Benvenuti al Sud
Famiglia Cristiana

Su al Sud

Testata
Famiglia Cristiana
Data
30 settembre 2010
Firma
Maurizio Turrioni
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Quando si dice il peso dell'eredità. Lo status di comico di Claudio Bisio non è in discussione, mercé quindici anni di ininterrotti successi Tv, prima con Mai dire gol e poi con Zelig (di cui a gennaio andrà in onda la nuova edizione con Paola Cortellesi al posto di Vanessa Incontrada). Ma la sua vera passione resta la recitazione come testimoniano il diploma conseguito alla Civica scuola d'arte drammatica del Piccolo Teatro dl Milano, il lavoro costante sul palcoscenico (dagli inizi con Gabriele Salvatores ai testi dl Fo, De André, Pennac, Gaber) e soprattutto le sue scelte cinematografiche. Oltre che per l'amico Salvatores (sei i film in comune compreso il Mediterraneo da Oscar), Bisio ha recitato sui set di grandi nomi del cinema Italiano: da Dino Risi (Scemo di guerra) a Mario Monicelli (I picari), da Giuseppe Bertolucci (Strana la vita) a Francesco Rosi (La tregua). Senza disdegnare incursioni nella commedia dai facili incassi (come Natale a New York di Neri Parenti). Per non parlare della fama guadagnata tra i
più piccini, dando la sua voce alla saga de L'era glaciale. Insomma, niente più da dimostrare a nessuno. Eppure, stavolta la scommessa è forte. Accettando il ruolo di Alberto, ispido protagonista di Benvenuti al Sud di Luca Miniero, Bisio si è preso sulle spalle la responsabilità di un successo annunciato: il film è infatti il remake, in chiave italiota, della geniale commedia francese Bienvenue chez les Ch'tis (da noi Giù al Nord) con cui l'attore e regista Dany Boon ha stracciato ogni record. I suoi 20 milioni e passa di spettatori lo hanno proiettato al secondo posto nella classifica dei film più visti di sempre in Francia (poco dietro Titanic ma davanti al mitico Tre uomini in fuga di Louis De Funes).

Bisio, un tale paragone non spaventa? Cosa l'ha convinto ad accettare?
«Quando ho visto l'originale al cinema, mi sono subito detto: ma perchè non è venuta a noi un'idea cosi? Il dualismo tra Nord e Sud, i luoghi comuni, certi preconcetti sono radicali nella nostra società più ancora che in quella francese. Mi è piaciuta poi la leggerezza di questa commedia intelligente».
In realtà già oltre mezzo secolo fa con Totò, Peppino e la malafemmina si ironizzava spedendo due meridionali arruffoni nella nebbiosa Milano. Ribaltamento geo-politico a parte (in Francia, all'opposto di quanto accade da noi, sono i settentrionali a essere considerati dei rozzi paesani) cos'è che rende Benvenuti al Sud più italiano? Una maggior dose di "cattiveria"?
«È innegabile che i tradizionali luoghi comuni oggi siano inaspriti dagli slogan leghisti . Ma non abbiamo voluto cavalcare un'onda tanto facile quanto pericolosa. Direi che il mio Alberto è un proto-Leghista, una sorta di antesignano, così come sua moglie Silvia (la brava Angela Finocchiaro). Nel senso che lui è ignorante proprio perchè ignora tutto del Sud: non è mai uscito dal paesino in Brianza, ambisce al trasferimento di lavoro a Milano e invece, per punizione, lo sbattono in un borgo del Cilento. Sorte tremenda ..... ».

Una maggior dose di cattiveria pero c'è. Se nell'originale Francese (così come nell'antesignano film di Totò) il protagonista s'infagotta nel cappotto certo che al Nord troverà un freddo ancestrale, in Benvenuti al Sud il buon Alberto si presenta nella cittadina campana, sua nuova sede di lavoro, vestito non solo di pregiudizi (terra di camorra, di rifiuti per le strade, di "terroni" scansafatiche) ma anche con un giubbotto antiproiettile. Non proprio un buon inizio, come gli farà notare il collega postino Mattia (Alessandro Siani) per poi fargli scoprire un luogo affascinante e una popolazione gioviale. Bene. Bene? Mica tanto. Perchè Alberto, pur di farsi compatire dalla moglie e dai colleghi restati al Nord, ha scritto e raccontato tutt'altra storia ...

Benvenuti al Sud è la risposta al film leghista Barbarossa di Martinelli?
«La Lega dei Comuni nacque per scacciare lo straniero. La nostra è invece una commedia che sbeffeggia la reciproca non conoscenza per invitare all'apertura verso gli altri. Pur senza voler essere buonisti a tutti i costi. Anzi. É un film pieno di crudeltà e di risate».
Come son state le riprese giù al Sud?
«Non era la prima volta per me. Negli ultimi anni mi è successo spesso di girare nel Meridione, anche con Sabrina Ferilli per la fiction Due imbroglioni e mezzo! Il Cilento è una terra splendida, mi sono trovato benissimo. Almeno, superate le prime 48 ore in cui tutti voleva no conoscermi, stringermi la mano, offrirmi un caffé. Ne ho bevuti così tanti che non riuscivo a chiudere occhio. Poi mi sono sentito uno di loro. Al punto che la tragedia accaduta mi ha colpito profondamente».
Parla dell'omicidio di Angelo Vassallo, sindaco ambientalista di Pollica?
«Il set del film era in provincia di Salerno, a Santa Maria di Castellabate: proprio vicino a Pollica e Acciaroli. Ma io so che il Sud non e solo camorra».