Zelig circus 2006
TV Sorrisi e Canzoni
Se in 30 non riusciamo a farvi ridere chiamiamo i rinforzi… dal “passato”
È tempo di ripiantare le tende, anzi il tendone. Dal 27 gennaio, Sesto San Giovanni, un tem-po città simbolo dell'industria italiana alle porte di Milano, torna a essere la fabbrica delle risate con i comici di Zelig Circus. Un palco più grande, una platea che si riduce: dai 1.800 posti della scorsa edizione si torna ai 1.400 di due anni fa, per privilegiare quello che accade sul palco. Per il resto gli stessi ingredienti di sempre: comici di varie provenienze che si susseguono a raffica con sketch tiratissimi di due minuti. Senatori affiancati a emergenti, volti celebri mischiati a monologhisti surreali allevati nel laboratorio di Zelig Off. Unico obiettivo fare ridere. Grandi manovratori, dietro le quinte, Gino & Michele e Giancarlo Bozzo. Al timone sul palco, per undici prime serate su Canale 5, il capocomico Claudio Bisio che, per il terzo anno consecutivo, è affiancato da Vanessa Incontrada.
Comandante Bisio, con che spirito si riparte?
“La voglia è quella di tornare un po’ alle origini. Ci siamo accorti che il tempo scorre anche per noi: sono passati 10 anni da quando registrammo, per la prima volta, due serate al cabaret Zelig. Anche allora, tra l'altro, si festeggiava un decennale, quello del locale milanese. C'erano Ligabue, Elio e le Storie Tese, Aldo Giovanni e Giacomo, Paolo Rossi, Silvio Orlando e tanti altri amici. Qualche mese dopo, quell'happening divenne uno speciale televisivo in due serate. Andò bene e fu l'inizio di tutto: Facciamo cabaret, Zelig, fino a Zelig Circus”.
E quindi, di decennale in decennale...
“Vorremmo richiamare in servizio, anche per una sola sera, molti dei nomi che in questi anni hanno fatto la fortuna del programma: da Anna Maria Barbera al mago Forest, da Enrico Bertolino a Dario Vergassola, dai Fichi d'India a Natalino Balasso. E perché no, se la Rai lo permette, anche la Ventura! Insomma, ci piacerebbe ritrovarci con tanti compagni di viaggio”.
Operazione nostalgia?
“Diciamo la voglia di fare un bilancio. Se 10 anni fa Gi-no e Michele mi avessero detto: “Tra 10 anni faremo ancora Zelig e conteremo 10 milioni di spettatori in prima serata”, non ci avrei mai creduto. E' andato tutto troppo bene. Magari dopo questa edizione sarà il caso di fermarsi, prendersi una pausa, una spe-cie di anno sabbatico”.
Allora è vero che il successo logora?
“Ma no, credo che sia giusto così. Poi, magari, dopo un anno di stop ci si ritrova e si vede se si ha ancora voglia di fare. Magari senza Claudio Bisio, chi lo sa? Io ogni anno, alla fine della stagione, mi dimetto simbolicamente”.
Intanto avete annunciato che questa è l’ultima edizione sotto la tenda.
“Questo è sicuro. Ogni formula ha il suo tempo”.
Non è che vi siete fatti prendere dall'ansia da prestazione?
“No, semmai abbiamo abituato tutti troppo bene. L'anno scorso abbiamo totalizzato quasi 10 milioni di spettatori a puntata, ma per molti giornali è come se la cosa fosse diventata normale. Quest'anno se dovessimo fare sette, otto milioni, che sono tantissimi. Magari ci sarebbe qualcuno pronto a farlo passare per fiasco”.
Vanessa, anche lei si è fatta prendere dalle preoccupazioni?
“No, almmeno tendenzialmente. Però i fogli con i dati d’ascolto te li ritrovi da tutte le parti, quindi finisci inevitabilmente per guardarli. Semmai sono elettrica per la voglia di ricominciare. Non è affatto vero che trattandosi della terza edizione consecutiva che conduco sia tutto più facile. Ogni puntata è diversa, non sai mai cosa può succedere e io, che fino a pochi giorni fa sono stata impegnata sul set, non ho avuto, finora, la possibilità di provare a sufficenza”.
A proposito, prossimamente la vedremo addirittura in due film?
“Sì, “Quale amore” di Maurizio Sciarra e nel nuovo film di Pupi Avati, il cui titolo provvisorio è “La cena per farli incontrare”. Due prove molto impegnative, ma dalle quali mi aspetto tanto”.
Dai copioni rigidi del cinema al “Casino organizzato” di Zelig Circus. II passaggio non la sbalestra?
“Sono due tipi di lavoro molto diversi. Diciamo che il cinema, per me, è parec-chio faticoso da un punto di vista men-tale ed emotivo, Zelig lo è soprattutto dal punto di vista fisico”.
Aggiunge Bisio: “Vede qual è la nostra forza? Facciamo Zelig tutti insieme e ci piace, ma nessuno vive esclusivamente di quello. C'è chi si dedica al teatro, c'è chi ha il suo bel locale, c'è chi interpreta i film... Persino Vanessa...”.
Incontrada: “E perché no! Nel mio piccolo non ho mai fatto solo televisione, quindi finché me li offrono li faccio ben volentieri”.
Anche lei, però, Bisio, nel periodo in cui il tendone era smontato, si è dato da fare: sta per arrivare nelle sale La cura del gorilla.
“L’ho sentito dire anch'io. Ho letto l'omonimo libro di Sandrone Dazieri quattro anni fa, mi ha divertito e intrigato. Ora finalmente diventa un film diretto dall'esordiente Carlo Arturo Sigon. Ci tengo molto, anche perché torno al cinema dopo sei anni, non so se mi spiego”.
Tutti i comici, che siano senatori, giovani o guest, parlano sempre di Bi-sio come di un capocomico fantastico: lo dicono perché temono rappresaglie? Altrimenti, qual’è il segreto?
“Inizialmente dovevo essere il capocomico, ma ormai siamo talmente tanti che è difficile immaginarmi in questo ruolo: guardi le foto di gruppo, ogni anno siamo più piccoli! E vero, però, che questi comici io li ho visti arrivare tutti e per ognuno che sale sul palco almeno cinque restano a casa. Partecipo attivamente alle selezioni, li appoggio. Certe alchimie scoppiano spontanee. Ricordo quando arrivò Cevoli: un pazzo! Capimmo subito che era dei nostri, fu automatico. In questi casi io mi presto completamente”.
Vanessa, lei conferma?
“Che dire... Bisio per me è come un padre. So che lui ci resta male quando lo dichiaro. Ma è così, cosa posso farci? D'altra parte, io ho 27 anni e lui 48: potrebbe essere mio padre, eccome!”.
Quali saranno le novità di Zelig Circus edizione 2006?
Bisio: “La musica, a differenza che nelle passate edizioni, avrà un ruolo molto importante. Abbiamo ingaggiato un trombettista straordinario, il siciliano Roy Paci, che, oltre a eseguire la nuova sigla “Viva la Vida”, starà sul palco tutto il tempo con la sua orchestra di otto elementi. Interagirà molto con noi, perfino lo stacchetto “Demasiado Corazon” verrà suonato dal vivo”.
Ancora quello stacchetto?
“Inizialmente avevamo pensato di cambiarlo. Ci sembrava che la venuta in trasmissione di Willy De Ville, l'autore della musica, avesse chiuso il cerchio. Poi ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “Ragazzi, ma in questi anni la sigla del telegiornale quante volte è cambiata?”. Ecco, per noi quello stacco è come la sigla del tg!”.
Altre novità?
Incontrada: “Io non mi esibirò più nel momento Estefan”.
Motivo?
“Ho finito le canzoni. A meno che la Estefan non le scriva appositamente per me... Comunque mi cimenterò in altre cose, reciterò delle poesie, qualche monologo”.
Lancerete nuovi comici?
Bisio: “Siamo già in tantissimi. Credo che solo io e Vanessa riusciremo a fare le 11 puntate. Semmai cercheremo di dare più chance a qualche giovane che lo scorso anno non era pronto al 100%, come Katia e Valeria”.
Bocciature di cui vi siete pentiti in questi anni?
“No. Senza presunzione credo che i migliori stiano da noi”.
Delusi da qualcuno?
“No. Semmai a volte crediamo che funzioni un personaggio o una battuta e poi, invece, esplode un'altra cosa. Penso a Fullin, per me la grande rivelazione del 2005. Noi credevamo molto in un suo personaggio, il militare gay, invece ha sfondato la professoressa Fullin con il suo corso di tuscolano”.
Vanessa, chi è il comico che ci ha provato?
“Giuro, nessuno”.
Quello con cui ha instaurato un rapporto d'amicizia fuori dal lavoro?
“I Pali e Dispari”.
Chi la fa più ridere?
“Ale & Franz. Oltre ai Pali e Dispari, naturalmente”.
Continua a essere presa di mira da Bisio che le dà dell'ignorante. Le offro una chance di riscatto. Pronta?
“Pronta”.
Un romanzo di Cervantes. Che non sia Don Quijote.
“Porca... stavo per dire proprio quello”.
Un quadro del Goya che non sia la Maya Desnuda.
“La Maya Desnuda”.
L'ultima è facile: l'allenatore del Barcellona?
“Questa la so. E un ex giocatore giusto? Però non mi ricordo chi...”.
Bisio, anche lei, in termini di sfottò non viene mai risparmiato. La sua calvizie è un tormentone.
“Ci ho fatto l'abitudine”.
Ma cabaret a parte, questa cosa non l'ha soffrire? In fondo lei appartiene a una generazione che amava i capelloni.
“Confesso che non è mai stato un problema. Io con i capelli sto malissimo. Invece, fortunatamente, ho un cranio bellissimo, tondo, proporzionato... Se guardo le foto della mia pelata mi innamoro! Con i capelli ero uno qualunque, senza invece sono proprio un bel tipetto”.
Un suo monologo al concerto del Primo Maggio ha provocato due interrogazioni parlamentari. Si rende conto?
“Pazzesco. E dire che lo avevo recitato, identico, a Zelig, senza che nessuno dicesse nulla”.
Confessi: in 10 anni di Mediaset quante volte ha incontrato Berlusconi?
“Mai. Una volta eravamo allo stadio tutti e due, ma pur sedendo in tribuna vip non l'ho visto. Credo che gli avessero costruito una tribuna supervip solo per lui”.

