Benvenuti al Sud
Il Riformista

Se pure i leghisti ridono di Bisio

I padani vedono Bisio ma un film non fa l'Unità

Testata
Il Riformista
Data
5 settembre 2010
Firma
Michele Anselmi
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Immagine dell'articolo su Il Riformista
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La notizia è che "Benvenuti al Sud" piace dappertutto. Al sud naturalmente, al centro, al nord, perfino nel nord-est, piazza di solito ingrata, un vero incubo per i film italiani. Per dire: in Veneto, nel primo week-end di programmazione, la commedia di Luca Miniero che rifà, seguendo un percorso rovesciato, il francese "Giù al Nord", ha incassato oltre 250 mila euro. D'accordo, non saranno i 750 mila della Campania, ma è anche vero che li il film gioca in casa, essendo stato girato a Castellabate, ridente borgo marinaro del Cilento. Che "Benvenuti al Sud" sarebbe stato un successo, era facile da prevedere. Però non in questa misura. Pensate: in tre giorni ha totalizzato 4 milioni e 150 mila euro, significa una copia a media di 7.500 euro, roba da cinepanettone. Se va avanti così, pronosticano gli esperti, potrebbe arrivare a 20 milioni. Del resto l' originale compì il miracolo di battere "Titanic", in terra di Francia, superando i 130 milioni.
Poi sarà pure una farsa senza tempo, inzeppata di stereotipi buffi e pregiudizi nordisti, con uno sguardo nostalgico ai climi di "Pane, amore e fantasia" e senza l' aspra sincerità del modello transalpino firmato da Dany Boon. Però piace a tutti, suscita buon umore. Basta non chiedere a "Benvenuti al Nord" di fare l'Unita d'Italia nel momento in cui l'immondizia ricomincia a lordare le strade di Napoli, la camorra uccide il sindaco di Pollica e Bossi se la prende di nuovo (salvo poi fare marcia indietro) con Roma porcella e ladrona. Tuttavia, suggerisce il produttore Riccardo Tozzi, «il film richiama lo spirito comunitario, non divide ma unisce». Ne discende che il Paese, tributando un successo così plebiscitario alla svelta e simpatica commedia, esprimerebbe «un' esigenza di comunanza», ci direbbe «che molti conflitti sono stati artatamente creati e cavalcati». "Benvenuti al Sud" come un antidoto alla beceraggine, al clichè, alla raffigurazione pigra dei rapporti tra nord e sud d'Italia; come un invito a deporre le armi per conoscersi meglio.
Il rischio, alla luce del successo straordinario, è di sovraccaricare di significati politici il film. Sarebbe un'ingenuità, pure una sciocchezza, farne una bandiera. Però conforta che anche i "padani" sembrino gradire, non per niente il 135 per cento dell'incasso arriva dalle regioni settentrionali.
Evidentemente il pubblico leghista, lo stesso che ha rispedito al mittente il truce e ridicolo "Barbarossa" di Renzo Martinelli, si rispecchia volentieri, disponendosi a sorridere un po' di se stesso, nel brianzolo Claudio Bisio spedito per punizione «giù in Terronia» a dirigere un ufficio delle Poste. L'uomo di Usmate, pure animatore di un' Accademia del Gorgonzola, pensando di andare in zona di guerra si presenta al lavoro con un giubbetto antiproiettile; mentre la moglie apprensiva, oltre a organizzare ronde civiche col basco viola, esige la ricevuta fiscale dai venditori di palloncini a piazza del Duomo e si fa leggere i cognomi sui campanelli prima di acquistare una casa.
Stereotipi? Ma certo, perchè sennò il conflitto -lo scontro "culturale" legato a usi e costumi, abitudini e dialetti - andrebbe a farsi benedire. Infatti "Benvenuti al Sud" è più spassoso nella prima parte, quella del sospetto, quindi del pregiudizio accanito esposto alla prova dei fatti; poi il nordista si redime, addirittura s'innamora di quelle contrade accoglienti e assolate, al punto da inscenare con l'aiuto dei suoi amici di Castellabate, per far sloggiare la moglie, uno spettacolo esagerato sul peggio della Campania.
D'altro canto, lo stereotipo tocca pure il versante sudista, fatto di figli mammoni, mamme invadenti, impiegati picchiatelli, contadini dalla parlata incomprensibile, pennichelle post-prandiali e panni stesi. Per la cronaca lo sceneggiatore Massimo Gaudioso viene da "Gomorra": tutto si può dirgli tranne di aver edulcorato, in passato, l'immagine della Campania. Qui è diverso, non bisogna cercare la realtà in "Benvenuti al Sud" (anche se il Salernitano, a suo modo, e un'isola felice). Si ride dei reciproci stereotipi perchè quegli stereotipi esistono davvero e allo stesso tempo ci piace pensare di poterli superare.