Grazie
Il Giorno

Bisio, magnifico imbranato per un Pennac da antologia

Cento minuti di monologo al Grassi. Repliche fino al 30

Testata
Il Giorno
Data
15 ottobre 2005
Firma
Ugo Ronfani
Immagini
Immagine dell'articolo su Il Giorno

Si è visto raramente un teatro vasto come lo Strehler rappresentare un monologo con tanto sfarzo e debordante bravura. Chi va al teatro di largo Greppi fino al 30 potrà vedere Claudio Bisio, la cui popolarità televisiva attira come una calamita, recitare da ilare mattatore «Grazie», la prima pièce di Daniel Pennac, l’autore della spiritosa saga di Benjamin Malaussène, uomo senza qualità della banlieue parigina e capro espia-torio dei guai del secolo. Con la regia scattante e astuta di Giorgio Gallione dell’Archivolto di Genova, che con Bisio aveva già spartito altri successi attinti all’opera di Pennac, nella rosseggiante cornice scenica di Guido Fiorato, degna di un melodramma verdiano, in cento minuti di esilarante intrattenimento l’attore, con il parruccone da vecchio artista alla Bernhard e licenze cabarettistiche, come un’imitazione cantata di Maurice Chevalier, s’abbandona a un delirio parafisico per ringraziare giuria e pubblico per un premio «planetario» alla carriera. E filosofeggia sull’arte di dire «grazie» in mille modi, per centomila ragioni, dai meriti immaginari alle ruffianerie del vivere sociale. Adolf (Hitler), per esempio: se gli avessero detto che i suoi scarabocchi giovanili erano grande pittura, ci avrebbe risparmiato 42 milioni di morti. La dissacrazione è allegra, l’arguzia sparata parola per parola: Bisio fa un Malaussène imbranato d’antologia. E Gallione (il quale deve essersi reso conto dell’eccentricità di un monologo in un vasto spazio) ha cucito insieme siparietti di vecchie canzoni con risultati provvidenziali.