L'Era Glaciale 4
Il Manifesto

Il bradipo Sid e gli amici confusi tra i ghiacciai

Testata
Il Manifesto
Data
28 settembre 2012
Firma
Mariuccia Clotta
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Dieci anni dopo il primo Ice Age i ghiacciai si sono sciolti e Carlos Saldanha, il regista brasiliano ideatore della saga, non figura più nei titoli di testa del quarto capitolo prodotto da Blue Sky e distribuito dalla Fox. Assenza che si fa sentire nella banda formata da Sid il bradipo, Manny il mammut e Diego la tigre dai denti a sciabola, approdata ora in un'avventura che occhieggia un'altra serie, I pirati dei Caraibi. Il film degli esordi aveva squassato il mondo dei cartoon con la sua poetica originale, le linee digitali cristalline e il suo meltin-pot estremo, incompatibile con la scala evolutiva, capovolta da una umanità ancora in cerca di parola e una animalità già filosofa. Graffiti preistorici e pitture rupestri si consegnavano allo sguardo dei non­ umani, finalmente testimoni del loro tempo. Un marnmut che piange davanti all'incisione di una scena di caccia improvvisamente animata con il suo piccolo trafitto dalle lance, un cartoon nel cartoon, è una doppia vertigine.

Ice Age collezionava humour, azione, suspense e una moltitudine di bizzarri interpreti come lo scoiattolo, Scrat, responsabile delle grandi mutazioni globali derivate dalla passione smodata per una ghianda che, ficcata tra la neve e o le rocce, apre ogni volta immense voragini nella crosta terrestre. Personaggi che rispondono alla domanda ‘perché sono nato?’, secondo la ricetta di Walt. e non scarabocchi a molla, buoni per gag sgangherate alla Katzenberg.

E se ormai quasi tutto è cinema d'animazione- i pixel hanno infiltrato corpi e paesaggi - il ‘character’ del cartoon è una creatura venuta dal nulla, esiste solo se qualcuno gli dà un'anima. Saldanha era riuscito nell'operazione con la sua immaginazione multicolore che ha sede a Rio de Janeiro, scenario di un altro capolavoro, Rio (2011).

L'era glaciale- Continenti alla deriva (Ice Age-Continentale Drift) diretto da Steve Martino e Mike Thurmeier (co-regista di Ice Age 2, 2009) viaggia sulla scia dei film diretti dal regista brasiliano ma, senza il fascino straniato dei Sid, Manny e Diego di un tempo. Si avvita in un ritmo forsennato, scene madri e iperbole narrativa. Spunta il villain Capitan Sbudella, gigantopithecus a capo di una ciurma di filibustieri che sbarra la strada ai nostri eroi, divisi dall'ennesima catastrofe causata dall'irriducibile Scrat. Nella versione originale, il chiassoso scimmione si chiama Capitan Gutt, un tipaccio ispirato all'ominide più grande del pianeta apparso un milione di anni fa, e preso in prestito dal bestiario di Jack Sparrow con le sue smorfie. Fuori registro rispetto alla delicata banda degli amici dell'era glaciale, compunti e cornici. saggi e intrepidi. Per colorare l'inseguimento su una nave corsara scavata nel ghiaccio, tutto capitomboli e scene madri, spunta una tigrotta-velina, Shira. La seduttrice che ammalia il rude Diego, antitetica alla pura teenager Pesca, figlia di Manny, e innamorata del marnmut-friend Ethan...

E se resiste lo spirito della matrice originale nelle figure dello strano trio a spasso nei millenni, il film perde il gioco dell'assurdo e si normalizza nel mainstream di un cinema umano, troppo umano.