Benvenuti al Sud
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Il fenomeno “Benvenuti al Sud”, tra cinema e realtà

Testata
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Data
1 gennaio 2001
Firma
Silvia Costa
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Con più di 20 milioni di euro incassati, vale a dire più di 3 milioni di spettatori, Benvenuti al Sud vola in testa alla classifica dei film più visti nel 2010. Non solo un remake – del francese Giù al Nord – non solo commedia – anche se così si definisce – non solo Claudio Bisio – anche se brillante come sempre. Il fenomeno cinematografico di Luca Miniero e Massimo Gaudioso è un film all’ennesima potenza che ha creato di se stesso un simulacro, una storia parallela autoreferenziale; c’è il film, la pellicola autoriale, e c’è il discorso mediatico sul film. Vera o non vera, ma più verissima che vera, c’è poi, e quindi ci si fa in tre, la realtà referente, prima quella francese e poi quella italiana.


Cominciamo dal principio, da quel 2007 in cui Daniel Hamidou, in arte Dany Boon, originario della cittadina nordica Armentières, decide di scrivere una commedia che ruoti intorno ai pregiudizi sui francesi nordici. Bienvenue chez les ch’tis, questo il titolo del film, raggiunge un incasso storico, il secondo in Francia, dopo quello di Titanic. Un anno dopo arriva da noi, con il titolo di Giù al Nord; altro successo, altro incasso record.

Infine Benvenuti al Sud, la trasposizione geografica della storia, che funziona soprattutto per il richiamo costante all’attualità tragi-comica italiana, tutta; per gli uffici direttivi postali oscurati dai tendini, per un’ipotetica omosessualità ancora disdegnata, per l’inganno legale, per l’ignoranza geografica, culinaria e linguistica, per i pregiudizi bidirezionali, insomma, per una “presa per il culo” continua. Funziona perché si inserisce perfettamente nell’Italia del federalismo spezzato, nell’Italia della Padania e della Terronia, nell’Italia di Gomorra, Terzigno e i vari bunga-bunga. È nella realtà mediatica, quella dell’informazione spettacolarizzata soprattutto, che ha origine lo sketch. Ed è lì, in quella comunicazione deviata, che Alberto (l’impiegato delle poste interpretato da Claudio Bisio) e sua moglie Silvia (Angela Finocchiaro) rimangono incastrati; bloccati nel mito milanese, nel culto del gorgonzola, nel rito della tisana e nell’inno di “O mia bela Madunina.

Sono Mattia (Alessandro Siani), Maria (Valentina Lodovini), Costabile da Piccolo (Nando Paone), Costabile da Grande (Giacomo Rizzo) e tutta Castellabbate (Château d’Abbé alla francese) a svegliare l’impiegato brianzolo dal topore del pregiudizio, e ci riescono con il più semplice dei contatti umani; l’amicizia. Quella senza secondi fini, mete di promozione e obblighi lavorativi; l’amicizia punto. Da qui cade il fittizio a favore della realtà, “ci si accorge del mare”, secondo la metafora usata nel film, l’amicizia apre alla conoscenza da entrambe le parti; i pregiudizi del settentrionale cadono, ma cadono anche i pregiudizi del meridionale.

Fa ridere poi che Alberto debba continuare a mentire alla moglie per non destabilizzare la coppia da quello stagno di nebbia lombarda, ormai entrato dentro la loro relazione di immobili coniugi e ansiosi genitori di figlio unico. Fa ridere che sia ancora il paese, la diretta e generosa ingenuità paesana, a soluzionare tutto, a incoronare l’amore sanzionando i giudizi infondati.

Infine, il colpo di scena è che Nord e Sud in fondo si assomigliano; una storia d’amore salvata, preferenze culinarie, lingue e abitudini preferenziali. Le morali che Benvenuti al Sud comunica sono tante, la lacrima di Pierrot non è solo una; dalla riscoperta del gusto del mangiare (“Aggià mangià”), a quella del gioco all’aria aperta (con il successivo meraviglioso rischio di spaccare qualche finestra), dalla cura dei rapporti umani alla promozione dell’affezione straniera (perché “quando un forestiero va al sud piange due volte; quando arriva e quando riparte), dal re-imparare a “sentire con il cuore” fino a quello slanciato “Jamme Jà” che alleggerisce tutto.