombarda - convinta che oltre la linea gotica ci siano solo caos, criminalità, comportamenti primitivi, caldo insopportabile, abitanti brutti neri e baffuti (anche le donne). Dopo aver tentato di avere con la frode il trasferimento a Milano, lui viene invece mandato in punizione per due anni a Castellabate, bellissimo paesino antico a picco sul mare del Cilento. L'impatto, per quest'uomo nutrito di paure antimeridionali (tanto da arrivare sul posto con giubbotto antiproiettile), è devastante; poi però scopre l'amicizia e il calore della popolazione. A partire dai suoi impiegati delle Poste: il bamboccione edipico Mattia (Alessandro Siani), la bella Maria (Valentina Lodovini), Costabile piccolo (Nando Paone) e Costabile grande (Giacomo Rizzo). Le cose si complicano quando la moglie annuncia di volerlo andare a trovare in quello che lei crede sia un luogo d'inferno...
Come si vede, la trama ricalca fedelmente quella di Giù al Nord; non a caso l'autore nonché protagonista del film francese, Dany Boon, appare anche qui, in un cameo."Noi due anni fa abbiamo distribuito la pellicola qui in Italia - racconta l'amministratore delegato di Medusa, Giampaolo Letta - e abbiamo capito subito che sembrava un film scritto per l'Italia e per gli italiani. Da qui l'idea del remake, su cui poi ci siamo ritrovati a lavorare con Cattleya". Miniero invece sottolinea che una diversità, rispetto all'originale, c'è: "Lì era quasi tutto giocato sulla differenza linguistica tra i personaggi: noi invece abbiamo sottolineato maggiormente l'incomprensione culturale. Del resto, il primo vero Giù al Nord non è stato il nostro Totò Peppino e la Malafemmena?".
Questo sul piano cinematografico. Ma la politica continua a fare capolino. Nel giorno del "Sono porci questi romani" pronunciato da Bossi e nel pieno delle polemiche su fenomeni come la scuola "leghista" di Adro. "Non nascondiamolo, in Italia i conflitti culturali esistono - dichiara Bisio - la questione meridionale è ancora aperta. In questo senso, il mio è un personaggio è esemplare: un vero ignorante, ignora l'esistenza di altre realtà. Nel corso del film, però, lo è sempre meno: conoscere le diversità è l'unico modo per apprezzarle". Più ottimista Miniero: "La Lega esiste solo da una ventina d'anni, io non credo che la nostra identità nazionale possa essere messa in discussione: né dalla scuola di Adro, né da un'eventuale scuola borbonica".
Di fronte a queste opinioni, al termine della conferenza stampa, il presidente di Medusa Carlo Rossello tenta di riportare tutti all'ordine, di dettare la linea: "Stiamo parlando di una bellissima commedia nazional-popolare di stampo europeo - ammonisce - non restringiamo il film in una polemichetta nazionale". Peccato però che i principali artefici della "polemichetta" siano al governo del Paese...



VIDEOINTERVISTA Bisio replica a Bossi: "Le bighe? Una mi ha investito"