Zelig circus 2006
Oggi
Mentre furoreggia in Tv, Bisio torna al cinema con un duplice ruolo
Per Vanessa e Stefania mi faccio in due. Anzi: in tre
“Con la Incontrada a “Zelig” sono comico; con la Rocca in “La cura del gorilla” sono un inquietante schizzofrenico”, racconta l’attore. Che nega di essere “doppio” anche nella vita: “sono di sinistra ma nel lavoro in piena libertà nella rete di Berlusconi”. E ricorda quella volta in cui…
Dal 3 febbraio non telefonate a quelli dell’89.24.24 per aver suggerimenti su un film. Vi anticipiamo noi quale sarà la risposta: La cura del gorilla, naturalmente. È il minimo che possono fare per il loro testimonial eccellente, di nuovo sul grande schermo dopo sei anni.
In Tv con Zelig, al cinema con un thriller: Claudio Bisio si fa in due…
“Veramente mi faccio in tre…”, precisa scherzando. “Il personaggio che interpreto ha una doppia personalità: è il Gorilla, un buttafuori deluso dalla vita, e il suo alter ego, il “Socio”. Tanto il primo è esitante, imbranato, tanto l’altro è sicuro di sé, procede come un treno senza preoccuparsi cosa sia politicamente corretto. Anche con le donne sono all’opposto: il Gorilla è pieno di tentennamenti, balbettii; il Socio va al sodo. Ma non è una storia tipo Dottor Jekyll & Mister Hyde: io non mi trasmormo, resto sempre me stesso”.
Come è venuto in mente ai produttori di scegliere lei, di cui grazie a Zelig il pubblico riconosce siprattutto le irresistibili doti comiche?
“Non è venuto in mente ai produttori. È venuto in mente a me. Colpa del mio libraio di fiducia: sapendo che amo i gialli, tre anni fa mi ha consigliato La cura del gorilla (appunto), il secondo thriller di Sandrone Danzieri. Ne ho amato l’ironia, il sarcasmo, il disincanto, l’ambientazione milanese perfetta e ci ho subito visto la possibilità di trasformarlo in film, benchè non avessi affatto chiaro come sarei riuscito a rendere lo sdoppiamento del personaggio. Comunque, con la complicità del regista (Carlo Sigon) e dello stesso Dazieri, che ha curato la sceneggiatura, il progetto si è concretizzato”.
L’ha forse attirata il fatto che, nella vita, si “sdoppia” un po’ anche lei? È dichiaratamente di sinistra ma lavora in una rete di Berlusconi, accetta pubblicità ma rifiuta Sanremo (e un sacco di soldi) per evitare telepromozioni…
“Quanto a Berlusconi, mi limito a ricordare che ho recitato “I bambini sono di sinistra” a Zelig e non è successo niente, l’ho recitato su Raitre e c’è stata un’interpellanza parlamentare… Per la pubblicità, dico solo che uno spot è una microstoria, io non invito direttamente a comprare quel prodotto”.
Ok, torniamo al film.
“È la storia di una guardia del corpo irresistibilmente attratta dall’odore dei guai. Così, quando un0assistente sociale (Stefania Rocca) gli chiede di scoprire l’assassino del fidanzato albanese, lui cede. Vedrete che sorpresa: il fidanzato è Kledi Kadiu, il ballerino: è bravissimo. Peccato che venga ammazzato dopo la prima scena! Parallelamente, il Gorilla deve preoccuparsi del suo lavoro ufficiale: scortare un divo americano arrivato in Italia per lanciare un videogioco. È impersonato da Ernest Borgine, un mito. A 89 anni era lui, con la sua pacatezza, la sua rilassatezza a smorzare il clima a volte stressante sul set. Verso la fine delle riprese, quando tutti non ne potevamo più di mangiare i pasti preconfezionati, lo vediamo fare la scarpetta con gusto, commentando: “Good, good!”. È stata una bella lezione da parte di uno che ha contribuito alla storia di Hollywood e ha persino vinto un Oscar”.
Si sente più Gorilla o più Socio?
“Il Gorilla ha una biografia simile alla mia: sono cresciuto a Milano (la mia famiglia veniva da Novi Ligure); ho attraversato gli anni Settanta e poi gli anni Ottanta sempre “da sinistra”; ho frequentato il centro del Leoncavallo… però è il Socio quello che mi affascina di più: rappresenta quello che potevamo ma non abbiamo avuto il coraggio di essere, è un “buon selvaggio”, un tipo “pane al pane e vino al vino”, se ne frega del bon ton. E poi il suo modo di comportarsi con le ragazze. Io faccio parte di una generazione incerta, che si è creata mille problemi e si preoccupava dei preliminari… Sono un po’ male, confesso, quando abbiamo indetto un sondaggio tra le nostre amiche in fase di sceneggiatura: “Preferite lo stile rispettoso del Gorilla o quello rude del Socio?”. La maggior parte ha risposto: “Quello del Socio”. Ah, averlo saputo…”.
Ormai è tardi?
“Sono uno fedele. Da quando ho deciso di mettere su famiglia, mia moglie (Sandra Bonzi, ndr) e miei bambini vengono al primo posto”.
Bambini fortunati: chissà quante risate…
“Oddio, non è che io possa sparare battute 24 ore al giorno (anche perché almento 8 ho bisogno di dormirle, sennò non carburo), né di sorridere sempre come un beota. Eppure è quello che ci si aspetta da me. Se cammino tranquillo per strada, mi capita che qualche passante osservi: “Quanto è serio, oggi!””.
Ci si sente un po’ schiavo del successo, insomma. Per questo ha deciso di sospendere Zelig almeno per un anno.
“No, no. Dopo un decennio esatto, non volevamo stancare noi stessi e gli spettatori. Se lo riprenderemo, non sarà da un tendone, non sarà nello stesso periodo… Ci penseremo”.
Lei è nato con il teatro, ha avuto successo col cinema in film come Mediterraneo, è esploso in Tv con Zelig. A cosa si dedicherà da grande?
“La ringrazio per il “da grande”, visto che nel 2007 compio 50 anni… Sinceramente, non me ne preoccupo. Ora devo fare i conti con questa scommessa ambiziosa, il film. Mesi fa, quando ho portato a teatro Grazie, un monologo di Daniel Pennac che con Zelig non ci azzecca nulla, la gente ha gradito. Se accade pure col Gorilla, bingo!!!”.
