L'attore se la cava sempre
di Gabrielle Lucantonio

L'attore se la cava sempre

I CENTO ATTORI - CLAUDIO BISIO


Claudio Bisio è reduce di uno dei più grossi successi italiani di questa stagione cinematografica. E’ il protagonista di Benvenuti al Sud di Luca Miniero, il remake italiano del film francese campione di incassi Giù al nord di Dany Boon. Interpreta un impiegato postale che, fingendosi invalido, viene trasferito nell'unico posto dove non vorrebbe andare: il Sud dell'Italia. Bisio si è diplomato alla Civica scuola d' arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano. Ha poi integrato il Teatro dell'Elfo, nel gruppo Comedians. Là incontra Gabriele SaIvatores, che gli permetterà di esordire aI cinema con Sogno di una notte d'estate nel 1983. Seguono Turnè, Mediterraneo, Puerto Escondido, Sud e Nirvana sempre dello stesso regista, Scemo di guerra di Dino Risi, Albergo Roma di Ugo Chiti, I Picari di Mario Monicelli, Topo Galileo di Francesco Laudadio, La tregua di Francesco Rosi, Asini di Antonello Grimaldi, La cura del gorilla di Carlo Sigon, Manuale d'amore 2 di Giovanni Veronesi , Si può fare di Giulio Manfredonia, Ex, Maschi contro femmine e Femmine contro maschi di Fausto Brizzi. Col nuovo secolo, Bisio si èscoperto conduttore tv di successo sul palcoscenico di Zelig.
Cosa accadrà con i tagli alla cultura?
La vedo dura. Di norma, la cultura non è una spesa considerata dalle diverse istituzioni, è ritenuta inutile. Eppure si tratta di un investimento essenziale. Per essere giusti, dovrebbe essere collocata subito dopo la Sanità, la Scuola e la Giustizia. Dopo la delusione dell' eliminazione dell'Italia ai Mondiali, si è parlato molto dei vivai di calcio nel nostro paese. Ci siamo resi conto di quanto sia importante la formazione di un giovane calciatore e si è parlato di investire di più in questo. E’ uguale per la cultura. In un paese civile, la cultura in senso lato, ovvero la Scuola, la Ricerca, il Teatro, la Musica, il Cinema, la Letteratura, l' Arte in genere, sono necessari alla crescita civile. Noi, in Europa, siamo il fanalino di coda per l' investimento nella cultura in percentuale aI Pil. Non occuparsene è come togliersi un braccio, essere poco lungimirante per il futuro del paese. Se non ci sono le basi, si diventa aridi. Ora sono in vacanze in Toscana e vado spesso a vedere dei concerti. Ne fanno molti. Sono quasi sempre a pagamento, però questo piccolo contributo che ci viene chiesto a ogni spettacolo è basso rispetto al costo reale. Gli incassi non basterebbero mai a pagare in modo giusto le persone che ci hanno lavorato, ad ammortizzare i costi, se non ci fosse un investimento dello stato. Senza contributi, sarebbero molto più costosi e non alla portata di tutti. Quello che state facendo, al manifesto è giusto e bello, però parlare di queste cose con degli attori è probabilmente limitativo. Se noi diciamo come stanno le cose, sembra quasi una richiesta corporativa, come se avessimo tutti paura di non guadagnarci più la pagnotta. Sarebbe forse più giusto chiedere ad altri cittadini, non coinvolti nell'ambiente della spettacolo, cosa ne pensano.
E con i tagli al cinema?
Il cinema non è un arte come la letteratura, che e, se vogliamo, più economica. Basta un computer per scrivere un libro. Poi ovviamente bisogna fare un lavoro di editing, stamparlo, ma realizzare un film costa molto di più. E senza aiuti dello stato, è molto difficile riuscire a montarne uno. Nessuno voleva produrre Si può fare di Giulio Manfredonia, dove si parla della legge Basaglia. Poi con fatica si è riuscito a montarlo. Il problema è chiedersi cosa faranno gli spettatori? La gente andrà al cinema nonostante i dvd e i blu-ray? Di solito, non vedo lo schermo casalingo come una minaccia. Ma se il cinema italiano fa meno proposte, cosa sceglierà di andare a vedere lo spettatore? Si può supporre che i produttori cercheranno di realizzare soprattutto film più commerciali, che possono fare cassetta. In Italia si sono sempre realizzate tante commedie, sarà ancora così. Ci si prospetta un periodo buio, senza ricerca. In queste condizioni, non sarà più possibile realizzare pellicole più audaci come Il divo di Sorrentino o Gomorra di Garrone.
Come sarà la vita dell'attore?
L'attore se la cava sempre. Bisognerà ricominciare dal basso, si faranno film in video 8. Il cinema è il teatro tuttavia sono due cose molto diverse. Il teatro esiste da millenni, il cinema da poco più di cent'anni. Torneremo ad essere come i commedianti dell'arte, quando eravamo cacciati fuori dalle mura delle città. La nostra categoria ha trovato sempre il modo di sopravvivere. Si inventerà qualcosa. Nella mia carriera, ci sono stati degli alti e dei bassi. Gli anni '90 sono stati discontinui. C'è stato Mediterraneo, Puerto Escondido, Sud e poi dei momenti bui. Non c'erano i ruoli giusti. In quegli anni, se ci fosse stato solo il cinema sarei morto.



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