Benvenuti al Sud
La Gazzetta del Mezzogiorno

PRIMEFILM ‘REMAKE’ DEL SUCCESSO FRANCESE «GIù AL NORD»

Se il «polentone» Claudio Bisio è benvenuto al Sud

Testata
La Gazzetta del Mezzogiorno
Data
30 settembre 2010
Firma
Lino Patruno
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Lo dicano, lo dicano i signori polentoni che è così. Magari quando vengono al Sud non fanno più testamento come un tempo, ma i mal di pancia, quelli si sprecano. E se il loro sopraffino Bossi ha definito ‘porci’ i romani, chissà cosa ha in serbo, mettiamo, per i napoletani. La storia poi insegna: il pur benemerito Cavour fece l'unità d'Italia senza essere mai sceso da Torino. E il giudizio di molti nordisti è un pregiudizio da sentito dire: ovviamente il peggio possibile.
Un campione della puzza al naso è anche il dr Colombo (Claudio Bisio), brianzolo direttore delle Poste che fa il falso invalido (ahi ahi, anche loro) per essere trasferito a Milano e per punizione è spedito al Sud, ma Sud Sud: provincia di Napoli, appunto. Terrorizzato anche dalla moglie nevrotica (Angela Finocchiaro), scende attrezzato di giubbotto antiproiettile, estintore contro il caldo, creme protezione 50, trappola per topi, lattine di acqua, niente orologio e fede nuziale (tagliano le mani), pillole anticolera, gorgonzola per respirare aria di casa. Il fatto è che laggiù sono tutti terun, anche gli animali, una trincea (lungo il viaggio una poliziotta che lo ferma solidarizza con lui: anche io ho mio fratello in Kosovo).
Manco a dirlo che, dopo l'autodisastroso primo impatto, capisce che non è finito nel «paradiso abitato da diavoli» di cui parlava il pur meridionale Benedetto Croce. Certo, qualche abitudine diversa: al Sud bevono sempre caffé, gesticolano, vanno in ufficio alle 9, ci vuole il traduttore per capirli (qualcuno ha mai parlato con un vicentino?), usano il voi invece del lei, sono ospitali da asfissia, non dicono telecomando ma teiecomand (cioè si mangiano l'ultima lettera, forse per la fame atavica).
Ma alla fine, come avviene per tutti i dr Colombo, il direttore ci prende tanto gusto da dover dire alla moglie terrorizzata che gli chiede se sono sporchi e «strani dentro», che a volte sembrano normali. Insomma, lei sta meglio, si sente più rassicurata nelle sue convinzioni, se lui sta peggio: metafora del rapporto fra Nord e Sud. E invece lui diventa addirittura il più discolo (e terun) della compagnia, in cui campeggiano la sua controfigura sudista (Alessandro Siani) e una fanciulla che invece di essere tracagnotta è un fior di fighettina chissà come meridionale (Valentina Lodovini). La conclusione è pirotecnica.
Il fIlm passa per la versione nostrana del fortunato francese Giù al Nord (loro sono più rovinati a Settentrione), e va bene. Si ride molto e senza becerume televisivo. Né il regista Luca Miniero ha voluto andare oltre le macchiette (lontane dai personaggi universali della commedia all'italiana) e un buonismo senza graffi che non fa però male mentre ci avviciniamo scannati ai 150 anni del Paese unito. Del resto, glielo dicono al direttore: quando un forestiero viene al Sud piange due volte, quando arriva e quando parte. Così imparano.