Benvenuti al Sud
Il Venerdì di Repubblica

Benvenuti al Sud

Com'è difficile fare una commedia in terra di Gomorra

Testata
Il Venerdì di Repubblica
Data
29 ottobre 2010
Firma
Valerio Magrelli
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Una operazione di remake equivale a un'opera di traduzione. La storia del cinema è piena di soggetti che migrano da una nazione all'altra, adattandosi sui Paesi d'adozione. Basti citare I soliti ignoti di Mario Monicelli (1958), ripreso dal francese Louis Malle (1964) e dagli americani Anthony e Joe Russo (2002). Se in quel caso il modello era italiano, Benvenuti at Sud, di Luca Miniero, si ispira a un regista francese, Dany Boon, autore nel 2008 di Bienvenue chez les Ch'tis (Giù al Nord), secondo successo di sempre nelle sale d'Oltralpe.
La pellicola originale giocava sui luoghi comuni che oppongono gli abitanti della Provenza a quelli delle zone vicine al Belgio. Il suo protagonista, direttore delle Poste, viene cioè trasferito da una regione mediterranea a una settentrionale, dove teme di ritrovarsi fra gente rozza, incivile, alcolizzata: gli ch'tis, appunto, così chiamati per la loro terribile pronuncia. Invece ... Il nucleo del racconto consiste nel progressivo smantellamento degli stereotipi, ossia nella scoperta di un «Altro» amico e simile. Insomma, siamo dalle parti di Balla coi lupi di Kevin Costner, o dell'Ultimo samurai di Edward Zwick, due lavori tesi a mostrare il drammatico incontro della cultura occidentale con quella indiana da un lato, quella giapponese dall'altro. Sia Giù al Nord sia Benvenuti al Sud ripercorrono lo stesso tema su un registro comico. L'assunto, infatti, resta la drastica smentita dei cliché.
Il film di Miniero, però, ha voluto tradurre gli ch'tis nei nostri terroni. Un direttore delle Poste brianzolo (Claudio Bisio) viene trasferito nel Meridione, dove teme di imbattersi in barbari e criminali. Troverà invece uno splendido villaggio a picco sul mare, senza rapine o furti, e dotato di un perfetto sistema di raccolta differenziata. Lasciando la storia identica al prototipo francese, il nostro regista avrebbe voluto cambiare solo la geografia. Ma il punto è proprio questo: non c'è geografia senza storia, e quella della Campania gronda sangue. La prova è stata che, il 5 settembre, Angelo Vassallo, presidente dell'assemblea del Parco nazionale del Cilento e sindaco di Pollica-Acciaroli (un paese vicino a quello del set), è stato assassinato da ignoti. Se il film gli è stato giustamente dedicato, rimane il fatto che il remake è fallito, perchè tra ch'tis e terroni resta lo scoglio di una
parola purtroppo intraducibile: Gomorra.