L'Era Glaciale 4
l'Unità

L'adolescenza nell'Era glaciale

Testata
l'Unità
Data
28 settembre 2012
Firma
Alberto Crespi
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Pesca diventa grande nel quarto capitolo della saga.

Si tratta ovviamente  di un'astuta mossa  promozionale  della Fox, detentrice di entrambe  le saghe; ma anche di un accostamento tutt'altro che banale. Il corto  dei Simpsons si intitola  The Longest Daycare e sposta lo sguardo su un personaggio apparentemente “minore” della famiglia più gialla e spassosa d'America: la piccola Maggie, quella sempre con il ciuccio in bocca. È il suo primo giorno d'asilo: Marge la deposita, e per Maggie comincia  l'incubo. Viene subito  messa  nella  partedell'asilo dedicata ai ..nothing special... i bambini “normali" (nell'altra stanza ci sono invece i bambini prodigio, cosa doppiamente ironica se si pensa che Maggie, le poche volte in cui emette dei suoni, è doppiata da Jodie Foster). In più, nella sua classe c'è un bambino orrido e violento che uccide qualunque animale gli capiti a tiro. Maggie riesce però a proteggere  un bruco, destinato nel finale a diventare una farfalla. Il breve film, molto grazioso ha momenti oggettivamente cupi, quasi horror; ed è una doppia parabola sul difficile mestiere di crescere (Maggie che va all'asilo, il bruco che mette le ali}, nonché un toccante messaggio animalista: guai a chi maltratta gli animali.  Ebbene, anche L'era glaciale 4 è una grande parabola sulla saggezza e la bontà degli animali: lo è tutta la saga, di fatto, a cominciare dal primo film del 2002 in cui il mammuth, la tigre e il bradipo parlavano, e gli umani no. Più nel dettaglio, il capitolo 4 è anche un film sulla linea d'ombra: la figlia dei mammuth Manny ed Ellie, nata alla fine del capitolo 3 e battezzata  Pesca, è ora un'inquieta adolescente, innamorata  del giovane mammuth più fico del branco. Come la madre Ellie (che abbiamo  conosciuto  nel capitolo  2, convinta  di essere... un opossum!). Pesca ha amicizie ‘strane’ non solo i due “zii” opossum Crash e Eddie, ma anche una piccola talpa. Per questo motivo gli altri mammuth adolescenti, tutti con i “capelli” tinti e piercing di vario tipo, la emarginano. Papà Manny, a sua volta, la sgrida e la iperprotegge: quando  la deriva dei continenti  (Pangea  si sta dividendo...) separa Manny, la tigre Diego e il bradipo Sid dal resto del branco, la ferrea volontà di Manny di ritrovare moglie e figlioletta diventerà il tirante narrativo del film. “Continenti alla deriva” (in inglese «Continental Drift») è il sottotitolo del film. A provocare questo evento, che nella storia del pianeta ha come noto occupato svariate ere geologiche è ovvia­mente quello sciagurato di Scrat, lo scoiattolo ossessionato dalla ghianda. Nei primi cinque minuti di film  (assolutamente  travolgenti) Scrat,  inseguendo la preziosa bacca, precipita come al solito in un baratro e finisce al centro della Terra, sul nocciolo duro del pianeta. Correndo su di esso, provoca (in superficie) la separazione dei continenti. Si forma anche l'Italia, che dà un calcio a un'isola e in colonna sonora si sente una folla che grida “gooool”: Scrat inventa anche il gioco del pallone. Naturalmente la «Striscia» di Scrat prosegue lungo tutto il film, e finisce con un'altra trovata strepitosa  legata al mito di Atlantide. Tutto questo è, come sempre, geniale. Funzionano invece molto meno, rispetto ai primi 3 capitoli, le avventure di Manny, Sid e Diego. Il difetto è nel manico: non ci sono nuove idee di sceneggiatura (a parte i turbamenti adolescenziali di Pesca, di cui dicevamo) e la trovata dei pirati, capitanati da un crudele scimmione, è veramente scarsina. Filippo Timi sostituisce Leo Gullotta nel dar voce a Manny, e si rimpiange l'originale. Film meno sorprendente dei primi tre, sempre visivamente meraviglioso: ma si sente la mancanza di Carlos Saldanha e Chris Wedge (artefici, fino al numero 3, della saga) al pensatoio.

Si tratta ovviamente di un'astuta mossa promozionale della Fox, detentrice di entrambe le saghe; ma anche di un accostamento tutt'altro che banale. Il corto dei Simpsons si intitola The Longest Daycare e sposta lo sguardo su un personaggio apparentemente “minore” della famiglia più gialla e spassosa d'America: la piccola Maggie, quella sempre con il ciuccio in bocca. È il suo primo giorno d'asilo: Marge la deposita, e per Maggie comincia l'incubo. Viene subito messa nella partedell'asilo dedicata ai ..nothing special... i bambini “normali" (nell'altra stanza ci sono invece i bambini prodigio, cosa doppiamente ironica se si pensa che Maggie, le poche volte in cui emette dei suoni, è doppiata da Jodie Foster). In più, nella sua classe c'è un bambino orrido e violento che uccide qualunque animale gli capiti a tiro. Maggie riesce però a proteggere un bruco, destinato nel finale a diventare una farfalla. Il breve film, molto grazioso ha momenti oggettivamente cupi, quasi horror; ed è una doppia parabola sul difficile mestiere di crescere (Maggie che va all'asilo, il bruco che mette le ali}, nonché un toccante messaggio animalista: guai a chi maltratta gli animali.

 

Ebbene, anche L'era glaciale 4 è una grande parabola sulla saggezza e la bontà degli animali: lo è tutta la saga, di fatto, a cominciare dal primo film del 2002 in cui il mammuth, la tigre e il bradipo parlavano, e gli umani no. Più nel dettaglio, il capitolo 4 è anche un film sulla linea d'ombra: la figlia dei mammuth Manny ed Ellie, nata alla fine del capitolo 3 e battezzata  Pesca, è ora un'inquieta adolescente, innamorata del giovane mammuth più fico del branco. Come la madre Ellie (che abbiamo conosciuto nel capitolo 2, convinta di essere... un opossum!). Pesca ha amicizie ‘strane’ non solo i due “zii” opossum Crash e Eddie, ma anche una piccola talpa. Per questo motivo gli altri mammuth adolescenti, tutti con i “capelli” tinti e piercing di vario tipo, la emarginano. Papà Manny, a sua volta, la sgrida e la iperprotegge: quando la deriva dei continenti (Pangea si sta dividendo...) separa Manny, la tigre Diego e il bradipo Sid dal resto del branco, la ferrea volontà di Manny di ritrovare moglie e figlioletta diventerà il tirante narrativo del film.

“Continenti alla deriva” (in inglese «Continental Drift») è il sottotitolo del film. A provocare questo evento, che nella storia del pianeta ha come noto occupato svariate ere geologiche è ovvia­mente quello sciagurato di Scrat, lo scoiattolo ossessionato dalla ghianda. Nei primi cinque minuti di film (assolutamente travolgenti) Scrat, inseguendo la preziosa bacca, precipita come al solito in un baratro e finisce al centro della Terra, sul nocciolo duro del pianeta. Correndo su di esso, provoca (in superficie) la separazione dei continenti. Si forma anche l'Italia, che dà un calcio a un'isola e in colonna sonora si sente una folla che grida “gooool”: Scrat inventa anche il gioco del pallone. Naturalmente la «Striscia» di Scrat prosegue lungo tutto il film, e finisce con un'altra trovata strepitosa legata al mito di Atlantide. Tutto questo è, come sempre, geniale. Funzionano invece molto meno, rispetto ai primi 3 capitoli, le avventure di Manny, Sid e Diego. Il difetto è nel manico: non ci sono nuove idee di sceneggiatura (a parte i turbamenti adolescenziali di Pesca, di cui dicevamo) e la trovata dei pirati, capitanati da un crudele scimmione, è veramente scarsina. Filippo Timi sostituisce Leo Gullotta nel dar voce a Manny, e si rimpiange l'originale. Film meno sorprendente dei primi tre, sempre visivamente meraviglioso: ma si sente la mancanza di Carlos Saldanha e Chris Wedge (artefici, fino al numero 3, della saga) al pensatoio.