Benvenuti al Sud
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Bisio:'Volete essere persone migliori? Dovete imparare a rispettare chi è diverso da voi'

Pronto a tornare a Zelig, Claudio si gode il successo del suo film e spiega:'Il confronto ci arricchisce, perchè ci fa osservare il mondo con occhi nuovi'

Testata
Vero
Data
8 ottobre 2010
Firma
Tommaso Martinelli
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Ha raccolto diverse soddisfazioni in tutti i campi dello spettacolo, ma l'ultima sfida da superare non era certo una delle più semplici: riuscire a far ridere trattando un tema impegnativo. Ma per Claudio Bisio è l'ennesima missione compiuta. Il suo ultimo film, Benvenuti at Sud, a pochi giorni dall'uscita nelle sale cinematografiche è già in testa al box office. Merito di un cast di primo ordine e di un messaggio non banale che invita a valorizzare la diversità, con la storia di un impiegato delle poste della Bassa Brianza alle prese con la sfida di un trasferimento forzato nel Cilento. Bisio, nato a Novi Ligure ma cresciuto a Milano, si diploma alla Civica scuola d'arte drammatica. Negli anni Settanta alterna l'impegno politico alla passione per la recitazione. Su consiglio di una sua insegnante del Piccolo, tenta la carta della comicità. Una scelta che si rivelerà più che mai vincente.
Dopo una prima apparizione di rilievo sul piccolo schermo, nel programma di Italia 1 Zanzibar, prende parte ad alcune trasmissioni ideate da Paolo Rossi, accanto a esordienti d'eccezione come Antonio Albanese e il trio Aldo Giovanni e Giacomo. IL grande successo; inaspettatamente, arriva agli inizi degli anni Novanta, nelle vesti di cantante sui generis con il brano Rapput, con Rocco Tanica, per diverse settimane in cima alla hit parade. Nello stesso periodo, fa parte del cast del film Mediterraneo, con il quale il regista Gabriele Salvatores vince I 'Oscar. Al cinema si costruisce una camera variegata contraddistinta dalla qualità e dal costante appoggio da parte del pubblico. Puerto escondido, Nirvana e La tregua hanno segnato la sua avventura sui grande schermo, come Mai dire gol, Striscia la notizia e i tormentoni pubblicitari lo hanno fatto per la Tv.
Si dimostra anche un ottimo doppiatore quando gli viene chiesto di prestare la sua voce al bradipo Sid nella saga d'animazione L 'era glaciate. Ma le gratificazioni arrivano anche nel privato: nell'agosto del 2003 sposa Sandra, dalla quale ha due figli, Alice e Federico, rispettivamente di quattordici e dodici anni. Con la moglie, cinque anni dopo il matrimonio, pubblica il volume Doppio misto - Autobiografia di copia non autorizzata. E in attesa di fare il bis al botteghino con la pellicola di Fausto Brizzi, Maschi contro femmine, Claudio pensa gia al prossimo impegno televisivo, con la nuova edizione di Zelig, pur da "orfano" della sua grande amica Vanessa Incontrada. Dopo diversi anni di gag e duetti, Claudio dovrà ora dividere la scena con la talentuosa Paola Cortellesi.
«Mi spiace tanto per Vanessa, le ero affezionato e sentirò inevitabilmente la sua mancanza», racconta Claudio, «ma sarà stimolante il confronto con un' artista del calibro della Cortellesi».
Com'è nata la tua partecipazione a Benvenuti al Sud?
«Da spettatore, avevo gia visto il film francese Giù al Nord, di cui Benvenuti al Sud è la versione italiana autorizzata, ancora prima di essere coinvolto in questa progetto. Al termine della visione del film, mi e venuto quasi naturale chiedermi perchè non ci avessimo pensato prima noi. Dopotutto, le differenze tra Sud e Nord non esistono soltanto in Francia, anzi, probabilmente nel nostro Paese sono ancora più forti e marcate. I nostri conflitti spesso non si limitano al puro folklore, ma riguardano soprattutto la politica, oltre che l'intera identità dell'Italia».
Qual è il punto di forza del film?
«L'idea forte del film è quella di trattare il tema navigando sul filo della commedia. Di conseguenza, anziché dare risalto ai discorsi politici di Umberto Bossi o a immagini forti come quelle della spazzatura di Napoli, abbiamo preferito concentrarci per lanciare un messaggio specifico».
Quale?
«Un messaggio sul valore della diversità. Il mio personaggio e sua moglie, interpretata da Angela Finocchiaro, sono in sostanza due persone ignoranti, nel senso che ignorano completamente la diversità di luoghi, culture e usanze lontani dai loro. Beninteso, non sono cattivi, ma non riescono a comprendere l'importanza della diversità. Fortunatamente, nel corso della pellicola, avranno modo di ricredersi e di apprezzare, guardando con occhi nuovi, ciò che prima non conoscevano» .
A te è mai capitato di vivere una situazione del genere?
«Diciamo che, pur avendo girato spesso in Campania, non conoscevo i luoghi in cui il film è ambientato. A questo punto mi auguro che la pellicola possa stimolare la curiosità di tante persone, sia residenti al Nord sia al Sud. Per quanta mi riguarda, credo che la nostra sia una sfida vinta: non è semplice far ridere con un tema cosi forte».
Ai tuoi figli hai insegnato il valore della diversità?
«Si, naturalmente. Perché sono convinto che, insegnando il rispetto per ciò che è, geograficamente o cultural mente lontano da noi, si ricavi un fecondo confronto e conseguentemente un profondo arricchimento interiore. E questo, oggi come oggi, è importantissimo».
Con il cast del film come ti sei trovato?
«Davvero molto bene. Con Angela Finocchiaro capita spesso di prendere parte agli stessi progetti e non è certo la prima volta che recitiamo il ruolo di marito e moglie. É un'amica, oltre che una grande professionista. Dividere la scena con Alessandro Siani, poi, è stato un autentico spasso: talentuoso e spontaneo, ci siamo fatti grandi risate e penso che al pubblico piaccia vedere interagire due uomini così diversi, degni rappresentanti della contrapposizione tra Nord e Sud. Anche con tutto il resto degli attori c' e stato un bel gioco di squadra. Ricorderò tutto con molto piacere»