Benvenuti al Sud
Il Foglio

BISIO NEL REMAKE CILENTANO DEL FILM CULTO DI DANY BOON

Se l' autoironia meridionale riconverte il padano, la redenzione è vicina

Testata
Il Foglio
Data
1 ottobre 2010
Firma
Marina Valensise
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Roma. L'Unità d'Italia ha il suo film. Per Castellabate, ridente borgo marinaro nel Cilento, provincia di Salerno, prevedo lo stesso assalto di turisti che ha colpito Bergues, città fantasma di 4.000 anime nella regione francese del Nord-Pas de Calais, dopo aver ospitato il set del film di Dany Boon,"Bienvenue chez les Ch'tis", che ha sbancato il botteghino con 20 milioni di ingressi e 170 milioni di incassi. Nel remake italiano, "Benvenuti al Sud", girato da Luca Miniero, prodotto da Cattleya e dallo stesso Dany Boon, e distribuito da Medusa, il direttore dell'ufficio postale di Usmate, Alberto Colombo, alias Claudio Bisio, lascia la nebbiosa Brianza guidando a passo d'uomo. Volendo puntare sugli stessi stereotipi rovesciati, Massimo Gaudioso, lo sceneggiatore di Gomorra, ha invertito i punti cardinali dei francesi. Così Bisio viaggia da nord a sud, e piange lacrime amare sulle note non di Jacques Brel, ma della "Madunina". Anche lui sconta un trasferimento infelice dopo essersi finto disabile, onde ottenere una sede di suo gusto. Anche lui si troverà capo ufficio in un borgo sperduto, alle prese con un postino scemo, il bravo Alessandro Siani, due impiegati semiritardati che portano il nome del patrono, Costabile, ma vivono in balia di pernacchie e balbuzie, e una bella ragazza procace. Diversamente dal francese, Bisio indossa non maglie di lana, ma un giubbotto antiproiettile, lasciando a casa la fede e l'orologio. Infila nel cofano una forma di gorgonzola, una bombola di ossigeno, un ventilatore, una trappola per topi e crema solare protezione 50. Gliel'ha data sua moglie Silvia, Angela Finocchiaro, meno nevrotica ma più rompipalle della consorte francese. Esige, infatti, ricevuta fiscale dal venditore di palloncini in piazza Duomo, pattine di feltro dal marito per varcare l'immacolato uscio di casa e organizza ronde civiche in camicia colore viola (dunque senza offesa per Umberto Bossi e la Lega nord). Al posto delle esilaranti gag in "ch'tmi", patois dai suoni gutturali dove le "esse" si trasformano in "sci" e viceversa, qui Miniero esalta il cilentano stretto che confonde "ascelle e mascelle", regge tutta una gamma semantica sulle sole vocali, e s'affida a corpo morto sull'apocope (e cioè la soppressione delle finali che spiega il fascino della sillabazione alla Lino Jannuzzi), grazie alla performance di un contadino autoctono, incomprensibile quando chiede il "Postamatt" al direttore brianzolo, ma perfettamente in grado di comprendere il forestiero, alias Danny Boon, in cerca della sportello per le raccomandate. Prova che i meridionali, per quanto trogloditi sono veloci di testa, e per quanto loquaci non hanno bisogno di parole per capirsi, come dimostra fra l'altro l'intesa per ellissi tra il postino e sua madre, che ruota tutta intorno allo zabaione al marsala, segno che e ora di smammare. Bisio-Colombo era convinto che "i terun" fossero tutti sporchi, ladri, cocainomani e delinquenti, "camorristi e basta: chi vive bene vive con la camorra, gli altri sono tutti poveracci" l'aveva avvertito il suo Virgilio, presidente dell'accademia del Gorgonzola. Scoprirà la felicità di arronzare, spazzuliare a mpepata i cozze, a zizzona 'i Battipaglia ca caccia u latte. E grazie all'autopresa in giro dei meridionali cambierà idea.