Benvenuti al Sud
Secolo d'Italia

DA BISIO A ZERO, L’ARTE SFIDUCIA IL SENATUR ...

L’antidoto ai deliri leghisti? Va cercato a teatro, nei cinema, e in tutto ciò che è cultura pop

Testata
Secolo d'Italia
Data
2 ottobre 2010
Firma
Gianfranco Franchi
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A sfiduciare Umberto Bossi, per la sua gretta antiromanità e per la sua ostinata politica antipatriottica, antistorica e antimeridionale, non sarà più il Parlamento, appagato tutto a un tratto dalle sue di1l'erite, cincischianti scuse ufficiali, e subito pronto a ritirare l'opportuna mozione: sarà, una volta ancora, il mondo della cultura e dello spettacolo. Da un pezzo sono gli artisti, per primi, a rispondere a dovere, punto per punto, alle cattiverie e alle bassezze del leader del Carroccio, correggendo e rovesciando le sue battute, restituendo serenità ai nostri irritati connazionali. Soltanto negli ultimi giorni, tre personalità molto amate dal pubblico come Claudio Bisio, Renato Zero e Carlo Verdone sono intervenute per criticare a dovere l' ennesima bambinesca boutade bossiana, in contesti ben diversi. Cominciamo dal primo. Bisio, comico e presentatore cresciuto a Milano, e protagonista d'una divertente commedia di Luca Miniero, "Benvenuti al sud", da pochissimo in sala. Nel film, interpreta un impiegato lombardo che si ritrova, per via d'una serie di vicissitudini, trasferito in quel mezzogiorno che per anni aveva guardato con sospetto e orrore, e da opportuna lontananza. angosciato dal pensiero che fosse la terra della Camorra, della negligenza, della nullafacenza, della sporcizia: ed è così condizionato da quel che certi partiti gli hanno messo in testa che nei primi giorni va a lavoro col giubbotto antiproiettile. Ma nel Cilento scopre, invece, col passare dei giorni, persone così umane, solari e ospitali che ben presto cambia radicalmente approccio. Durante la conferenza stampa Bisio ha stuzzicato il leader lumbard: «Questo è un film anti-Barbarossa. In questo film non parliamo di difesa strenua di un'identità, rispetto alle altre: affrontiamo la curiosità, il gusto della scoperta. Mi auguro che anche Bossi vada a vederlo, magari potrebbe addirittura piacergli ». Come no. Tutto può succedere….«Beh, credo che certi politici, andando al cinema, potrebbero ridere senza nemmeno capirne il sarcasmo: come le signore impellicciate che andavano a vedere gli spettacoli di Dario Fo e applaudivano senza rendersi conto che il bersaglio di quella satira erano proprio loro».
Già: "Benvenuti al Sud" è la grande satira dei pregiudizi e della grottesca propaganda padanoide, e al contempo è un invito a non stancarsi di incontrare, studiare e abbracciare persone e culture diverse. «Non nascondiamolo, in Italia i conflitti culturali esistono - puntualizza Bisio - la questione meridionale è ancora aperta e le differenze tra Nord e Sud sono troppo forti. In questo senso, il mio è un personaggio esemplare: un vero ignorante». Durante la lavorazione, un anno fa, l'attore aveva anticipato lo spirito dell'opera: «Già nel dopoguerra s'era capito che non conoscersi voleva dire farsi la guerra ... Ma nel film c' è una sorpresa. C'è un Sud che urla la sua normalità.». Per una strana coincidenza, il film è stato girato a Santa Maria di Castellabate, paese vicino a Pollica, quel piccolo eden in cui qualcuno ha ucciso il sindaco Vassallo, martire della legalità. "Benvenuti al Sud" è dedicato a uomini di valore come Vassallo.
Il secondo artista sceso in campo a difendere Roma e i romani dalle volgarità padanoidi è stato il nostro amato Renato Zero, 60 anni compiuti il 30 settembre cantando in piazza di Siena, in uno degli otto concerti previsti. Zero, per prima cosa, s'è mostrato dispiaciuto per l'approccio bossiano, in una conferenza stampa: «Ma la coscienza non ha sciamani o medicamenti. Bisogna curarsela da soli, stando con la gente. Stiamo parlando di italiani, è dannoso fare una hit parade degli italiani buoni e di quelli cattivi. Abbiamo gli specchi, a casa: frequentiamoli un po' di più... ». Poi, sul palco, mentre parlava col suo pubblico, con la generosità e l'amore di sempre (‘mi avete portato sulla Luna’), ha aggiunto qualcosa di bello, e di semplice: «Grazie anche per la vostra romanità, che a volte viene criticata, di questi tempi. Che peccato perdere certe occasioni per dire: Viva l'Italia!». Curiosamente, il suo nuovo spettacolo comincia con un pezza inedito di nome "Roma", omaggio all'Eterna e ai suoi grandi personaggi. Piacerà molto alla moglie di Bossi, sorcina. Meno ai Borghezio e ai Calderoli di turno. Infine, il terzo artista che ha sentito di dover dire due paroline al Senatur e stato il grande Carlo Verdone. Non è che abbia apprezzato molto l'ennesima carognata antiromana: «Bossi? Magari soffre della sindrome di Annibale. Appena gli parlano dei romani gli viene il sangue alle orecchie» ha commentato nei giorni scorsi. «Davvero non capisco tutto questo livore contro Roma: magari è invidia. Ma forse non è nemmeno il caso di porsi tante domande sul perchè dica certe cose: quello è uno che, come diciamo noi aRoma, apre bocca e je da fiato ... ». Possibile. Verdone ha concluso: «Piuttosto, andrebbe sottolineato come la politica sia oramai scesa a un livello davvero bassissimo: come elettore italiano, mi vergogno». Già è ora di cancellare il tratto fondante più respingente della seconda repubblica: il lessico triviale, il borborigmo antipolitico, lo slogan da stadio. Sono forme di imbarbarimento, sono espressioni di decadenza culturale non più tollerabili. Intanto, apprezziamo con quanta semplicità, personalità e fantasia artisti settentrionali e capitolini abbiano liquidato il Senatur. Qualcuno, nelle nebbie brembane, dovrebbe prenderne nota e imparare la lezione per tempo. Una scusa smozzicata in differita non mitiga l'insolenza, e non stinge la memoria.