Benvenuti al Sud
La Repubblica Milano

Miniero: "Io, meridionale a Milano tra pregiudizi e qualche sorpresa"

Testata
La Repubblica Milano
Data
8 ottobre 2010
Firma
Barbara Sorrentini
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Immagine dell'articolo su La Repubblica Milano
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Usmate-Castellabate, Napoll-Milano: il primo è il viaggio di finzione di Claudio Bisio in Benvenuti al Sud; l' altro quello reale del regista del film Luca Miniero quando si è trasferito a Milano per lavorare in pubblicità. Al secondo posto negli incassi della scorsa settimana in città, battuto soltanto da Inception, Benvenuti al Sud (remake del successo francese Giù al nord) racconta l'avventura di Alberto, lumbard convinto e membro della "Confraternita del gorgonzola" mandato a dirigere l'ufficio postale di un paesello del Cilento. Se Alberto e consorte (AngelaFinocchiaro) incarnano la summa degli stereotipi padani nei confronti del meridione, Miniero confessa di essere arrivato a Milano «con una valigia piena di pregiudizi».
Quali?
“Ammetto che quando sono partito pensavo di finire catapultato nella città di Totò, Peppino e la malafemmina. Una città fredda, formale, poco accogliente, dedita solo al lavoro. Se in parte questo aspetto esiste, sul resto ho dovuto ricredermi e abbandonare i pregiudizi”.
Che cosa ha scoperto?
“Alcuni stereotipi li ho confermati: come il freddo, che c'era davvero, e la puntualità dei mezzi di trasporto. Mi colpiva anche la cura che avevano le donne nel vestirsi, cosa che a Napoli e nemmeno a Roma ho mai più ritrovato”.
Le sorprese?
“Ho trovato una città molto cordiale e aperta. Mi hanno colpito alcune differenze minime, superficiali e buffe, come fare diverse telefonate per vedersi tre giorni dopo. A Napoli prendi vai e citofoni, oppure ti trovi direttamente giù in piazza”.
Vive ancora a Milano?
“No, ma ci vengo molto spesso per lavoro. Ricordo che la prima volta mi era sembrata carissima, inarrivabile. Ora è un po' diverso, ma con pochi soldi non è molto accessibile o divertente”.
Quando ci torna dove le piace andare?
“Abitavo in zona Monumentale e finisco per ritrovarmi sempre lì intorno, via Messina, via Sarpi. Quindici anni fa mi piaceva molto, anche se era più degradata: ora tutta la zona Garibaldi è stata recuperata. Mi ricordo che Corso Como non era ancora pedonalizzata, però era già molto modaiola. Mi piace quell’aria di periferia che c'è subito fuori dal centro”.
Come si è trovato nell'ambiente pubblicitario?
“Mi è andata bene, ho lavorato nelle più grandi agenzie pubblicitarie americane che avevano sede a Milano e stavo in un mondo a parte. Quando sono tornato stava cominciando la crisi economica: Milano non era più una città scintillante o ricca, anche la pubblicità ha risentito di questa crisi”.
Tornando al suo film, è stato facile per Claudio Bisio interpretare Alberto?
“Bisio aveva tutte le caratteristiche che servivano al personaggio, nella vita reale è molto aperto e disponibile ed è stato molto divertente vederlo arrivare al sud con tutte le sue abitudini lombarde, sembrava un marziano. Però in realtà Bisio è un napoletano nascosto sotto sembianze milanesi”.