Grazie
La Repubblica - Genova

I mille "Grazie" di Bisio danno la carica a Pennac

Felice debutto all'Archivolto di un'opera incisiva

Testata
La Repubblica - Genova
Data
6 ottobre 2005
Firma
Margherita Rubino

Questa volta il testo è stato scritto dal narratore, Daniel Pennac, appositamente per la scena. L'attacco è teatrale che più teatrale non si può. Anche il resto, però, è spettacolo puro, felice esito delle fatiche congiunte e simbiotiche di Giorgio Gallione e Claudio Bisio, che tra inserti, rimandi, folklore politico fanno giustizia della (poca, eventuale) letterarietà di “Grazie”, al Teatro Modena fino a venerdì 7. Un tale, premiato non si capisce dove né per quale opera né dove, un tale insomma, dice “grazie” a tutti per il premio, evocando per ottantacinque minuti di aggraziato e misurato spettacolo banalità, occasioni, delusioni, trastulli, ricordi. Ne esce un singolare show da “riformatore del mondo” in versione leggera di bella misura, insieme divagante eppur compatto, mai monotono. E non era facile. "Grazie" è termine inappagante secondo Daniel Pennac, che trae dalla parola in sé, e dalla ipotetica cerimonia post-premio, girandole di teatro elegantemente comico, fissate nelle foto di scena di Bepi Caroli. All’inizio balena il Circo, si loda il Premio in sé: avessero premiato Hitler per la sua arte pittorica, quanti milioni di morti in meno… ma è ammessa la domanda contraria… a cosa sarebbe arrivato il signor X se non avesse ricevuto premi? Le variazioni al monologo sono più fitte nella prima parte, dove il Sogno, oppure il Pensiero riproposto nell’ottica del bambino (“da nove a dieci anni in un attimo, da una a due cifre in un giorno... a tre non si arriva però…”) oppure il Teatrino nel Teatrino (un presidente di giuria ignorante, un attentato, gli tirano un vocabolario... si è fatto male? No, non sapeva nemmeno cosa fosse...”) trapungono lo show. Il premier non manca, ma viene suggerito, ricordato per preterizione, (“chi è quello a cui nessuno direbbe mai grazie?”); mentre quella bella misura, cui prima si accennava, moltissimo deve alle scelte e arrangiamenti musicali di Paolo Silvestri, alla facilità scenografica di Guido Fiorato, alle luci di Jean-Claude Asquiè. E poi alla attenta orchestrazione di Giorgio Gallione, che calibra salite e discese, scoppi e stasi, malinconie e furberie; fino a moltiplicare i “grazie”, musicalmente e illusionisticamente, un po’ come i sosia del romanzo “Ecco la storia”. L’impressione finale è che la parola di Pennac riceva dal gesto di Bisio, e dall’apporto creativo di tutti, una carica e una spinta risolutiva. Che la vitalità di Bisio, motivata, spinta e mai in eccesso, regga lo spettacolo. Che i laboratori e le letture dello scorso anno siano stati ottimo fondamento per un “Grazie” che non pare anteprima, ma replica di un ben collaudato, felice spettacolo.