Raccontare il 1° Maggio

Autori
Gino & Michele

Raccontare il Primo Maggio dal palco del Concertone di piazza San Giovanni sarebbe la cosa più facile – basterebbe spiegare pari pari cosa è successo nelle otto/nove ore di spettacolo live – e invece ci risulta la cosa più difficile, tra quelle importanti della nostra “storia artistica” (va be’, si dice così...).

Per il secondo anno consecutivo abbiamo avuto l’onore di parteciparvi come co-autori (assieme allo “specialista vero, il musicofilo Sergio Rubino) e a Claudio Bisio, che coadiuvato dagli “zelighiani” Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli, ha condotto anche quest’anno la kermesse musicale più importante d’Europa.

Ci limitiamo a dire che in più di trent’anni di lavoro nel campo dello spettacolo questa manifestazione è ancora tra le cose che riescono davvero a emozionarci. D’altra parte non sarebbe possibile il contrario.

Ieri dalla piazza e dalle sconfinate zone limitrofe, si dice siano transitate circa un milione di persone, quasi tutti giovani. E dirlo, se pur fa effetto, non è la stessa cosa che viverlo.

Potremmo parlare di striscioni, bandiere, cori... Potete immaginarveli da soli.

In realtà vorremmo potervi descrivere gli occhi dei ragazzi delle prime file, arrivati da ogni parte d’Italia, molti dal sud. Non erano occhi rassegnati. E neppure occhi di ragazzi venuti “solo” ad ascoltare della buona musica.

L’aria che si respirava ieri a Roma era aria di chi crede ancora in qualcosa, e di questi tempi non è davvero poco. E poi c’erano gli amici sul palco, oltre a quelli sotto il palco. Molti musicisti con i quali abbiamo percorso qualche attimo o lunghi anni della nostra crescita. I Nomadi, i Negrita, i Modena City Ramblers, Irene Grandi, gli Avion Travel.

E i “nuovi”, che conosciamo meno: i grandi del nuovo rock italiano - inutile citarli tutti, li sapete molto meglio voi – fino all’incredibile performance vocale di Petra Magoni. E il musicista che accompagna le nostre giornate da “secoli”, che amavamo e amiamo oggi come ieri, perché sa attraversare le generazioni: Francesco De Gregori.

Quando Francesco ha regalato alle molte centinaia di migliaia di presenti (e ai telespettatori di Rai Tre) le parole e la musica di La storia siamo noi è stato davvero difficile resistere all’emozione che pur eravamo preparati a vivere.

Ma il motivo in più, quest’anno, è stata la festa dedicata a un amico quasi settantenne, che consideriamo uno dei nostri Maestri, il primo dei Maestri: Enzo Jannacci. Ieri a San Giovanni abbiamo ritrovato il vecchio compagno di un tempo in straordinaria forma. E lui ha concesso a noi la gratificazione di cantarci in una giornata così importante una canzone che scrivemmo nei lontani anni Ottanta: Ci vuole orecchio. Un testo apparentemente frivolo che tra le righe nasconde in metafora un concetto in cui crediamo oggi come allora: “senza base non si può suonare”. Puoi essere anche il più bravo solista del mondo, ma se l’orchestra non ti segue, se non hai “il pacco immerso dentro al secchio” che te ne fai della tua musica?...

Di Enzo, il “dottor Jannacci”, alcuni musicisti hanno riletto pezzi storici. Vincenzina e la fabbrica (Il Parto delle Nuvole Pesanti), Una fetta di limone (i Negrita con Bisio e Roy Paci), L’armando (Bisio e i Pelatters), Messico e Nuvole (i Negramaro), una strepitosa versione funky di Bobo Merenda (Irene Grandi), fino alla delicatissima Sfiorisci bel fiore che De Gregori ha cantato a sorpresa con lo stesso Jannacci. Cose irripetibili... Era ormai notte quando, in una pausa della diretta televisiva, Nico Colonna con Giorgia Surina (amici coinvolti in questa avventura unica) hanno dato alla piazza le indicazioni per i treni che in nottata sarebbero tornati al Sud.

Su tutti noi, sui musicisti, sul pubblico incominciava a calare il peso di una giornata intensa vissuta insieme ai Sindacati organizzatori, ai tecnici, ai dirigenti e ai giornalisti di Rai Tre (Sciarelli e Floris in testa, oltre al direttore Ruffini), agli organizzatori della “Primo Maggio srl”, la società che si occupa in pratica della manifestazione, al sindaco Veltroni.

Ma si trattava soltanto di stanchezza fisica, l’emozione era ancora forte.

Di nascosto, prima di andare a dormire a notte fonda, ci siamo ritagliati ancora il tempo – pizza e birretta in un pub anonimo raccattato aperto lungo la strada per l’albergo – per fissare nella memoria con gli amici più intimi un’emozione di quelle che ti restano per sempre.

Gino & Michele